Il più pulito c’ha la rogna. Italia dei buoi e degli asini

Il più pulito c’ha la rogna. Italia dei buoi e degli asini Ecco un modo tradizionale, molto romano, ma non solo, per definire, nell’ambito di un gruppo umano o animale, la difficolta’ di pescare un individuo non soggetto ad una qualche “magagna”, o peggio disonesta’. Senza fare i censori (richiamo immodestamente un mio recente scritto sull’etica e la sobrieta’ del leader), nelle comunita’ umane -ora in particolare in quella politica nazionale-, e’ appunto assai diffusa: “la rogna”. Anche nel mondo degli “idealisti” non manca; anche nella nostra “area”, magari attenuata, soprattutto dalla limitatezza potenziale delle ricchezze o del potere eventualmente conseguibili (frutto della nicchia sociopolitica che occupiamo), non manca. Cio’ non toglie che, chi milita per un Partito come il nostro, piu’ in generale per un Partito che si richiama a valori certi -e tra questi onesta’ e quindi legalita’-, deve essere decentemente sobrio e immune dal ponderato sospetto (magari, ma mi accontento di dire sicuramente libero da condanne, meglio anche da denunce o questioni certificate), financo di piccola disonesta’. Dall’assegno a vuoto, alla frode, peggio dire alla truffa, (senza neanche il bisogno di arrivare a “gate” e “connection”), perpetrate nell’ambito delle funzioni pubbliche e politiche tanto quanto nel privato, non sono e non devono essere ascritte a chi milita nel nostro Partito; figuriamoci a chi lo dirige a qualsiasi livello. Non per essere “bacchettone”, ma per essere cristallino esempio di idealita’ e stile che si pretende di mostrare “in faccia al mondo”. Questo e’ indispensabile per aggregare e trovare consenso tra il “popolo degli onesti”. Celebre e’ rimasta la battuta -se non erro di Almirante-, che ad un avversario politico ribatte’ che qualche esempio di “disinteresse personale” tra i politici italiani c’era stato, a proposito di Mussolini, dalle cui tasche, seppur orrendamente appeso a testa in giu’, non erano caduti nemmeno i centesimi. E senza scomodare grandi esempi di sobrieta’ e onesta’, fino ad oggi, ancora qualche esempio, anche tra chi fa politica, c’e’. La Fiamma e’ tra i pochi Partiti che puo’ vantare antiche virtu’, nonostante i suoi dirigenti non ricevano alcuno stipendio o sovvenzione (nonostante siano individui che campano, magari modestamente ma dignitosamente del proprio lavoro), sono e devono rimanere distintivi di tale onesta’. Scoprire tra noi “qualche pecorella in proposito smarrita” necessita di coerente allontanamento; “pentimento e redenzione” non dovrebbero essere nostra competenza. Lo scomparso on. Roberto Bigliardo, che si ricordera’ con noi ebbe un percorso di militanza e dirigenza, una volta, a proposito della necesaria “incorruttibilita’” che professavo indispensabile prerequisito da verificare prima di affidare incarichi in rappresentanza della Fiamma, mi disse, pressappoco cosi’: “guardati da chi fa il grande rivoluzionario o si erge a paladino vantando inossidabilita’: sara’ solo piu’ alto il suo prezzo”. Forse e’ cosi’, pero’ pensavo e credo che il prezzo puo’ essere cosi alto da avvicinarsi all’irraggiungibile. Questo voglio sia il prezzo di chi milita per la Fiamma. Chi ha prezzo minore trova fulgidi esempi da seguire (e lo invitiamo a farlo), anche “nell’area”, purtroppo anche non lontano da noi. Si accomodi, dunque. Il bue e l’asino, o meglio il primo che da del cornuto al secondo, altro tradizionalissimo proverbio che consente di ricordare e chiedere: chi c’era in Alleanza Nazionale quando si vendevano immobili monegaschi e non solo; dove erano (e con quali importantissimi ruoli dirigenziali) censori attuali e persecutori verbali del Presidente della Camera? Se lo chiedono in molti. Chiederlo al bue e’ inutile, chissa’ che non lo riveli prima o poi il l’asino.

Luca Romagnoli – Segr. Naz