Fiamma Tricolore: «Da Palazzo Chigi un decreto salva brogli»

«Con il decreto sulle liste approvato dal Consiglio dei Ministri ci fanno sapere che è stata data una interpretazione autentica delle norme di legge vigenti ma, secondo noi della Fiamma Tricolore, di autentico in queste elezioni regionali non c’è traccia, salvo il rendere presentabili elenchi di sottoscrizioni tramite l’apposizione di un timbro, da persona interessata e di parte che rende in modo fraudolento, legittima e valida la firma». Così Lamberto Iacobelli, coordinatore regionale Fiamma Tricolore Destra Sociale, in una nota inviata alla stampa. «La legge elettorale del Lazio – prosegue – prevede la raccolta di almeno 1.000 firme a provincia e 2.000 a Roma. Da qui la prima incongruenza: Rieti elegge solo 2 consiglieri regionali con una popolazione di 140.000 abitanti e ha gli stessi obblighi di Latina che ne elegge 5 e che può contare su quasi mezzo milione di residenti». «La follia di questa legge – aggiunge Iacobelli – prevede inoltre che il sottoscrittore apponga la sua firma in presenza di un vidimatore che ne accerti l’autenticità e chiuda il modulo di raccolta con la data certa in cui si sono svolte le operazioni. Se si effettuasse un rigoroso ed attento controllo si evincerebbe che il tale consigliere provinciale del tale partito di maggioranza o minoranza ha autenticato nello stesso giorno dalle 1.000 alle 2.000 firme, ma la cosa ancora più divertente è che risulterebbe essere il vidimatore ufficiale di più liste della stessa coalizione». «Queste regolamentazioni e il suo oggettivo aggiramento – spiega il coordinatore regionale – di fatto istaurano un sistema fondato sul principio della convention ad escludendum, ovvero: o sei in coalizione o sei fuori, o fai parte del gioco”o sei fuori, o sei un pataccaro o sei fuori». «La Fiamma Tricolore – conclude Iacobelli – ritiene che più che un decreto salva liste, o meglio nascondi brogli, fosse stato necessario annullare le elezioni, ristabilire il principio della legalità, cambiare le regole per l’ammissione delle liste sostituendo alla raccolta firme una cauzione, di cifra pari alle spese che l’amministrazione dello Stato sostiene per garantire la partecipazione della lista alla competizione elettorale, che verrà trattenuta qualora non venga conseguito un risultato elettorale pari all’1%».