NON SOLO CRISI DI PIERO PUSCHIAVO

NON SOLO CRISI DI PIERO PUSCHIAVO

Anche le ultime elezioni hanno confermato il modello bipolare, con l’anomalia Lega. Il voto ideologizzato, le estremizzazioni politiche, le simbologie storiche ne sono uscite a pezzi. Compresa la Fiamma, che nonostante enormi sacrifici è lontana da risultati accettabili perché non riesce a far sentire la sua voce, ad entrare nel dibattito politico, ad essere presente con costanza e diffusione capillare sul territorio. Figuriamoci ad entrare nelle istituzioni… Al di là e al di sopra dell’astensionismo, che non è un’opzione rivoluzionaria e comunque non incide sulla politica, malgrado qualcuno pensi il contrario, appare evidente che gli elettori hanno individuato soprattutto nella Lega la cosiddetta “destra” e nell’Italia dei Valori la cosiddetta “sinistra”. In questo scenario c’è da interrogarsi e capire come la Fiamma Tricolore possa posizionarsi ed agire per ricavarsi uno spazio politico. Sicuramente non aiuteranno analisi e decisioni affrettate e comunque non esistono “bacchette magiche”. Che la Fiamma abbia in questo momento valore elettorale prossimo al nulla pare lampante, più preoccupante ancora è però l’assenza di un progetto politico chiaro. Non è possibile parlare di onestà intellettuale quando questa non la usiamo nemmeno con noi stessi. È difficile pretendere maggiore democrazia partecipativa all’esterno, quando lo stesso criterio non lo si adotta al nostro interno (ultimo Congresso nazionale docet); “franchi tiratori”, pessimi consiglieri, strateghi del nulla abbondano. Senza indicazioni precise non si ha alcuna prospettiva futura, se non quella della sopravvivenza attraverso occasionali espedienti. Ora, in grave ritardo e molto probabilmente fuori tempo massimo, si parla di PdL o Lega senza aver più alcunché di concreto da mettere sul piatto della bilancia. E perché mai proprio ora? E in che modo? E con quale prospettiva? Il Segretario Nazionale non può assumere una posizione da “curatore fallimentare”. Non deve alimentare confusione, malcontento ed emorragie (che per qualcuno sembrano non costituire elemento di preoccupazione) con comunicati e posizioni altalenanti, com’è accaduto in campagna elettorale. Penso che prima di tracciare una “improbabile” rotta dovremo invece guardare a chi siamo e soprattutto a cosa sappiamo e vogliamo fare: non il singolo, non la corrente, ma il partito! Naturalmente qualsiasi decisione finale spetta al Comitato Centrale, pertanto consiglio di stemperare gli animi e di attendere il prossimo incontro di Segreteria Nazionale invitando tutti al Congresso di Gioventù Nazionale che si terrà proprio il 18 aprile. Non scordiamo che, se di futuro si potrà e si dovrà parlare, ciò non potrà avvenire senza tener conto del ruolo, del sostegno e del contributo che i giovani, non ancora obnubilati dalle sole logiche elettoralistiche ed animati da genuino entusiasmo, potranno fornire. Nonostante tutto.