PADOVA – IL COMUNE È COSTRETTO A BATTERE CASSA A ROMA PER IL FILOBUS E L’ALTA VELOCITÀ FERROVIARIA

Il Comune è costretto a battere cassa a Roma per il filobus e l’alta velocità ferroviaria. Miglioranzi: “Pronti a sforare il Patto di Stabilita’” Girala e rigirala, Verona batte cassa a Roma. Anche il più convertito dal verbo federalista, ormai trasversale a tutti gli schieramenti anche se declinato in particolare dalla Lega, deve arrendersi all’evidenza. La manovra finanziaria taglia gli 86 milioni di finanziamento statale per pagare il 60 per cento del filobus? Il Comune è costretto a fiondarsi nella capitale e a premere sui politici veronesi in Parlamento per tentare di non perdere i denari. Anche se il sottosegretario all’economia e deputato del Pdl Alberto Giorgetti bacchetta Palazzo Barbieri dicendo che se li è fatti scappare. Ma il sindaco Flavio Tosi (Lega) fa sapere che nell’iter per ottenerli Comune e Amt hanno compiuti tutti i passi necessari e comunque ci spera ancora. Il sindaco lamenta che nella manovra del Governo Berlus! coni il Patto di stabilità costringe anche Comuni come Verona con i conti a posto — diversamente da alcuni del Sud — a non spendere soldi in opere e a non assumere per tre anni dipendenti? Anche qui: unica speranza i parlamentari ed esponenti «amici» del Governo. Nel frattempo il Cipe ha tagliato tutti i finanziamenti statali per costruire l’Alta velocità ferroviaria nei tratti Brescia-Verona e Verona-Padova. VINCOLI. A Verona sembrano così restare solo briciole, dalla finanziaria. E il caso dei mancati, per ora, finanziamenti al filobus, ma anche dei vincoli del Patto di stabilità interroga la politica scaligera. A cominciare dal Consiglio comunale, guidato in maggioranza da Lega e Pdl, cioè le stesse forze governative (a Verona insieme anche a Lista Tosi e Udc). «Questo non è il momento di concentrarsi sullo scontro fra il sindaco Tosi e l’onorevole Giorgetti né di alimentare nuove polemiche. Ora si ! faccia quadrato per recuperare i finanziamenti al filobus»! ;, dice il capogruppo di Forza Italia-Pdl Salvatore Papadia, che sarebbe stato favorevole a ridurre le Province. «Questa finanziaria è stata elaborata in soli otto giorni e qualche errore ci può stare», aggiunge, «ma ora ci sono 60 giorni in Parlamento per recuperare i soldi». Ma questa manovra è davvero penalizzante per certe aree del Paese rispetto ad altre? «Non mi pare. Rispetto agli anni precedenti i sacrifici sono maggiormente distribuiti e c’è un certo equilibrio», fa notare Ciro Maschio, capogruppo consiliare di An-Pdl, «ma dovremo confrontarci ancora, in futuro, per fare in modo che i Comuni più virtuosi possano avere maggiore capacità per compiere investimenti». CHANCE. Andrea Miglioranzi, capogruppo della Lista Tosi, è cauto e pungente: «Per i soldi al filobus bisogna capire esattamente che cosa dice il testo e comunque confido nei parlamentari veronesi, di tutti i partiti, che sapranno fare ancora una volta squadra per far restare le somme stanziate. Quanto al Patto di stabilità», aggiunge, «io credo che la sfida vada posta alla politica e che Verona possa anche esporsi al rischio di sanzioni della Corte dei Conti, sforando il Patto di stabilità, per realizzare opere utili alla città. Ce lo chiedono le categorie,che fanno lavorare le famiglie. Esiste quindi un problema di ricaduta sociale». Sui mancati soldi per il filobus il consigliere di opposizione Carlo Pozzerle guarda ai fatti: «Se passa il decreto della finanziaria, articolo 46, i mutui concessi dalla Cassa depositi e prestiti prima del 2006 sono persi. Il Comune di Latina, invece, che farà la tramvia su rotaia, non perderà i finanziamenti perché ha già aggiudicato i lavori per costruirla, come Padova, mentre Verona non ancora. Spero ci siano margini per porre rimedio, ma mi domando dove erano i politici veronesi del Pdl e della Lega quando il Governo ha prediposto il provvedimento. Come hanno fatto togliere l’abolizione della Province, potevano far to! gliere l’articolo 46». Pozzerle ricorda che «l’arti! colo 46 dice anche che i soldi recuperati andranno al Fondo strategico per le infrastrutture, ma con priorità il Mose di Venezia. Quindi Verona è esclusa da qualsiasi intervento strategico infrastrutturale».