CIVITAVECCHIA – IL TANGO DELLA MAZZETTA

IL TANGO DELLA MAZZETTA

A margine degli ultimi eventi che hanno scosso la sonnolenta atmosfera provinciale di CIVITAVECCHIA e che hanno proposto alla pubblica opinione uno spaccato veramente sconcertante della politica locale, ritengo opportuno fare alcune riflessioni, peraltro senza entrare nel merito dei fatti che la stampa ha reso noti alla cittadinanza e nel quale mi auguro entrerà con autorevolezza , in nome del vilipeso popolo italiano, la magistratura per riconoscere ai protagonisti quanto di loro spettanza gli deriva dal ruolo da ciascuno giocato nei fatti. Tanti sono gli eventi in discussione, dalla condanna che la Corte dei Conti ha inflitto ad alcuni amministratori della cosa pubblica per un presunto danno all’Erario, alle cifre a sei zeri che compaiono all’improvviso su un conto corrente bancario “all’insaputa” del titolare, peraltro, ora ex- assessore al Comune : disguido o opera di un benefattore tanto magnanimo quanto ignoto? Vengono fuori, nella vicenda locale, nomi collegati ad altre inchieste condotte da Procure esterne al comprensorio sulla compravendita “agevolata” di case dai prezzi da capogiro che Vip e politici, della politica romana, si aggiudicano a prezzi “stracciati”poiché qualcuno “a loro insaputa” ha versato un congruo anticipo alla parte venditrice. Neanche il porto viene risparmiato: una ridda di società, intestate a personaggi già coinvolti nelle citate compravendite, si sono avvicendate nella proprietà di un’area che é passata di mano in mano secondo il meccanismo della “matrioska”: di soldi in tale perverso meccanismo ne sono girati tanti, ma talmente tanti che,per ora, si é perso il conto.

Nel frastuono mediatico, circa i fatti in argomento, ed il relativo “chiacchiericcio politico” che ne é seguito, nessuno ha sottolineato il fatto che la “cosa pubblica” è sacra perché appartiene, o dovrebbe appartenere, al popolo che la cede solo in consegna “fiduciaria” al pubblico amministratore che, a sua volta, ne deve fare un uso mirato al benessere della collettività e non a quello suo personale. L’altro aspetto sconcertante é che la nostra magistratura, in funzione delle dichiarazioni d’innocenza rilasciate indistintamente da tutti gli interessati , sembrerebbe costituita da una compagine di incapaci: continua ad inquisire persone innocenti ed a riempire le patrie galere di “rei” che invece sono, secondo loro stessi, innocenti.

E allora, mi domando perplesso, dove sono i colpevoli? Strano ed ambiguo il fatto che qualcuno si sia dimesso,in tutta fretta, dall’incarico prima ancora di essere lambito da un qualche provvedimento di carattere giudiziario: perché? Perché sono persone consapevoli della necessità del requisito di “trasparenza” che la funzione “pubblica” richiede? come, peraltro, qualcuno ha sostenuto sui “mass media”. Vogliate perdonarmi, ma io concordo con quel noto adagio popolare che recita: “ Male non fare e paura non avere”: se non si ha nulla da temere si resta al proprio posto sino alla fine, ove non sopravvenga una “rimozione” d’autorità, perché esiste un solo onore ed una sola dignità ed entrambi hanno diritto di essere difesi sempre ed in forma “ufficiale”,specialmente se posti in discussione a “torto”.

Il segretario Federale

Gabriele Pedrini