Fondi per il lavoro giovanile: fumo negli occhi da parte del governo

Poco “appetibile” per le aziende il nuovo sgravio fiscale previsto per i giovani fino ai 29 anni. Premesso che gli ultimi stravolgimenti all’interno del mondo del lavoro dovrebbero obbligare a rivedere l’età dei giovani che dovrebbe essere fissata a 35 anni, c’è da sottolineare che il tentativo fatto dal governo Letta non mi pare in alcun modo incisivo visti gli 11.700 euro di agevolazioni in 18 mesi, che suddivisi fanno circa 650 euro mensili. Molto meglio le vigenti leggi a riguardo, come l’apprendistato che ha uno sgravio totale per chi assume fino al 2016 o per i disoccupati di lunga durata a cui gli incentivi arrivano fino a 36 mesi. Continua quindi il fumo negli occhi degli ultimi governi, che non si rendono conto che c’è bisogno di un netto cambio di marcia nel mondo del lavoro giovanile e non solo. Soltanto pochi mesi fa la Fornero  predicava il modello di lavoro del nord Europa, non tenendo conto che il mondo dell’occupazione in Italia non è mai stato come in quelle zone, il ricambio occupazionale, che ad esempio in Inghilterra è frequentissimo, nel nostro Paese non ha mai avuto quel ritmo, anche durante gli anni buoni della nostra economia. Si dovrebbe riformare il mondo del lavoro tenendo conto dell’offerta che lo stesso richiede, e non sulla base di supposizioni meramente teoriche. L’economia reale continua a risentire delle politiche economiche di stampo teorico, che poco centrano con il territorio. Il governo chiedesse a noi giovani quali dovrebbero essere le possibili soluzioni. Non basta più stanziare risorse sperando che il problema sia risolta, bisogna sfruttare i fondi al massimo, in modo funzionale a ciò che ci circonda. È del tutto inutile continuare le politiche del lavoro seguendo esempi che non possono avere risvolti positivi nel nostro Paese. I giovani disoccupati in Italia continuano ad essere il 30%, e di questi uno su tre è precario.
Denis Scotti – Responsabile Nazionale
Gioventù della Fiamma