LEGNANO (MI) – Così viene battuta la crisi…

E’ un fatto oramai arcinoto, che la crisi economica mondiale, ha messo in ginocchio la maggior parte delle nostre aziende. Ciò è dovuto principalmente ad una globalizzazione economica senza regole basata su una finanza creativa che continua a creare sfaceli, piuttosto che su un’economia reale ormai agonizzante.
Ma cosa fare di fronte alla crisi più grave nella storia dell’Italia moderna?
Ciò che davvero serve è un patto di complicità tra “padroni e dipendenti”, un patto che serva ad arginare la crisi ed impedire la chiusura di molte imprese. Un fronte comune contro un mercato sempre più aggressivo, mondo del lavoro e della produzione contro la globalizzazione. Nasce così l’idea di una nuova economia della partecipazione e di una nuova forma di democrazia economica con l’inserimento dei manager aziendali, con i lavoratori coinvolti nella produzione e nella conduzione aziendale, introducendo il sistema della cogestione.
Sono molti gli economisti ed esperti del settore che sostengono tale tesi, e sono molte le aziende che per un senso di sopravvivenza e di rilancio adottano tale sistema.
Si possono fare come esempi:

•    Attrezzeria Paganelli di Cinisello Balsamo, un’azienda leader fino a pochi anni fà nella fornitura di componentistiche per automobili. Chiusa nella morsa della crisi economica e con le banche che non erogavano più liquidità, l’impresa si apprestava alla chiusura. Ma i 120 operai hanno deciso di lasciare la liquidazione nelle casse della ditta e investito una parte del Tfr, in cambio hanno ottenuto quote della società e la possibilità di sedersi al tavolo delle decisioni, con un operaio nominato amministratore delegato. Questa decisione degli operai ha portato 100 mila euro nelle casse dell’azienda, grazie ai quali è stata ripresa la produzione. Attualmente l’Attrezzeria Paganelli ha assunto altri 25 lavoratori e lavora a ciclo continuo sei giorni a settimana su tre turni.

•    Art Lining di Calerno (RE), produttrice di interni per cravatte per marchi che vanno da Salvatore Ferragamo ad Armani. Anche qui i lavoratori hanno investito il proprio Tfr e la propria liquidazione ed i dirigenti si sono autoridotti il salario del 15% e deciso che il 20% dello stipendio fosse variabile, legato agli utili che raccoglieranno a fine anno, per salvare una vera e propria eccellenza del made in Italy.

In altri casi invece, nonostante azienda e lavoratori abbiano trovato un accordo per il continuo delle attività, l’intervento inopportuno dei sindacati ha bloccato tutto. Un esempio clamoroso è quello di un’azienda siderurgica di Belluno. Eddi Della Rosa, proprietario dell’impresa con trenta operai, ha chiesto ai suoi dipendenti di lavorare mezz’ora in più al giorno a parità di stipendio per tenere in piedi l’attività e non chiudere i battenti, tutto ciò con l’impegno di rimborso delle spettanze salariali dovute in caso di miglioramento e di rilancio produttivo. Tutti gli operai, tranne due, accettano l’accordo. A questo punto intervengono Fiom, Cgil e Cisl che chiedono al proprietario di avviare un formale negoziato. I sindacati si oppongono perchè vedono leso il loro “diritto” di negoziare anche le vertenze aziendali e perchè viene fortemente ridimensionato il loro ruolo nei rapporti con gli operai. Questa azienda ha chiuso i battenti.
In altri casi i lavoratori trovandosi di fronte un muro sia da parte dei proprietari delle aziende che dei sindacati, hanno deciso di costituirsi in cooperative per rilevare rami delle stesse aziende. Nasce così in Italia il workers buy out, e cioè l’acquisto dell’azienda da parte dei lavoratori, con tale metodo dal 2009 ad oggi si sono salvati 700 posti di lavoro e creati altri 300 impieghi.
Esempio di questa nuova tendenza sono aziende come:

•    Ceramica Magica di Scandiano (RE), ora Greslab. Era un’azienda con 160 operai costretta alla chiusura dalla crisi. Gli operai impegnano le loro indennità ed i loro tfr (cioè tutto ciò che hanno), costituiscono una cooperativa e da dipendenti diventano proprietari.La ditta è nata nel 2011 ed ancora opera nel campo delle piastrelle.

•    Le Vetrerie Empolesi, produttori di vetro soffiato, un mestiere raro, i cui dipendenti oltre a rilevare la ditta ed rilanciarla, hanno addirittura aperto una scuola di formazione dove si formino i giovani.

•    Bulleri Brevetti di Cascina (PI), ora Nuova Bulleri Brevetti. Azienda produttrice di macchinari a controllo numerico, anch’essa rilevata dai lavoratori e rilanciata con un’investimento di 100,000 €

•    Silver Car di Avezzano (AQ), un marchio depositato e leader in Europa per la produzione di bisarche. Gli operai fondano la cooperativa Sts acquistando inizialmente un ramo dell’azienda e successivamente la totalità della stessa.

Come questi esempi ce ne sono molti altri, che variano da un settore all’altro e dimostrano come la determinazione dei lavoratori può andare oltre agli ostruzionismi degli stessi sindacati. Fanno male quindi i sindacati a non capire il forte senso di cambiamento che si sta verificando in molte realtà industriali. Forse non stiamo assistendo ad una nuova rivoluzione economica ed industriale, ma occorre oggi più che mai un atto di coraggio da parte di tutti. In primis dalle Regione, dai sindacati e dalle organizzazioni di categoria per riprendere le esperienze positive che stanno maturando in Lombardia, nel Veneto, in Emilia Romagna ed in alcune regioni del sud Italia.

Izzo Antonio
sottosegr. Fiamma Tricolore Legnano
sez. Domenico Leccisi e Carlo Borsani.