Ci vietano il corteo a Milano. Camminiamo lo stesso e facciamo il Comitato Centrale

IL REGIME DEI COLONNELLI

Intendo quello dei “colonnelli” della Finanza apatride, euro-europeista, quelli che, pur di non far fallire le banche, sono pronti a far fallire gli Stati -che falliscano famiglie o piccole imprese è così ovvio che se ne fregano da non meritare nemmeno la citazione. La Grecia schiacciata dai debiti e certamente anche dalla responsabilità di una democrazia che per anni ha elargito lavoro e appalti in modo clientelare -ne più ne meno di quanto ha fatto e fa la nostra democrazia-, è sottoposta al ricatto. Si badi bene, non al ricatto per un aiuto, un sostegno a “fondo perduto” dai “fratelli dell’Unione Europea, ma al ricatto di un ulteriore prestito, ovvero debito, nei confronti della BCE (cioè delle banche che ne sono azioniste). Questa è la solidarietà europea impetrata, questa è la solidarietà che se ne frega se migliaia di famiglie (di impiegati, come di poliziotti che li devono fronteggiare), sono sull’orlo della miseria. Migliaia di famiglie dell’Europa, soprattutto mediterranea e balcanico-orientale, sono ormai a livello di rinunce in termini di “qualità della vita” quasi da competere con la casta degli intoccabili di Mumbay (già Bombay). E governi impetrano prestiti. E guai a protestare. Governi di “centrosinistra” o di “centrodestra” che siano, quando non riescono ad annichilire la protesta come fanno con i dibattiti televisivi (semplicemente escludendo chi non si allinea alla vulgata euro-europeista), quando non riescono attraverso i grandi sindacati a rendere inefficace ogni disagio ed eventuale rivolta sociale (esempio efficace anche per “piccole” categorie come quella dei tassisti), ricorrono ai “colonnelli” (con la “c” rigorosamente minuscola). Colonnelli politici che si schierano pronti a commiserare, censurare, condannare, ben amplificati da un altrettanto ben remunerata, direi prezzolata (una volta si dicevano “pennivendoli”) e gestita casta di “informatori dell’opinione pubblica” chi vorrebbe, almeno, manifestare il suo dissenso. Possono essere Presidenti della Repubblica o Sindaci di grandi città, Ministri o Sottosegretari, i “colonnelli” della Finanza e dell’annichilamento sociale, diramano ordini e dispongono chi deve parlare e chi no. In virtù del 50,1% (ma lo avranno davvero?), decidono che il male il (49,9%) non può neanche protestare civilmente. Così accade che a Milano, con motivazioni più penose che ridicole per la libertà e la democrazia di cui si fanno difensori e vanto, il Questore vieti per “motivi di ordine pubblico” il corteo che la Fiamma (cfr. documento della Questura). Un “piccolo” corteo, che la Fiamma intendeva tenere ad apertura del comizio in Piazza. Pensate un po’! Un corteuccio di neanche un km, in centro, nella sonnolenta meneghina mattinata domenicale…che fastidio! Eh, mah, il pericolo che “qualcuno” ripeta ciò che accadde nel 2006… Appunto: chi sfascia le città può continuare alla bisogna, chi vuole dire via questo governo, via questa maggioranza, basta con gli “euro-europeisti”, no. Prendiamone atto. Ma a Milano, il 4 marzo scendiamo in Piazza e parliamo lo stesso. Fossimo pure, solo,”300″.

Luca Romagnoli