L’AQUILA – Una tragedia annunciata?

Una nuova calamità naturale ha colpito l’Abruzzo lo scorso 6 aprile. Certo le televisioni, di stato e non, e gli altri organi d’informazione avrebbero potuto evitare tanto clamore giornalistico, vagando a riprendere con microfoni e telecamere gli sfollati fra le macerie a poche ore dal sisma, anziché adoperarsi, una volta tanto, piuttosto che a intralciare, a supportare i soccorsi con i loro costosi mezzi. Lungi, comunque da ogni speculazione politica, per rispetto delle centinaia di vita umane andate perdute e dei loro cari che hanno perso casa e tutto il resto, occorre dire che gli avvenimenti e le notizie apprese non possono essere considerate casi isolati. Va infatti rilevato che, al di là della presunta prevedibilità dei movimenti tellurici in base alle emissioni di gas radon, sulla quale ci sono pareri contrastanti e, comunque, si è sempre nel campo della probabilità e non della certezza, e del comprensibile cedimento di alcune costruzioni rinascimentali, molti edifici moderni costruiti nel secondo dopoguerra a L’Aquila, quali l’Ospedale civile, la Casa dello Studente e l’Hotel Duca degli Abruzzi, hanno subito danni strutturali irreparabili. Cose del genere erano già successe in passato, come la palazzina di un ente assicurativo in Via Stadera a Napoli crollata in occasione del terremoto che devastò l’Irpinia nel novembre 1980, o quella crollata a Roma in Via di Vigna Jacobini nel dicembre 1998 senza alcun apparente sintomo premonitore e nessun sisma in atto, per finire, ma ci sarebbero altri esempi tragici, con la scuola elementare di San Giovanni di Puglia, vale a dire tutte costruzioni realizzate fra il ’50 e il ’60, gli anni della ricostruzione e del presunto “boom” economico. Tali casi si ripetono per edifici pubblici, che vengono spesso inaugurati già vecchi e obsoleti, o per costruzioni popolari, opera del connubio fra palazzinari e politici del mattone, quando cioè la superficialità, l’incuria, la corruttela e l’interesse economico hanno la meglio sulle norme di buona tecnica e di sicurezza. La visione di strutture in calcestruzzo, che avrebbero dovuto sfidare i secoli, con ferri d’armatura piegati come lattine di bibite fa riflettere sui corretti dimensionamenti ed esecuzioni, nonché sulle necessarie verifiche da eseguire ante e post opera. Occorre ora che, una volta gestita l’emergenza, le istituzioni preposte facciano una severa autocritica in merito alla “prassi” seguita in materia di costruzioni almeno da 50 anni in qua, promovendo una seria campagna di controlli sulle opere realizzate e sui materiali impiegati. A proposito di questi ultimi, non è inoltre un bel segnale per le costruzioni a venire il fatto che da più parti si sia notato un progressivo scadimento della loro qualità negli anni passati: e non può essere un caso, ad esempio, l’invasione nel mercato dei metalli, e soprattutto del ferro, di prodotti con provenienza orientale, cinese in particolare. Anche queste sono le conseguenze della globalizzazione dei mercati. Tali eventi, per quanto tragici, dovrebbero insegnare qualcosa per le generazioni future: le attuali abruzzesi porteranno sempre con se, loro malgrado, il triste indelebile ricordo di questi giorni e di città e paesi che, dopo aver retto alla sfida millenaria del tempo, non saranno più gli stessi di prima. 8 aprile 2009 (Roberto Bevilacqua – Vice Segretario Nazionale MS-Fiamma Tricolore)