ALFONSINE (RA) – Un rivoluzionario sistema di finanziamento

In questo periodo di crisi, caratterizzato da esplosioni di bolle speculative, di restrizione del credito e di chiusura di un numero spropositato di imprese con conseguente accrescimento del numero di disoccupati, la capacità di investimento sia di privati che delle pubbliche amministrazioni si è ridotta notevolmente. Questo è aggravato dai continui drenaggi di materia monetaria che le banche centrali causano, spacciando aumento dei prezzi per inflazione(che in realtà significa eccesso di moneta in circolo), per entrare in possesso dei mezzi di produzione, cioè dei beni delle imprese in fallimento.
Il problema alla base di ciò, come è stato più volte ribadito, è il fatto che lo Stato non è proprietario della propria moneta: essa gli viene addebitata dalla Banca Centrale Europea, la quale pretende un interesse annuo (Tasso Ufficiale di Sconto).
Questo sta a significare che tutta la materia monetaria in circolazione è data sotto forma di debito, sulla quale pagheremo un interesse in tasse. Anche sul denaro per gli investimenti dunque grava debito. Questo può essere prevenuto se lo Stato batte moneta per finanziare i propri investimenti, come il professor Giacinto Auriti ci ha sempre insegnato: questo modus operandi è stato utilizzato in diversi Stati europei durante la crisi del ’29, tra i quali figura l’Italia: tutti forse ricordano le opere architettoniche del Piacentini, per le quali non è stato contratto alcun debito, né aumentata la pressione fiscale. Un’amministrazione locale, come quella Alfonsinese, dunque non dovrebbe ricorrere al debito in questo periodo di crisi, per ottenere il denaro utile a compiere i necessari investimenti, come la ristrutturazione e il rilancio del Mercato Coperto.
Non è possibile investire indebitandosi ulteriormente, come più o meno sta facendo Obama in America, né alzando ulteriormente le tasse. Per questo va scartata a prescindere l’ipotesi di richiedere un prestito alle banche, soprattutto da parte delle amministrazioni locali, né ricorrere all’emissione di cambiali comunali o BOC (Buoni Ordinari Comunali) come ha fatto il Comune di Cesenatico per quanto riguardava la Colonia Veronese, oppure il Comune di Lugo. Esiste tuttavia un altro sistema, già usato in passato in alcune zone d’Italia, per investire senza indebitarsi, né alzare la pressione fiscale(già abnorme): dal momento che attualmente lo Stato non batte moneta in proprio, ma lascia questo potere alle Banche Centrali, che, così facendo, ci indebitano per tutta la massa monetaria in circolazione (su tutto il denaro in circolazione infatti grava un interesse pagato sotto forma di tasse), si potrebbe usare a livello locale il “biglietto consorziale” o “buono consortile” per il “Project Financing”.
Le amministrazioni locali possono realizzare opere pubbliche costituendo consorzi, che a loro volta hanno la capacità di emettere una forma di moneta locale (biglietto consorziale), il cui controvalore è rappresentato, dalle opere realizzate dal consorzio. Infatti, non è tanto la quantità di moneta in sé che va limitata, ma il “rapporto tra circolazione monetaria e beni esistenti e producendi” (prof. Savino Frigiola). Per questo è possibile aumentare la quantità di moneta in circolazione a fronte di nuovi beni in produzione.
Il biglietto consorziale diventa dunque, un mezzo per finanziare il costo delle opere, un metro di misura della “quantità di lavoro” prestata: un modo di monetizzare almeno il circuito produttivo locale, in questo caso Alfonsinese, colpito dall’attualissima crisi della “Romagnola S.p.a.”.
Dunque, come candidato al Consiglio Comunale della Lista Pattuelli, nonché come responsabile del settore economia della suddetta, propongo l’utilizzo del Buono Consorziale alfonsinese, per il finanziamento delle opere pubbliche e di un nuovo circuito produttivo locale, che non generi debito né nuove tasse.

(Davide Balestri – Responsabile ravennate di “Gioventù Nazionale” – Responsabile settore economia della “Lista Pattuelli – Mercato Coperto”)