NETTUNO – NEL TRADIZIONALE “GIORNO DEL GUERRIERO” L’OMAGGIO AL CAMPO DELLA MEMORIA

A NETTUNO RICORDATI I COMBATTENTI DELLA RSI

Nel tradizionale “giorno del guerriero” l’omaggio al Campo della Memoria Domenica 9 maggio 2010, una delegazione de La Destra guidata dal Cav. Uff. Maurizio Brugiatelli, Fiorella Cencetti – figlia di un eroico Ufficiale della Decima MAS – e Sandro Zotti, si è recata al Campo della Memoria di Nettuno nella ricorrenza del “giorno del guerriero”, una ricorrenza che tende ad esaltare il sacrificio per la Patria offerto dai combattenti della Repubblica Sociale Italiana. Il giorno non è stato scelto a caso: 9 maggio. E’ un periodo che racchiude date importanti: il 2 maggio 1945, la fine della guerra in Italia; l’8 maggio 1945, la fine del conflitto in Europa e, non ultimo, il 9 maggio 1936, la proclamazione dell’Impero. La delegazione ha scelto proprio questo giorno, al di fuori delle date canoniche, quelle di massa per intenderci, per “stringersi” intorno all’albero di ciliegio piantato proprio l’anno scorso su iniziativa della Fondazione della RSI – Istituto Storico di Terranuova Bracciolini (AR). Il ciliegio, secondo la tradizione orientale, è l’albero sacro ai guerrieri samurai. E proprio qui ha trovato dimora un piccolo arbusto di ciliegio, nel campo che ricorda gli ultimi guerrieri italiani: quelli della Repubblica Sociale Italiana. Altri ne saranno piantati nei mesi futuri, in ogni luogo ove riposa un combattente della RSI. Un modo per rivendicare il sacrificio mistico dei soldati dell’onore. In progetto il coinvolgimento delle scuole, per sottrarre gli alunni ai periodi plagi che vengono imposti da una casta di professori, generata dal ’68 e dalla teoria dell’egemonia culturale di Gramsci, a cui deve essere data una risposta culturale e nazionale. Brugiatelli, dopo il canonico minuto di raccoglimento, ha ricordato «che in Italia ci sono ancora persone che parlano di odio. L’odio antifascista. La disperazione di questi ultimi sopravvissuti di un’epoca scomparsa si è ormai trasformata in vero e proprio delirio. Ciò ci rattrista. In questo campo, invece, dove regna la pace e la serenità, noi veniamo per stringerci insieme a chi ci ha preceduto sulla strada dell’onore. Qui vive l’amore per la nostra terra, la Patria, che mai nessuno potrà cancellare in nome di astratti principi in cui neanche loro credono. Un giorno ci sarà ancora bisogno di anime pure, che nel disinteresse più totale faranno la “riconquista”. Quel giorno vedremo il tricolore italiano innalzarsi sopra le macerie di un’Italia distrutta e vilipesa da una classe politica corrotta e corruttrice. Quel giorno, saremo noi a fare quadrato intorno alla bandiera della rinata Nazione italiana». Al termine del breve incontro, Bruno Sacchi ha letto una poesia di Gabriele d’Annunzio, il poeta-armato, commuovendo i presenti con le dolci parole che rivendicavano l’italianità dell’Istria, della Dalmazia e di Fiume, terre irredente, dove un giorno tornerà sventolare il tricolore. Quel giorno, liberata la storia dalle infami falsità della vulgata antifascista e anti-italiana, ci ritroveremo uniti in un sol popolo. Senza più odio, senza più fazioni. Pietro Cappellari Ricercatore della Fondazione RSI