BOLOGNA – LA MISERABILE IPOCRISIA DEL GIUSTIZIALISMO PARTIGIANO

Lo status di uomo definitivamente libero, dopo 24 anni effettivi di carcere e 5 di libertà vigilata, ha scatenato il putiferio mediatico intorno a Valerio Fioravanti, l’ex leader dei Nar, condannato, all’inizio degli anni ottanta per diversi omicidi, ma soprattutto ritenuto responsabile, insieme a Francesca Mambro e successivamente a Luigi Ciavardini, di essere esecutore materiale, della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. A parte il fatto che gli imputati in questione, pur ammettendo tutti i fatti criminosi loro attribuiti, hanno sempre però negato la partecipazione a quel terribile attentato, costato la vita ad 85 persone (senza contare centinaia di feriti), è tuttora evidente come quel tragico episodio sia ben lontano da una chiara ricostruzione delle reali responsabilità, che hanno coinvolto, soprattutto come mandanti, schegge più o meno impazzite degli apparati statali e dei servizi segreti, con l’evidente scopo di creare una situazione di caos ed estrema tensione. Lungi da noi tentare, in questa sede, di chiarire le dinamiche profonde di quello che, probabilmente, resterà sempre un lugubre mistero, uno dei tanti, che hanno sconvolto il nostro Paese in quel periodo storico. Una riflessione però ci sia consentita. Dopo le vergognose scarcerazioni di innumerevoli (più o meno pentiti) esponenti di spicco delle brigate rosse, rei di reati altrettanto gravi, capaci, senza timore né rimorso alcuno, di continuare la loro opera di proselitismo e di esaltazione ideologica, con la pubblicazione di libri, con conferenze e dibattiti pubblici, tollerati, se non peggio incoraggiati, da giunte locali e autorevoli leaders della sinistra istituzionale, gridare allo scandalo per la liberazione di Valerio che, tra l’altro, ha scontato le conseguenze delle sue scelte senza mai perdere la sua dignità morale, mendicando lagnosamente grazie o riduzioni di pena, ci sembra dannatamente ipocrita ed assolutamente fuori luogo. Ci si ricorda del dolore delle famiglie, delle sofferenze, delle vittime, solo quando gli autori (o presunti tali) sono riconducibili nell’area di destra, in poche parole quando le colpe (ovviamente quasi sempre!) sono dei “fascisti”. Ma centinaia di vittime del terrorismo di sinistra, valutate di serie B da uno stato che ha sempre usato due pesi e due misure per stabilire le responsabilità, non hanno avuto e forse mai avranno la possibilità di ottenere quella giustizia che reclamano a gran voce da decenni nell’indifferenza di chi, per colpevole negligenza o per precisa volontà politica, ha calpestato diritti e speranze.

(Antonio Ferro – MS-Fiamma Tricolore)