Chiusa la vicenda amministrative arrivano i referendum del 12 Giugno

Chiusa la vicenda amministrative arrivano i referendum del 12 Giugno

Voltiamo pagina sulla maratona amministrativa, ringraziando i nostri militanti per il grande impegno e per l’abnegazione, ma prendendo atto, ancora una volta, che le elezioni nei comuni piccoli e medi non producono per il nostro simbolo risultati degni di nota. Come più volte dettoVi, si deve cambiare strategia, concentrando le energie su liste civiche che possano attirare candidati a prescindere dall’appartenenza partitica; altrimenti è tempo perso. Rilancio anche l’invito alla “La destra” e più in generale ai Partiti d’area (visto che non mi sembra possano vantare risultati migliori) per la ricerca congiunta e presto di nuove soluzioni, almeno elettorali.

È chiaro che tutto il centrodestra ha perso (e come al solito quando perde il centrodestra per noi c’è ancora meno consenso e viceversa); evidente anche che il Presidente del Consiglio e il suo Partito in particolare hanno subito una sonora sconfitta, mentre tutti gli “antagonisti di sinistra” avanzano. Vedremo, dunque se l’eventuale risultato anche dei referendum ci porterà dritti dritti ad elezioni politiche anticipate per la prossima primavera.

I referendum hanno un’importanza simbolica maggiore del previsto per l’alone di “giudizio su questo governo” che gli è stato abilmente attribuito dai promotori. Inoltre i temi acqua e nucleare stanno sollevando interesse nell’opinione pubblica maggiore di quanto avvenuto nel caso degli ultimi referendum.

In proposito, Vi invito, a preambolo, a considerare anche quanto segue.

Che l’acqua sia e debba rimanere di proprietà pubblica non ci sono dubbi, per noi è un fatto etico, anche se è vero che l’amministrazione pubblica delle acque, in particolare dopo la legge Galli, ha fatto, in moltissimi casi, un uso clientelare della proprietà pubblica. Come dire, il principio è “da proiettare sul quesito” al di là dell’efficienza del servizio stesso, in sostanza per Noi significa difendere comunque il principio della proprietà pubblica dell’acqua.

Quanto al nucleare, dobbiamo considerare da un lato “la sensibilità” dell’opinione pubblica sul tema, dall’altro l’irrisolto problema delle scorie (che non è più possibile delocalizzare verso i Paesi in via di sviluppo come è stato in passato), più che la paura per la tecnologia. Ben prevedibili sono gli ostacoli che l’opinione pubblica porrà, Regione per Regione, sulla realizzazione delle centrali, i cui siti sono quelli già all’epoca individuati, e ancor più sui possibili luoghi di deposito delle scorie. Chi fa politica locale, in genere, “vive il territorio” direttamente, a differenza di chi fa politiche nazionali. Difatti la politica locale è molto più attenta al “voto locale”: presumibilmente un’amministrazione locale che autorizzasse la costruzione di una centrale nucleare non sarebbe rieletta.

Da nazionalisti è bene ricordare che con l’energia nucleare non otteniamo nessuna indipendenza energetica nazionale, poiché l’uranio, come il petrolio, è risorsa da importare. Inoltre, anni di ricerche in materia sono andati persi dopo il referendum di venti’anni fa e l’arretratezza italiana in proposito è emblematica. I ritardi prevedibili nella realizzazione del nucleare italiano fanno prefigurare un’ulteriore perdita di tempo su altre tecnologie. Insomma, chiudiamo la stalla sempre dopo che…

Infine chi (Italiano, si badi bene) preferisce risparmiare sulla bolletta energetica circa 300 euro pro-capite l’anno piuttosto che avere ad una distanza media di 200 km da casa una centrale e/o un deposito di scorie?

Ora, andiamo un pochino nel dettaglio.

Sull’acqua

Dei tre referendum abrogativi sull’acqua, presentati dal movimento referendario, hanno ottenuto l’approvazione, e saranno quindi oggetto di voto popolare, il primo quesito (l’art.23 bis non riguarda nello specifico il solo settore idrico), ed il terzo che hanno come oggetto, rispettivamente:

– l’abrogazione della cosiddetta “legge Ronchi, ovvero impedire l’affidamento a soggetti privati della gestione dei servizi pubblici locali (tra cui l’acqua)”;

– abolire la remunerazione fissa (7%) del capitale investito dai privati nella gestione dei servizi pubblici con abrogazione del comma 1 dell’art. 154 del “decreto ambientale” del 2006.

Ecco nello specifico il quesito n. 1:

«Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’art. 30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n. 99 recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e dall’art. 15 del decreto legge 25 settembre 2009, n. 135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea” convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166?»

L’articolo che si vuole abrogare (12 commi) stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico, l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%. La gestione attraverso SpA a totale capitale pubblico viene permessa solo in regime di deroga (supportata da un’adeguata analisi di mercato e sottoposta al parere dell’Antitrust, ndr), altrimenti cesseranno improrogabilmente entro il dicembre 2011. La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali per poter mantenere l’affidamento del servizio dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro il dicembre 2015.

Votando SI si approva la modifica, votando NO si lascia invariata la norma attuale.

SONO DEL PARERE DI VOTARE SI

Ecco nello specifico il quesito n. 3:

«Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?» La norma che si vorrebbe abrogare consente al gestore di fare profitti sulla tariffa idrica, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio. Votando SI si approva la modifica, votando NO si lascia invariata la norma attuale.

SONO DEL PARERE DI VOTARE SI

Sul nucleare

Quanto ai referendum sul nucleare, prima di proporvi il quesito attuale, vi invito anche a riflettere sui risultati dei referendum del 1987, che seguirono, è bene ricordarlo, la crisi di Chernobyl.

Nel 1987 il referendum abrogativo riguardava la costruzione e gli investimenti in centrali nucleari. Il quesito numero 1 chiedeva ai cittadini italiani se ritenessero di dover abolire la possibilità che il Governo Centrale potesse imporre ai Comuni di permettere la costruzione di centrali nucleari sul territorio comunale. L’80% dei votanti chiese che fossero i Comuni a decidere senza possibilità di imposizioni statali.

Non meno significativi i quesiti numero 2 (79,7%) e 3 (71,9%), che decisero praticamente di non finanziare e di non investire sul nucleare, anche se ubicate all’estero.

Risultati Referendum sulle centrali nucleari 1987. Quesito Nucleare 1 Abrogazione dell’intervento statale se il Comune non concede un sito per la costruzione di una centrale nucleare

(segue in allegato)

ALLEGATO: referendum 2011