Non confondiamo il letame con la cioccolata!

Non confondiamo il letame con la cioccolata! Non confondiamo il letame con la cioccolata! Spesso, troppe volte, sento ripetere che la Lega Nord è il partito del riscatto, degli interessi nazionali, identitario, ed altri argomenti propri della cultura tradizionale, tant’è che molti “camerati” hanno preso armi e bagagli e sono passati nelle fila del “Partito Padano”. Ma le cose stanno davvero così? Per capire in profondità il fenomeno “Lega” è necessario tornare indietro nel tempo e ripercorrere le metamorfosi geopolitiche più significative che hanno segnato il nostro paese. Nel dopoguerra nacque il Movimento Sociale Italiano, un organismo notoriamente di ispirazione mussoliniana. Anche con i tanti errori commessi dai loro vertici, e la demonizzazione dei mass media, il Msi si stava affermando sempre più in tutto il territorio nazionale. Nel 1993 l’Msi ebbe una serie di consensi, tanto che nelle elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale di Napoli e di Roma, l’Msi sfiorò da solo contro la coalizione di tutti gli altri partiti, il 50% dei voti. Nel novembre del 1992 Roma assistette ad una manifestazione di circa 70 mila fascisti/missini (dati della polizia), ecco, allora, che per le Logge si presentava un pericolo, dunque dovette correre ai ripari. Fu proprio a seguito di questi avvenimenti che Gianfranco Fini da acceso fascista, da Segretario del Msi si trasformò in acceso antifascista. Come si giunse a tanto? Con la grande farsa denominata Tangentopoli. Sull’altare sacrificale di tangentopoli, furono immolati i vecchi partiti della corruzione e del malgoverno. A tal proposito i “Poteri Forti” usarono la Lega come raccoglitore della prevista dilagante protesta contro i partiti corrotti della prima repubblica e come argine democratico e antifascista che doveva impedire che la protesta stessa andasse a gonfiare di voti l’unica formazione che, esclusa dal’arco costituzionale era fuori dalla mangiatoia del potere: il MSI. Il temuto partito che rappresentava i fascisti, i naturali e storici avversari del sistema! I poteri forti assegnarono la guida della loro “creatura” (la Lega Nord) a uomini di fiducia, rodati, abituati a svolgere i compiti assegnati. Abitudini fatte proprie ed ereditate in ambienti ideologici socialisti e comunisti, concezioni anch’esse partorite in circoli carbonari. Neanche a dirlo, sono numerosi i dirigenti della Lega Nord della prima ora con alle spalle una militanza giovanile nelle file della sinistra e dell’estrema sinistra. Proprio Umberto Bossi fra il 1974 e 1975 fu tesserato nella sezione del Partito Comunista Italiano di Verghera, frazione di Samarate. In un rapporto della CIA del 12 giugno 2001 si spiega anche che «Bossi è stato attratto dalla politica fin da giovanissimo, partecipando al movimento studentesco di sinistra del 1968. In seguito ha militato in rapida successione: nel gruppo comunista de Il manifesto, nel partito di estrema sinistra PdUP, nell’associazione dei lavoratori cattolici di sinistra ACLI e nei Verdi». Il più volte ministro Roberto Maroni fu invece prima giovanissimo marxista-leninista e poi comunista di Democrazia Proletaria fino al 1979. Non mancano poi ex-socialisti come Ettore Albertoni e Giovanni Meo Zilio. L’immagine di partito organico al popolo di sinistra correlata alla Lega Nord è sostenuta da alcuni esponenti politici italiani, ad esempio Massimo D’Alema intervistato da il manifesto il 31 ottobre 1995 allora segretario del PDS affermò che «la Lega c’entra moltissimo con la sinistra, non è una bestemmia. Tra la Lega e la sinistra c’è forte contiguità sociale. Il maggior partito operaio del Nord è la Lega, piaccia o non piaccia. È una nostra costola, è stato il sintomo più evidente e robusto della crisi del nostro sistema politico e si esprime attraverso un anti-statalismo democratico e anche antifascista che non ha nulla a vedere con un blocco organico di destra». L’equazione Lega Nord – Poteri Forti è confermata nelle dichiarazioni che rilasciò nel 1993 il collaboratore di giustizia Leonardo Messina ai pm di Palermo. Leonardo Messina disse, che con i suoi colleghi di Cosa Nostra gli era capitato di parlare di Bossi, che nell’autunno del 1991 era stato a Catania. “Io lo consideravo un nemico della Sicilia”, diceva Messina. “Perché un’altra volta che viene qua non lo ammazziamo?”. Gli altri lo fermano: “Ma che sei pazzo? Bossi è giusto”. E poi gli spiegano di aver saputo da Totò Riina che non tanto Bossi, quanto il senatore Miglio, era collegato a “una parte della Democrazia cristiana e della massoneria che faceva capo all’onorevole Andreotti e a Licio Gelli”. E che era in corso un lavoro, a cui erano impegnati “Gelli, Andreotti e non meglio precisate forze imprenditoriali del Nord interessate alla separazione dell’Italia in più Stati”, con “anche l’appoggio di potenze straniere”. “Dopo la Lega del Nord sarebbe nata una Lega del Sud, in maniera tale da non apparire espressione di Cosa nostra, ma in effetti al servizio di Cosa nostra; ed in questo modo noi saremmo divenuti Stato”. Scrivono i magistrati: “Uno dei protagonisti dell’operazione sarebbe stato Gianfranco Miglio”. (Il Fatto quotidiano, 16 settembre 2010) Perché tutte le volte che Bossi viene interrogato sulla necessità di modificare la costituzione massonica italiana ha sempre risposto, che la Costituzione va bene così com’è? Perché la Lega Nord disprezza il massonico inno nazionale italiano per far proprio il più ancor discutibile va pensiero del Nabucco verdiano, opera che trae ispirazione dall’esilio ebraico operato dal sovrano di Babilonia Nabucodonosor II? Chi sente propri i valori della civiltà indoeuropea, che proviene da ambienti conservatori e restauratori, che ha scelto di militare nella Lega Nord si pone degli interrogativi? Il passo che porta da strategie politiche alla contraddizione e l’incoerenza e breve! Un conto è servirsi del male secondo strategie da cavallo di Troia, un conto è lavorare al servizio del male. Posso portare esempi a me vicini, e assicuro che i “fascisti” passati alla Lega non hanno margine per iniziative personali, sono in tutto e per tutto subordinati ai loro segretari di partito! Concludo ricordando che sono stati tantissimi i comunisti , che dal colore rosso sono passati al verde.

Emilio Giuliana.