CLANDESTINI: un dramma da Lampedusa a Ventimiglia, di Alfio Di Marco (questo scrivevamo nel 2002)

Nel numero 2 di Dicembre 2002 della rivista “L’antagonista” (IN ALLEGATO IL PDF)…scrivevamo:

“Una bella ed interessante iniziativa intrapresa dal Movimento Sociale Fiamma Tricolore è stata organizzata il giorno 23 novembre 2002; il Movimento intendeva manifestare solidarietà agli uomini delle forze dell’ordine impegnati nella strenua lotta contro l’immigrazione clandestina ai nostri estremi confini. A Lampedusa, Otranto, Trieste, Ventimiglia, dirigenti e militanti sono stati impegnati per ore incontrando militari e uomini delle forze dell’ordine ed illustrando ai cittadini le proposte della Fiamma per contenere o meglio arrestare i flussi d’immigrazione”.

La clandestinità è un dramma sociale nostro, oltre che loro sottovalutato dal nostro governo e dalla Comunità Europea: è uno dei problemi che ciascuno di noi vive in prima persona, vuoi per le difficoltà nel mondo del lavoro, vuoi per i problemi sanitari, di sicurezza ordine pubblico, vuoi per l’impossibilità d’integrazione sociale che grava su ciascun contribuente.

Chi scrive ha toccato con mano la vera e dura realtà di questo fenomeno epocale. Arrivato nella splendida isola di Lampedusa con altri dirigenti ed il Segretario Nazionale per la manifestazione, oltre ad aver avuto incontri assai cordiali con le autorità comunali, Militari e delle Forze dell’ordine (Carabinieri, Aeronautica Militare, Esercito, Guardacostiera, Guadia di Finanza) nell’ambito dei quali è stato manifestato apprezzamento per la nostra iniziativa, la dura e cruda realtà del fenomeno si è proposta come non mai.

Due motopescherecci tunisini bloccati a circa un miglio dell’isola di Lampione (a poche miglia di distanza da Lampedusa), oltre ad ignorare il divieto di pesca (peraltro vigente anche per i pescatori siciliani), e cercato di speronare la motovedetta della GDF tentano la via della fuga. Bloccati e portati in porto, dopo tre giorni vengono lasciati senza ulteriori problemi. Impossibile sequestrare le reti o l’imbarcazione in attesa del pagamento di multe o dia altre sanzioni: le nostre leggi sono ben diverse da quelle che i governi del nord Africa applicano ai nostri pescatori.

Ma assistere ad uno sbarco in diretta di 180 clandestini che giungono su una imbarcazione che fa acqua da tutte le parti e potrebbe portarne al massimo 30 individui è tutt’altra cosa. Fermata l’imbarcazione, i clandestini sono condotti n una piccola caserma della GDF: manca l’interprete, ci sono donne incinta, bambini e tanti uomini di cui mi hanno colpito la sospetta “eleganza” di alcuni. Finalmente arriva l’interprete, ad uno ad uno vengono identificati (chissà come poichè, visto che nessuno ha documenti), poi vengono fatti sedere in strada, con “pinzato” un foglio di carta sulla giaca un foglio numerato.

Che fine fanno? Vengono portati al centro di prima accoglienza “La Misericordia”, (per il quale, come sempre avviene, “qualche” associazione caritatevole ottiene dall’erario “giusti compensi”) e rifocillati, vestiti, rimangono circa un mese, per poi essere trasportati in Sicilia o nei campi di accgolienza del continente, e poi…. Discutere di questo con i Lampedusani, ormai abituati e coinvolti in questa problematica, significa aver toccato con mano l’autentica impotenza di uno Stato, l’inerzia delle autorità regionali e del governo, che hanno abbandonato questa bella isola a questo come ad altri problemi esistenziali.

“I politici vengono qui solo per fare campagne elettorali”, ha esclamato un pescatore… Cosa fare? La legge Bossi-Fini si risolve anzi nell’enesima sanatoria; ai militari, abbandonati alla loro iniziativa, non resta altro da fare che operare da assistenti sociali. La soluzione è solo una: Aiutare gli immigrati nelle loro terre, continuare a spendere milioni di Euro in assistenza e contrasto del fenomeno si risolve solo in perdita di tempo e denaro. Lo sradicamento di centinaia di migliaia di persone dalle loro terre non risolve i loro problemi, ma terribilmente aggrava i nostri e di tutti quei Paesi dove la clandestinità è forte. Non è razzismo contrastare la massiccia immigrazione selvaggia. L’Italia deve avere un peso politico maggiore nella Comunità Europea, e ottenere agli altri Paesi aiuti concreti, ad esempio attraverso la creazione di una sorta di Polizia de Mediterraneo con compiti precisi e qualificati.

A chi dice che manca manodopera Italiana sopratutto nel settore primario e secondario, e che la soluzione è quella di dare lavoro agli immigrati extracomunitari, suggerisco di visitare l’Argentina e vedere in quale realtà vivono i figli degi Italiani emigrati, ridotti alla fame, ai quali una “Patria matrigna”, dovrebbe offrire la concreta possibilità di tornare a vivere e lavorare nei Paesi d’origine. Questo è possibile ponendo in essere adeguati strumenti di ammortizzatori sociali, atti a garantire dignitose possibilità d’alloggio e occupazione a tempo indeterminato equamente retrbuito.

Alfio Di Marco resp. propaganda Fiamma Tricolore – mail: alfiodimarco@libero.it

Qui l’articolo originale in pdf.