Il Commissario Renzi

Da ormai circa quattro anni, fra crisi economiche indotte e declassamenti delle principali agenzie di rating, conti su PIL, deficit e debito pubblico che non tornano, scandali che scoppiano ad orologeria, i grandi burattinai dei poteri forti da Wall Street alla City londinese, passando per Bruxelles e Francoforte, hanno convinto l’opinione pubblica che la soluzione migliore sia quella di commissariare tutto il possibile. Così i vizietti di Berlusconi, “colpevole” anche degli sgambetti alle multinazionali energetiche con gli accordi sul gas russo e libico, vennero a galla nel momento più opportuno per indurre Napolitano alla nomina in sua vece del supercommissario Monti. Gli effetti del “rigore” di tal governo sono sotto gli occhi di tutti, fino alla ri-elezione dello stesso “Re Giorgio”, che tanto piaceva come Presidente a quei poteri forti da meritarsene la riconoscenza, complice anche il suicidio politico di Bersani con il doppio fallimento delle candidature Marini-Prodi. Così è venuto alla ribalta il rampollo Renzi di buona famiglia fiorentina, prima eletto segretario di un raccogliticcio Partito Democratico, praticamente senza concorrenza, e poi lui stesso chiamato, sempre da Napolitano, a commissariare Enrico Letta, suo compagno di partito, “rottamato” dopo meno di un anno di governo. Ma quello è stato solo l’inizio, perché fra spread, job acts, welfare e tanti altri bei paroloni anglosassoni di cui la colonia Italia non riesce a fare a meno, il Matteo nazionale ha sostanzialmente commissariato il Parlamento, svelando di quale sostanza falsa e ipocrita sia fatta questa “democrazia”, continuando poi con una riforma scolastica che non piace affatto ai maggiori interessati, docenti e studenti. Una volta sistemato Mattarella sul Colle del Quirinale, da questo, riconoscente, ha poi incassato la firma sulla riforma elettorale, passata alle camere a suon di colpi di fiducia con la minima maggioranza possibile e causa di lacerazioni all’interno dello stesso PD. L’ultimo colpo messo a segno sulle pensioni, scavalcando addirittura il parere della Corte Costituzionale, come se i soldi da restituire fossero del governo e non dei pensionati, la dice lunga sulle reali intenzioni e la “lungimiranza” di un tale Commissario-Presidente del Consiglio. Però i fondi per gli immigrati clandestini e la loro presunta “integrazione” ci sono sempre. Come mai non si mette mano sulle Banche e sulle Assicurazioni che già tanti favori hanno ricevuto? Ci sono ancora dubbi su chi muove i fili dietro le quinte? Di questo passo, un numero sempre più crescente di italiani non si recherà alle urne, rendendosi conto della quasi inutilità del proprio voto. E poi parlano di distacco della società civile dalla politica: la crisi, ancorché economica, è valoriale, di tradizioni e di identità. La sovranità nazionale, poi, già ce la siamo giocata da un pezzo: c’è solo da sperare in un sferzata d’orgoglio!

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