DIPARTIMENTO NAZIONALE ELETTORALE

DIPARTIMENTO NAZIONALE ELETTORALE

Alla fine il Decreto salva-liste è servito solo a far riammettere la lista PDL per la provincia di Roma, il listino di Formigoni in Lombardia, infatti, è stato giustamente riammesso dal TAR alla competizione elettorale. Dico giustamente perché era stato escluso non perché mancassero delle firme ma perché su alcuni moduli mancava il timbro dell’autenticatore. Se la commissione elettorale avesse agito con buon senso avrebbe potuto benissimo convocare l’autenticatore nel pomeriggio di sabato 27 febbraio e fargli apporre i dovuti timbri. Tutto sommato il decreto sancisce importanti criteri dove recita: Ritenuto che tale interpretazione autentica e’ finalizzata a favorire la piu’ ampia corrispondenza delle norme alla volonta’ del cittadino elettore, per rendere effettivo l’esercizio del diritto politico di elettorato attivo e passivo, nel rispetto costituzionalmente dovuto per il favore nei confronti della espressione della volonta’ popolare; Ravvisata l’esigenza di assicurare l’esercizio dei diritti di elettorato attivo e passivo costituzionalmente tutelati a garanzia dei fondamentali valori di coesione sociale, presupposto di un sereno e pieno svolgimento delle competizioni elettorali; Suona come musica per le orecchie di chi, come noi della Fiamma, tante volte ci siamo visti respingere liste e candidati per formalità, cito ad esempio il caso delle provinciali di Alessandria del 2009: lista respinta perché su 40 firme mancava l’indicazione del tipo di documento utilizzato per l’identificazione del firmatario, una assurdità. Certo, all’epoca la vicenda non ha tenuto banco sui mass media per una settimana e non ha provocato la convocazione di un CDM alle 21,00 del venerdì , ma questo è nell’ordine naturale delle cose, infatti la legge per gli amici si interpreta, adesso è ufficiale con tanto di firma del Presidente della Repubblica: Entrando nel merito della raccolta firme, ci sembra una delle leggi più inutili e dispendiose in vigore nella penisola, introdotta nel 1993 fu parzialmente modificata nel 1999, con la riduzione per provinciali e comunali ed aumento dei soggetti abilitati ad autenticare, chi ha vissuto quel periodo vi può garantire che raccogliere 400 firme per il MSI nel 1993 portando centinaia di persone in sede per firmare davanti ad un notaio non fu impresa facile. Quasi del tutto eliminata per le politiche, in alcune regioni, come il Piemonte, è obbligatoria solo per le liste non presenti in consiglio regionali od in parlamento, ne consegue che nella mia provincia (Vercelli) su 25 liste presentate solo un paio hanno dovuto portare le mille firme necessarie, nel 2005 le liste furono 18 per un totale di almeno 20.000 firme su un corpo elettorale di 120.000 persone circa, visto che ad ogni firma va allegato un certificato elettorale possiamo dire che i comuni della provincia non hanno dovuto utilizzare quintali di carta per formalità burocratiche, solo questo basterebbe a favore della bontà di questa legge regionale. Garantire la massima partecipazione al voto e, aggiungiamo noi, alla distribuzione dei seggi, è la base della democrazia, abolire la raccolta firme e sostituirla con altri “paletti” (presenza in Parlamento, cauzioni, etc,) sarebbe la cosa più logica ed economica da fare. E’ anche vero che le varie leggi in vigore, ogni regione può dotarsi di una propria e poi ci sono lre legioni a statuto speciale, creano discriminazioni, per rimanere al Lazio non si capisce perché un cittadino-militante di partito della provincia di Rieti (150.000 abitanti) debba dannarsi per raccoglie 1000 firme (una ogni 150 abitanti) ed, invece uno di Roma (3.800.000 abitanti) debba presentarne 2000 (una ogni 1900 ), non sarebbe più logica una percentuale? Altre proposte: per esempio Formigoni è Presidente della Lombardia dal 1995, è più che ovvio che gode di un certo consenso popolare, certamente superiore alle 3500 firme necessarie, ed allora perché non mettere per mettere che il presidente uscente si può presentare senza firme, oppure una lista comunale che presenta almeno 3/4 di residenti come candidati non è di per sé già garanzia della espressione della volonta’ popolare ? Insomma, questo benedetto o maledetto decreto, a seconda dei punti di vista, se serve solo a salvare la lista PDL del Lazio è una ciofeca di legge, se invece servisse veramente a garantire più la piu’ ampia corrispondenza delle norme alla volonta’ del cittadino elettore è sicuramente il benvenuto.

Massimo Bosso Vercelli 7 marzo 2010