Donne di Fiamma Tricolore per l’8 marzo

8 marzo, niente mimose, ma solo profumo di zagara in fiore.
Non ho mai sentito mia la ricorrenza dell’8 marzo ma, anche solo per compiacimento ed educazione, ho accettato il dono di una mimosa, anche se avrei preferito sentire il profumo della zagara in fiore o quello di fiori di campo, simbolo di libertà. Ho sempre pensato a un ruolo superiore della donna, non in quanto essere facente parte di una società politico-sociale, ma in quanto fulcro centrale, assoluto, irrinunciabile, come regina della casa, che spesso, fra le lacrime per i problemi di tutti i giorni, impreca, piange, riflette in un cosciente e profondo confronto e poi agisce, attacca e difende ciò che ama, ribellandosi a un destino spesso avverso e riscoprendo la grinta e la determinazione che gli impone tale ruolo di donna e madre. Una forza della virtù che ci induce a sacrificare la nostra vita, e del quale ne beneficia una intera comunità sociale. Non esistono comitati delle pari opportunità, organismi finti che servono solo ad assicurare un certo numero di consensi elettorali e gestiti per conto terzi, esiste la donna, che ogni giorno combatte contro la violenza, contro le inadempienze di una politica immorale, esiste la donna che deve fare i conti con un salario che non basta mai, la donna che combatte anche contro se stessa quando si tratta di scegliere se occuparsi dell’educazione dei figli o avere un, sempre meno sicuro, posto di lavoro per poter fare fronte ai tanti balzelli che, come una spada di Damocle, pende sulla testa dei propri cari. Donne e madri con vite diverse, intense, ma accumunate da un solo destino, quello di dare sicurezza, amore, certezze alla famiglia e alla comunità. Il non far parte delle tante organizzazioni femminili, non mi ha mai impedito di essere libera, libera nelle scelte di vita, nelle scelte politiche dove non ho mai subito discriminazioni in quanto donna, ma al contrario trattata alla pari come soggetto che condivide un ideale e perciò rispettato ed ascoltato, libera nelle scelte quotidiane, consapevole di ciò che è bene e ciò che non lo è. Questo mio pensiero è solo un atto di riconoscenza, dettato dalla necessità di ricordare quelle donne che, da sole e senza comitati vari, hanno compiuto un atto d’amore infinito, l’ultimo della loro breve vita terrena, ma che ha scosso le coscienze di tanti. Esse hanno avuto la forza, il coraggio, la fermezza di porre fine a uno stato di sottomissione mafiosa e poi morire. Onoro con queste poche righe: Giuseppina, Lea, Maria Concetta, donne rivoluzionarie che liberando il loro cuore hanno liberato una comunità intera. 8 marzo, niente mimose, ma solo profumo di zagara in fiore.

Maria Penna – Commissario Regionale Lazio & Responsabile Castro dei Volsci