MONTALBANO JONICO – Comunicato stampa

Diciotto anni fa, esattamente di questi tempi, ad una precisa domanda rivolta al Cavaliere delle Televisioni e dei giornali, Silvio Berlusconi, chi avrebbe votato per sindaco se fosse stato un elettore romano, rispose senza esitare: Gianfranco Fini, attuale presidente della Camera nonché politico “molto grato” allo stesso potenziale grande elettore. Vale dire l’antagonista di Francesco Rutelli, ora suo sodale, alla carica di primo cittadino della capitale italiana Da quel momento anche il corso della storia politica recente d’Italia cambia ed inizia l’anno della Seconda Repubblica. Non attraverso una nuova costituzione, ma da tutti considerata tale in quanto andava sorgendo nella tempesta distruttiva di tangentopoli, che aveva di fatto costretto molti partiti a cambiare nome e cognome, per la loro impresentabilità, causata da mazzette non più nascondibili. E cambiava anche la storia della destra missina italiana ( per la verità, anche senza il Cavaliere stavamo già conquistando sindaci e ballottaggi importanti tra la primavera del ’93 e lo stesso autunno, per poi esplodere positivamente 1994, con la presenza nel Consiglio dei Ministri, per la prima volta dalla nascita del partito, di rappresentanti del Movimento Sociale).

Senza voler fare la storia dei diciott’anni berlusconiani, abbiamo voluto solamente indicare un incipit di quello che poi sarebbe stato il futuro del quasi ventennio berlusconiano, nel bene e nel male della nazione Troppo presto per dare un giudizio netto all’indomani dalle sue dimissioni, forzate dal mondo intero contro l’Uomo di Arcore. Siamo ancor alla politica ed è a questa che ci dobbiamo attenere. Il crollo dei cosiddetti mercati ( vale a dire il costo eccessivo per fare acquistare ai grandi investitori interessati, nostrani ed esogeni, i titoli di stato, facendoli arricchire a discapito non del governo berlusconi, ma del sangue dei cittadini italiani, come spagnoli o greci, che poi sono in ultima istanza coloro che devono pagare più tasse per rendere più appetibili i titoli stessi, con interessi più elevati) pilotati ad arte. Un manovra diabolica quanto fine per far fallire un governo che non si assoggetta alle loro imposizioni. Basta avere dalla propria parte i tre cani da guardia (ossia le famigerate agenzia di rating, guarda caso sempre americane e braccio armato del potere finanziario mondialista, che danno i voti senza che qualcuno chieda loro a quale titolo li danno questi benedetti giudizi. Basta spostare da parte loro una letterina per costringere gli Stati sotto attacco ad aumentare i rendimenti dei propri titoli, emessi per coprire il debito pubblico. E sono cosi abili che attaccano un Paese alla volta, già facendo capire chi sarà poi la nazione successiva ad avere problemi finanziari.

Hanno iniziato con la Grecia e Spagna, costringendo alle dimissioni anticipate i presidenti dei rispettivi governi nazionali. La tattica è sempre la stessa: prima attaccano politicamente il governo in carica, facendogli perdere la credibilità internazionale, con accuse ridicole quante strumentali. Subito dopo, a spron battuto, parte la Bce che intima le misure economiche -finanziarie che i governi e parlamenti devono imporre ai popoli, e che se non vengono rispettate passano alle minacce Dopo di che commissariano quel determinato Stato, facendolo governare da un tecnocrate di loro fiducia. Per la Grecia fuori Papadopoulos dentro Papadomos;per l’Italia fuori Berlusconi dentro Mario uomo della Trilaterale, bocconiano, già Commissario europeo alla concorrenza, fidato uomo della finanza mondiale. Con gli strilloni degli oppositori felici per la Finanza che va al potere, immemori della loro stessa storia; tutti plaudenti, ad iniziare anche da una parte del centrodestra e sino alla sinistra più estrema ( “cari compagni” ma non eravate i nemici più feroci dei ricchi e dei capitalisti ?). Con la scusa del senso di responsabilità, tutti pronti a votare un governo che dovrà imporre misure peggiori di quelle viste e subite sino ad ora. Ci aspetta per davvero una macelleria sociale, con la scusa di ridurre l’enorme massa di debito pubblico ( ma quando questo cresceva dov’ erano i soloni economisti italiani e stranieri?).

Ora bisogna aspettare al varco anche la Cgil della signora Camusso, e come reagirà quando verranno prese decisioni già adesso definite eufemisticamente impopolari. Vedremo nei prossimi giorni. Intanto constatiamo amaramente che siamo una nazione che non si indigna ( o meglio non reagisce. Solamente un gruppo di scalmanati lo fa per sghignazzare contro il premier dimissionario. Ma i milioni di elettori pidiellini dov’erano l’altra sera a difendere comunque un proprio presidente eletto liberamente dalla maggioranza degli italiani?). Anche qui altro errore :i pidiellini, storia vecchia, non sanno usare la piazza, la regalano sempre alla sinistra che con pochi decine di facinorosi sembra avere l’Italia in mano) . Né ci convince del tutto ( sia pure sotto una situazione emergenziale come quella attuale) l’atteggiamento del Presidente della Repubblica, con tutto il rispetto che pur dobbiamo portare alla massima carica istituzionale della nostra nazione, che non ritiene di dare mandato esplorativo per un nuovo governo ad una personalità del centrodestra che ha vinto le elezioni politiche del 2008, creando così un vulnus costituzionale. Ed anche di fronte ad una mancata fiducia parlamentare al nuovo governo, non si dà incarico ad altri, ma si rimanda il tutto alla sovranità popolare. Con il pretesto che non bisogna perdere tempo, partiti di opposizione e cariche istituzionali si sono prestati ad accettare scelte decise a Francoforte e dall’asse Berlino – Parigi, oltre agli impropri interventi Usa, quando il poprio presidente fa il tifo per soluzioni non legittimate dagli italiani, sospendendo di fatto la prassi costituzionale da usarsi in queste circostanze. Gli elettori italiani stanno subendo, molto probabilmente, una grave costrizione istituzionale, per non parlare di altro ancora più grave.

Ora non resta che prepararsi per una opposizione dura e senza sconto da parte di tutta la destra, anche alla luce del comportamento del centro o Terzo Polo, che non crede ancora ai propri occhi di essere andato al potere senza vincere, in un governo senza popolo. E questa volta tutti insieme, da ciò che resta del Pdl fino a tutta l’area della destra italiana, a fianco del popolo, contro gli ennesimi mercanti del tempio, senza dannose divisioni. Infine, non ci resta che aspettare sole poche ore per capire come questo nascente governo tecnico spera di risolvere il problema del nostro debito pubblico, nonché la reazione interessata del “mercato “ che vede come conduttore governativo un proprio uomo.

13/11/2011

Leonardo Rocco Tauro

Presidente Comitato Centrale Fiamma Tricolore