BRUXELLES – PIANI E FALLIMENTI UE

Con il via libera della Commissione Europea, e del Consiglio dei Ministri delle Finanze dei paesi UE (Ecofin), lo scorso 9 maggio, alla costituzione di un fondo d’emergenza di 700 Mld di Euro per soccorrere gli stati membri in difficoltà finanziarie, l’UE si trova costretta a modificare il Patto di stabilità fra i medesimi stati, rinnegando nella sostanza i principi ispiratori del libero mercato globale, alla base dei Trattati di Maastricht e di Lisbona. Da tale vertice, inoltre, l’Europa ne esce divisa, con la contrarietà del Regno Unito, soprattutto, a tale piano di lungo respiro per affrontare una crisi definita “sistemica”, quindi che vada ben oltre il semplice palliativo della necessità contingente riguardante la Grecia. E il cambio della guardia a Downing Street, con l’avvento del conservatore David Cameron alla guida di un governo infarcito di euroscettici, non fa che accentuare tale propensione britannica. Non è che ci sia da strapparsi le vesti se alcuni stati membri non obbediscono ai dettami della BCE (vedi anche, ad esempio, Polonia e Repubblica Ceca), ma questo dimostra come una tale unione fondata sull’economia e sull’alta finanza sia estremamente fragile e cominci a mostrare tutte le sue crepe e contraddizioni, come anche lo stesso cancelliere tedesco, Angela Merkel, implicitamente ha ammessso dichiarando “Se fallisce non è solo una valuta a fallire è tutta l’Europa che fallisce e la stessa idea di Unione Europea”… Del resto già la crisi dei mercati finanziari mondiali, a partire da alcuni anni in qua, di cui i tanti “titoli spazzatura” e i fallimenti fragorosi e improvvisi di società rinomate e apparentemente solide non sono altro che l’aspetto più macroscopico ed eclatante, aveva dimostrato tutti i limiti di un illusorio sistema liberal-capitalista, le cui bolle speculative rischiano di esplodere da un momento all’altro, risucchiando nella miseria e nella disperazione milioni di persone in pochi giorni. Quindi un’altra utopia economica è destinata a fallire, almeno come portatrice di benessere, fatti salvi gli interessi di (pochi) altri, poco più di vent’anni dopo l’implosione repentina del comunismo. Insomma, i conti non tornano: dietro a quei pezzi di carta emessi dalle Banche Centrali o rilasciati dagli Istituti di Credito spesso c’è solo il vuoto e nessun bene di consistenza e valore fisicamente constatabile. Va anche detto che le maggiori agenzie internazionali di “rating”, demandate a emettere giudizi, votazioni e stilare classifiche su titoli, società varie e addirittura su intere nazioni, obbediscono alle logiche perverse di certi poteri forti, abdicando dai quei doveri di obiettività e imparzialità cui dovrebbero ottemperare. Può accadere, quindi, che una società in salute o uno stato “non allineato” di punto in bianco vedano le proprie capitalizzazioni crollare e i propri finanziatori, sotto forma di azioni e obbligazioni, voltargli improvvisamente le spalle! Pagano, cioè, lo scotto dello “sgarbo” al cartello oligopolista: lontano nel tempo ma illustre precedente ne fu quello dell’ENI e della Persia alle “sette sorelle” del petrolio. Altro che libero mercato: la concorrenza viene annichilita e azzerata dalle grandi multinazionali e dalle loro connivenze. In un mondo in cui la politica si rivela sempre più schiava dell’economia e della finanza, prima poi sarà necessario un repentino cambiamento di rotta verso una Terza Via fondata sulla giustizia sociale, sulla sovranità popolare monetaria, sulla vera meritocrazia e sul rispetto di usi, costumi, tradizioni e identità culturali. Le numerose ed evidenti tensioni sociali, esistenti dal sud-est asiatico al medio oriente, dal continente nero fino all’Europa e all’America Latina, sono segnali che vanno afferrati e interpretati prima che sia troppo tardi. 13 maggio 2010 www.robertobevilacqua.it