MONTALBANO JONICO (MT) – Comunicato sul termodistruttore Fenice presente a S.Nicola di Melfi

Ed ora come la mettiamo? I dati che la stessa Arpab (l’Agenzia regionale per l’ambiente lucana) ha comunicato in questi giorni, relativamente al termodistruttore Fenice presente a S.Nicola di Melfi, dimostrano che ci stanno avvelenando: prima l’acqua e poi aria e uomini e donne, e da anni. Ci dicono da almeno 10 anni. Il controllo che doveva e deve avvenire in modo netto ed impeccabile è stato fatto, viceversa, in maniera colposamente negligente, per non parlare di altro. Non si può scherzare con la salute dei cittadini. La democrazia in una società non può né deve essere solamente quella di poter scegliere da chi farsi amministrare.

Democrazia deve significare che chi amministra ha il sacro dovere di tutelare la salute e il mondo che ci circonda, per le generazioni di adesso e di quelle del futuro. La verità, da quanto sta trapelando, è che la Regione Basilicata ha avuto paura di disturbare il grande colosso francese, Edf, che gestisce l’impianto stesso, facendo finta che tutto scorreva nella regolarità (ovviamente al solo fine, presumiamo, di far risparmiare fondi, non imponendo di effettuare i necessari accorgimenti previsti dalle leggi in materia). Salvo poi a scoprire, appunto, in questi giorni, che i dati della presenza di metalli pesanti( in particolare modo i velenosissimi piombo, mercurio e nichel, ed altri ancora) portano gravissime patologie: dai vari tumori alle malattie del sistema nervoso, solamente per citarne due.

Ecco ancora una volta un esempio eclatante di come la terra lucana come viene considerata e difesa. Certamente una piccola regione è destinata ad essere annientata; se poi ci si mettono anche i governanti locali a facilitare il compito di famelici sfruttatori, nostrani ed esteri, il gioco è fatto. Ora la cosa immediata da farsi è quella di sospendere la attività di questo mostro d’acciaio. Effettuando una seria opera di bonifica dei materiali inquinanti, per verificare il rientro nella norma dei metalli nelle falde acquifere e del suolo e sottosuolo.

E questo lavoro di bonifica deve essere monitorato ora per ora e reso pubblico alla cittadini dei comuni interessati e della intera regione, con la trasparenza che l’emergenza ambientale richiede,con contestuale dimissioni di quelli che a vario livello e titolo, nei vari periodi, non hanno evitato lo scorrere dei veleni. Ed infine, con la magistratura che certamente farà sentire il proprio peso verso i responsabili di tale scempio.

18/092011

Leonardo Rocco Tauro

Presidente Comitato Centrale