Gabriele Maestri su “Radio Autoria” oggi 21 settembre


Oggi 21 settembre 2012 alle ore 10,30 su http://www.radioautoria.it.gg sarà in diretta Gabriele Maestri autore del volume “I simboli della discordia”, per parlare della storia italiana attraverso i simboli della politica, “Fiamma compresa”
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(dal volume…) I simboli e la Fiamma
di Gabriele Maestri (autore del libro I simboli della discordia)

 Quando viene fondato giuridicamente, il 21 gennaio 1995, la «Fiamma tricolore» non porta ancora questo nome (si chiama soltanto «Movimento sociale italiano») e non ha nemmeno un suo simbolo “ufficiale”, anche se è ben decisa a valersi proprio della fiamma tricolore che, dal 1946 fino al congresso di Fiuggi, aveva sempre caratterizzato il contrassegno del Msi, rinunciando invece alla dicitura «Destra nazionale».

Nell’imminenza delle elezioni suppletive nel collegio di Padova, previste per il 9 aprile 1995, la segreteria sceglie di depositare un emblema che richiami il più possibile quello del Msi, di cui il partito si considera il vero continuatore: il cerchio, tracciato visibilmente a matita con un compasso, circoscrive perfettamente la vecchia fiamma tricolore del Movimento sociale italiano, comprensiva anche di base trapezoidale rossa con la scritta «M.S.I» riprodotta in bianco (e non in colore giallo oro, come era avvenuto nell’ultimo periodo del Msi). Il Ministero dell’interno, tuttavia, chiede la sostituzione del contrassegno, dal momento che il simbolo riproduce esattamente il logo tuttora presente – sia pure in dimensioni ridotte – nel marchio che Alleanza nazionale adotta fin dal 1994.

Per avere comunque titolo di partecipare alle elezioni, il partito accetta di presentare un nuovo emblema che contiene la dicitura maiuscola «Movimento sociale Fiamma tricolore», composta con un tipo di carattere appositamente disegnato dai grafici: la parola «Fiamma», in posizione centrale, è particolarmente evidente e la prima «A» (più grande rispetto alle altre lettere) nasconde parzialmente il disegno tradizionale della fiamma tricolore, questa volta priva di basamento. Il contrassegno questa volta viene ammesso – An propone invano ricorso all’ufficio elettorale presso la Cassazione – e viene utilizzato tanto in occasione delle vicine elezioni regionali e amministrative, quanto alle elezioni politiche del 1996.

Nel 1999, alla vigilia delle elezioni europee, la Fiamma tricolore (come ormai viene comunemente chiamato il partito) sceglie di modificare parzialmente il proprio emblema, dando maggior risalto alla fiamma: essa viene spostata in posizione centrale, ingrandita e posta davanti alla «A» che prima la conteneva (e questa volta è diventata grigia); la scritta «Fiamma» è schiacciata in modo biconcavo, mentre gli altri elementi testuali restano invariati. Il contrassegno viene ammesso dal Viminale e utilizzato per due anni anche in altre consultazioni locali.

Nel 2001, tuttavia, è lo stesso Ministero dell’interno a cambiare idea e a ritenere l’emblema della fiamma tricolore troppo simile a quello di AN, al punto da creare confondibilità. La segreteria sceglie di proporre un nuovo contrassegno, privo dell’espressione «Movimento sociale» e con una fiamma disegnata “a goccia”, con due piccole “pezze” verdi e rosse (con tanto di ombra) a ricreare il tricolore. La soluzione grafica, peraltro, è solo transitoria e ritenuta non particolarmente efficace: già dall’anno seguente, infatti, si decide di ritoccare la “goccia”, seghettandone leggermente i bordi (per dare meglio l’idea della fiamma) e riducendo le ombre; si decide poi di mantenere nella parte superiore del segno la dicitura «Fiamma tricolore» (sebbene la denominazione completa del partito sia tuttora «Movimento sociale – Fiamma tricolore»), con la stessa font disegnata nel 1995.

Il contrassegno appena descritto è tuttora utilizzato dal partito: esso compare sulle schede elettorali da solo oppure, in caso di alleanze, all’interno di contrassegni più complessi (accade ad esempio nel 2005, quando la Fiamma tricolore partecipa alle elezioni regionali con la lista «Alternativa sociale» assieme a Forza nuova, al Fronte sociale nazionale e a Libertà di azione di Alessandra Mussolini).

Nel 2008, in occasione delle elezioni politiche, la Fiamma tricolore si presenta assieme alla Destra di Francesco Storace e di Daniela Santanchè. La prima versione del contrassegno, che pone l’emblema con la fiamma alla base del simbolo di Storace (privato del tricolore), viene respinta dal Viminale: la sua suddivisione in una parte superiore azzurra (col nome del partito) e una parte inferiore bianca, con la riproduzione di una fiamma potrebbe confondersi con il marchio di An, non bastando a differenziare i due emblemi il braccio e la fiaccola gialli di Storace e la diversa forma della fiamma. Per partecipare comunque alle elezioni, viene depositato un nuovo contrassegno dal fondo completamente azzurro, col simbolo della Fiamma in posizione più centrale e l’indicazione della Santanchè come candidata alla Presidenza del Consiglio.

L’anno successivo, alle elezioni europee, la Fiamma tricolore cerca di nuovo di inserire il proprio emblema in un cerchio riempito per oltre metà di blu e nella parte inferiore di bianco – e piccola fascia tricolore nel mezzo – con la dicitura «Destra sociale» nella parte alta; anche qui il contrassegno è ritenuto confondibile con quello di An, tanto per la posizione della fiamma, quanto per il colore blu (non fu ritenuta accettabile nemmeno la variante con tutto il fondo in quella tinta): alla fine il vertice del partito preferisce invertire la posizione della scritta e della fiamma, scegliendo per lo sfondo un colore verde – in tonalità non “leghista” – per dare “freschezza” al simbolo. Quest’ultima versione del contrassegno è quella tuttora in uso, a livello nazionale e locale.