HAITI – Una settimana dopo la tragedia continua

E’ ormai salito a 75.000 mila il bilancio dei morti ad Haiti, colpita dal terribile sisma del 12 gennaio, oltre a circa 250.000 i feriti e un milione di senza tetto. Gli aiuti in alcune zone, irraggiungibili via terra a causa delle distruzioni arrecate alle infrastrutture, arrivano solo paracadutati. Ancora, nel caos indescrivibile, avvengono atti di sciacallaggio, saccheggi e violenze, in mancanza di un efficace e concreto coordinamento nei soccorsi, di cui i contrasti fra statunitensi e francesi ne sono una riprova, ed ora la già carente situazione sanitaria e ospedaliera, aggravata dalle precarie condizioni igieniche, è suscettibile di provocare altri decessi e il concreto rischio di epidemie. Non solo agli italiani coinvolti, ma all’intera popolazione dello stato centro-americano va la piena solidarietà del Movimento Sociale Fiamma Tricolore. Lungi da qualsiasi intento di speculazione, assolutamente fuori luogo, va sottolineato come l’ingente sforzo logistico ed economico che la comunità internazionale, Italia e UE comprese, sta producendo, nel tentativo di arginare ulteriori più gravi conseguenze, probabilmente poteva essere attuato in sede di prevenzione, ferma restando l’eccezionale intensità del terremoto verificatosi. Ad esempio, l’ONU (e quindi anche la FAO) non conosceva la precaria situazione di vivibilità e di mera sopravvivenza esistente ad Haiti, peraltro edificata in una zona a elevato rischio sismico, e già devastata da precedenti eventi naturali, quali tornado e uragani? Inoltre, quante altre “Haiti” esistono in altri paesi del terzo e quarto mondo? In coerenza a quanto da sempre sostenuto, va ribadito che tali popolazioni vanno aiutate nei loro paesi di origine, anziché accettare una politica dell’immigrazione incontrollata verso i paesi industrializzati che porta solo in vicolo cieco. Investire nella realizzazione, nel miglioramento e nell’adeguamento delle infrastrutture, come ad esempio strade, scuole, ospedali, edifici pubblici e case popolari, significherebbe migliorarne le condizioni di vita, ridurre il rischio per la popolazione in caso di altri eventi del genere ma, soprattutto, insieme ad un adeguato sussidio dello sviluppo economico delle potenzialità produttive esistenti in loco, contribuirebbe notevolmente a creare nuova e stabile occupazione, al di là dei “buonismi” nostrani senza garanzie sociali. 20 gennaio 2010 (Roberto Bevilacqua)