Se non avesse incontrato una maledetta pallottola vagante laggiù, in Mozambico, oggi sarebbe stato in giro per il mondo con un taccuino, una videocamera e una macchina fotografica. Grilz non era un giornalista da scrivania… Il reportage di guerra era diventato il suo lavoro, ma rimaneva soprattutto una grande passione.
Almerigo Grilz (Trieste, 11 aprile 1953 – Caia, 19 maggio 1987) un militante, un giornalista, un avventuriero. E prima di tutto, un “camerata”. Importante personaggio del Fronte della Gioventù negli anni ´70 e nei primi anni ´80. Nel 1977 divenne il capo, il trascinatore del Fdg di Trieste. Per tutti lui fu un esempio, per l´impegno politico, l´organizzazione, l´audacia, ma anche per l´astuzia e le sue spiccate doti di giornalista e fumettista. Il giornalismo di guerra era diventata la sua professione. Ha raccontanto con incredibili reportages gli scontri in Cambogia, Etiopia, Irlanda del Nord, Angola, Filippine e Mozambico. Grilz infatti ama documentare le guerre dimenticate, quelle trascurate dai giornali e dalle televisioni italiane, in Paesi lontani dove gli inviati a cinque stelle non mettono neanche piede. Con macchina fotografica e videocamera documenta l’orrore delle guerre civili, le crudeltà delle battaglie che nessuno vede. In Italia è semi sconosciuto, ma all’estero Grilz comincia a farsi un nome. Acquistano i suoi reportage le reti americane Cbs e Nbc, la televisione statale tedesca, il Sunday Times, l’Express.
Il 19 maggio un proiettile vagante lo colpisce in Mozambico, mentre sta filmando uno scontro a fuoco fra i ribelli della Renamo e le forze governative. E’ il primo giornalista italiano caduto su un campo di battaglia dalla fine della Seconda guerra mondiale, ma sui giornali la notizia viene data in scarni trafiletti. C’è persino chi aggiunge infamia all’indifferenza: «Ucciso un mercenario» titola un quotidiano di sinistra, mentre altri insinuano che si tratti di una spia o di un mercante d’armi. Aveva 34 anni e secondo le sue volontà viene sepolto in Mozambico. Quindici anni più tardi l’amico Micalessin realizzerà un documentario filmato sui luoghi della sua morte, montando, insieme alle sue, proprio le immagini girate da Almerigo fino all’istante stesso della morte.
Il suo nome è inciso sul monumento dei Reporters sans frontières.
Un uomo, un ragazzo che aveva sempre amato stare in prima linea.

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