CESENA – Nomine incompatibili

Le vicende che riguardano la gestione delle Aziende USL romagnole hanno bisogno di una maggior trasparenza e vigilanza. Non è possibile che tanta buona sanità sia oscurata da comportamenti poco rispettosi della vigente disciplina, da una gestione lasciata nelle mani di chi professa fedeltà al potere politico ed alle relative direttive trascurando il perseguimento del pubblico interesse e della legalità.
Oggi l’ennesima conferma di quanto accade all’interno delle Aziende USL i dirigenti oltre a svolgere le proprie funzioni ricoprono indebitamente cariche manageriali all’esterno per conto terzi.I dirigenti in questione sono il dott. Savino Iacoviello attuale Direttore Amministrativo dell’Azienda USL di Ravenna e il dott. Giorgio Martelli attuale Direttore Sanitario dell’Azienda USL di Cesena. Ambedue sono componenti del Consiglio di amministrazione dell’Istituto per la Ricerca e lo Studio dei Tumori Srl (IRST) di Meldola, una società mista pubblico-privato operativa dal 2000.
Inoltre il dott. S. Iacoviello è il top manager dell’Istituto in quanto svolge l’incarico di Consigliere delegato. I due dirigenti si trovano in conflitto di interessi perché la loro continuata attività lavorativa all’interno della società partecipata è chiaramente incompatibile con il rapporto di collaborazione in atto con le Aziende di appartenenza.
Va ricordato che ai sensi dell’art. 1 del DPCM n. 502/95 e dell’art. 3-bis del D.lgs n. 502/92 con la sottoscrizione del contratto di lavoro il Direttore Amministrativo, e il Direttore Sanitario, come il Direttore Generale, si “impegnano a prestare la propria attività a tempo pieno e con impegno esclusivo a favore dell’Ente cui sono preposti”.
La ratio dell’esclusività del rapporto di lavoro dei componenti la Direzione aziendale è quella di evitare che i soggetti incaricati di svolgere gravosi e delicati compiti nell’ambito degli enti sanitari operativi, possano distogliere le proprie energie lavorative dedicandosi contemporaneamente ad altre attività di lavoro autonomo di analogo o diverso contenuto professionale. In conseguenza della violazione dell’obbligo del tempo pieno e dell’esclusività comporta di per sé che in favore dell’Ente venga resa una minore prestazione del dovuto con conseguente danno patrimoniale all’Erario per avere, comunque, percepito l’intera retribuzione commisurata, invece, su altre condizioni. Inoltre ai predetti dirigenti per gli incarichi rispettivamente di componente del Consiglio di amministrazione e di Consigliere delegato non spetta alcuna remunerazione.
Ragionando diversamente, cioé considerando per ipotesi l’insussistenza di una situazione di incompatibilità tra le due cariche e di conflitto di interessi, comunque, non spetterebbe il compenso in godimento. Osta il fatto che lo svolgimento delle attività inerenti le loro funzioni istituzionali è compensato con trattamenti economici onnicomprensivi come stabilito dagli artt. 1 e 2 del citato DPCM , n. 502, recante il regolamento sul contratto dei componenti la Direzione aziendale delle Aziende sanitarie.
Le disposizioni in rassegna prevedono solo il diritto al “rimborso spese di viaggio, vitto ed alloggio effettivamente sostenute e documentate”.
Le descritte violazioni comportano non solo un danno patrimoniale all’Erario, ma anche all’immagine e al prestigio dell’Amministrazione sanitaria, in relazione all’illegittimo comportamento posto in essere nell’espletamento di una attività di pubblico servizio nell’ambito sanitario.
Riguardo al dott. Iacoviello va aggiunto che lo stesso ha indebitamente avocato a sé la direzione, sia della U.O Comunicazione, sia l’U.O. Legale ed Assicurazioni dell’Ausl di Ravenna, quest’ultima unità sembra destinata ad essere ricoperta da una persona a lui molto vicina. Queste avocazioni non sono consentite dall’art. 4 del D.lgs n. 165/01 che ha previsto la ripartizione delle funzioni tra organo di governo e dirigenza.
Al Direttore Amministrativo competono compiti di coordinamento e controllo e non pure la diretta gestione delle unità operative. Per la gravosità dei fatti sarebbe opportuno che la Regione eserciti la vigilanza di competenza per il buon funzionamento della cosa pubblica e accerti le sottostanti responsabilità. Quanto tratteggiato è la conferma di un sistema di gestione inquinato politicamente, difficile da sconfiggere in una terra come la Romagna.

(Rosalba Santacroce – Dirigente Nazionale)