Il sangue non è acqua

Il sangue non è acqua

Anche considerando da quale visione giacobina dell’esistenza sia caratterizzato l’approccio a certi temi, anche per chi ha una cultura internazionalista e una visione marxiana della storia e del divenire delle società, di là dal mandato costituzionale – piaccia o no e a noi non piace, ma a chi rappresenta la Repubblica Italiana, sì – non si può propugnare il diritto alla cittadinanza per nascita. È penosamente fuori luogo l’esternazione del Presidente Napolitano. Asserire che lo ius loci (o soli) debba far attribuire a chi è nato -magari anche solo per casualità o per emergenza -, in un luogo la cittadinanza del medesimo, a prescindere dalla nazionalità (sangue appunto, cultura, lingua, etc.) è francamente, quanto decisamente, proposito da respingere. Perseguire un‘assurdità, ancor prima che opposizione politica (per noi intransigente), merita opposizione giuridica e magari un po’ di sarcasmo. E sì, ai ragionamenti, forse un po’ “ossidati dal tempo”, che hanno propugnato l’imposizione di modelli “europei” a chi organizzava la propria esistenza su altri parametri e che hanno ben benino devastato Nazioni, o addirittura Continenti, fanno seguito oggi le bislacche teorie della globalizzazione delle culture e –in questo caso “del sangue”. Si badi, “sangue” latu sensu, che qui nessuno pretende razziale o strictu. Sangue che sono “diritti acquisiti “anche per servizio allo Stato e alla Nazione Italiana.

Hai servito la Patria – che avita non è -, in qualche modo encomiabile?

Hai contribuito alle sorti dello Stato che organizza, amministra e rappresenta la Nazione, che ti ospita e presso la quale desideri ti sia riconosciuta la cittadinanza?

No.

Allora se sei di origine e ascendenza araba, pakistana o altro, vedrai riconosciuta la cittadinanza dello Stato che ti ospita quando ai soprastanti minimali richiesti potrai rispondere Sì.

Il resto è castroneria frutto purtroppo “dell’ossidazione cerebrale”, vecchi sentimenti internazionalisti oggi convertititi alla più concreta globalizzazione, o, nel caso di altri, pruderie progressiste di chi si è scoperto tale da Presidente della Camera. Che farà mai se un giorno dovesse succedere alla Presidenza della Repubblica? Forse per questo ha necessità di nuovi “cittadini”.

Opposizione responsabile al governo Monti significa opposizione “senza se e senza ma”.

Questa è l’unica forma possibile di opposizione. Quella manifestata dalla Lega ci appare un po’ morbiduccia, un po’ ruffiana (invero al solito), un po’ inutile. È un governo tecnico e per noi è antitetico al fatto che i tecnici servono la politica e non viceversa. È sostenuto da PD e Terzo Polo e PDL, marmellata tra parte di chi ha vinto le elezioni politiche del 2008 e parte di chi le ha fragorosamente perse, marmellata tra “progressisti” e “conservatori”. È in modo manifesto frutto di dettato internazionale dell’UE e non solo, quindi contrario alla nostra idea-esigenza di sovranità. È chiamato senza mandato popolare a imporre vessazioni fiscali e a decretare sul futuro prossimo della Nazione in nome del “debito sovrano”. È presieduto e informato da chi è stato ed è pubblicamente partecipe a gruppi d’interesse finanziario e pressione politica sovranazionali. Riassumere questo è per ora sufficiente per il nostro deciso NO al Governo Monti.

Luca Romagnoli

nb. immagine tratta da internet