MILANO/GENOVA – CITTÀ IN OSTAGGIO, FF.OO. ALLA SBARRA

Nel pomeriggio dello scorso 20 maggio, alcune centinaia di rom del campo nomadi di via Triboniano, che avevano tentato di avviare una manifestazione, ovviamente non autorizzata, destinata a concludersi con un presidio sotto palazzo Marino, sede dell’amministrazione comunale in Piazza della Scala, hanno lanciato sassi e bastoni contro la Polizia in assetto antisommossa. Le Forze dell’Ordine, nonostante una quindicina di agenti feriti nei disordini, hanno dovuto addirittura giustificare gli scontri parlando di “azione di contentimento”, per non rischiare di incappare in qualcuna di quelle inchieste che una giustizia malata cronica in Italia apre spesso nei confronti di lavoratori e cittadini che svolgono il proprio dovere, come forse in nessun altro paese del mondo. Tali scontri fanno seguito al lancio sassi in direzione delle auto in transito, avvenuto pochi giorni fa sull’autostrada Milano- Laghi, dal vicino campo rom di via Monte Bisbino, al punto di costringere gli addetti alla chiusura dell’autostrada stessa. Ed episodi simili avvengono con sempre più frequenza da alcuni anni, complice un certo “buonismo/lassismo” che autorizza chiunque venga dall’estero a mettere in atto comportamenti tollerati nel Bel Paese, ma passibili di gravi conseguenze per gli autori qualora fossero commessi nel loro paese di origine. Basti citare gli esempi di Via Filzi a Milano, Via Anelli a Padova e i fatti dell’Esquilino a Roma, quando centinaia di immigrati orientali misero sotto assedio un commissariato di P.S., per ottenere il rilascio di alcuni loro connazionali. Tutto questo mentre la Corte di Appello di Genova aveva appena condannato, inasprendo la sentenza di primo grado con pene fino a 5 anni di reclusione, 25 tra vertici e funzionari della Polizia di Stato rei, secondo l’accusa, di aver mollato qualche sganassone terapeutico di troppo a dei “bravi ragazzi”, venuti appositamente da tutta Europa per partecipare ad una manifestazione durante il G8 del 2001 nel capoluogo ligure nonostante il divieto della Questura, “manifestanti” che per tre giorni si erano dilettati a devastare una città intera. Pertanto, chi si trovava in un luogo dove non doveva essere perché espressamente non autorizzato è passato per vittima innocente, mentre chi tentava di far rispettare la legge e l’ordine è risultato carnefice. E’ stato pertanto confermato il perverso e distorto teorema secondo il quale diventa rischioso rispettare le regole e fare il proprio dovere, in un paese che vede molti dei suoi settori, come quello della giustizia, ormai allo sbando. I problemi della gente, quali quelli inerenti alla sicurezza e al lavoro, aspettano soluzioni; il governo e il parlamento finora hanno pensato solo alla tutela dei loro privilegi e interessi, al di là delle dichiarate buone intenzioni: è ora di passare dalle parole ai fatti.

21 maggio 2010

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