“Chi rompe paga e i cocci sono i suoi”


L’insana e antieuropea politica filosunnita produce i suoi effetti. La decisione della Corte Costituzionale Tedesca sui trattati ESM e il fiscal compact è la pietra tombale sulla sovranità nazionale degli Stati che hanno firmato il trattato, come già ho avuto modo di argomentare. Se ne beano le Borse Europee e non solo, ma lo pagheranno i cittadini d’Europa, l’ennesimo regalo alle banche e alla finanza apolide. Anche questi cocci è giusto che gli italiani, “europeisti e mercantilisti”, tengano per loro. Peccato che ne facciamo le spese anche noi “sovranisti”. “Chi rompe paga e i cocci sono i suoi” è il vecchio proverbio che salta in mente, in tante occasioni. Anche dopo l’ovvia esecrazione di rito per le vittime dell’attentato al consolato americano di Bengasi. Salta in mente il proverbio alla notizia che gli Stati Uniti sono nuovamente nel mirino dell’integralismo sunnita. E si, dall’Islam sciita, sempre additato come pericoloso e mortale nemico, mi sembra che, tutto sommato, siano poche le minacce che si concretano. Mentre dall’Islam “amico”, dall’Islam sostenuto in tutto e per tutto, dall’Islam “democratico e moderno”, dall’Islam che nutre le sue celebrate rivoluzioni per la libertà, la democrazia e la modernità ben veicolate via facebook, arrivano odio a parole e guerra nei fatti. È cretino chi governa e decide le strategie per gli Stati Uniti? No non è cretino, ne tanto ignorante da non capire quale parte del mondo fondamentalista islamico sia più pericoloso. No, non sono cretini nemmeno i governanti d’Europa che seguono pedissequamente “le istruzioni” dell’alleato; fanno tutti, semplicemente, gli interessi di chi guadagna di più. Secondo la situazione geopolitica e soprattutto a seconda dei traffici d’armi, di risorse e di capitali. In Libia la Francia e gli Usa avevano molto da guadagnare a scapito della Russia (e anche dell’Italia, i cui interessi, tanto di grandi quanto di piccole imprese, sono stati indifferenti alle scelte del nostro governo) e così finalmente il calcio al sedere del Colonnello Gheddafi si è concretato. In Yemen, in Egitto, in Siria e così via, la primavera araba (quella che “non capisce” o che “non sa” che è stata organizzata e sostenuta dagli USA e dai suoi alleati), suonerà prima o poi la tromba del giudizio anche per chi la sostiene e la ha fomentata. E l’Italia, al solito, è il vaso di coccio del Mediterraneo, con un governo e la maggioranza della classe politica nazionale assolutamente afona, atona, attonita; persa dietro a questioni assai lontane da quelle che decideranno le sorti e le prospettive per i primi decenni del terzo millennio. Una classe politica della quale solo una “primavera nazionale” potrebbe liberarci, “primavera” che nessun italiano è in grado di interpretare. Lasciatecela almeno sognare.
Luca Romagnoli

(nella foto:  Il monte dei Cocci – L’area archeologica di Testaccio Portico Emilio)