PADOVA – STRUMENTALIZZAZIONE IN IRAN

La foto simbolo delle proteste in Iran contro Ahmadinejad, che ritrae una ragazza piazzata di fronte all’auto del presidente, è uno scatto inserito in rete da tale “secondoprotocollo” e che lo stesso autore ha confermato essere un fotomontaggio. Tale foto è roboantemente paragonata a quella famosissima, scattata in piazza Tien An Men nel 1989 e che mostra uno studente, vero e non fotomontato, che si para davanti a un carro armato comunista, altrettanto vero e reale, questa foto sì icona immortale della rivolta giovanile contro un sistema criminale. Ben altra cosa si registra in Iran, dove a seguito di regolari elezioni che hanno sancito la schiacciante vittoria dell’attuale presidente, si è voluto inscenare un assalto al potere legalmente costituito, con conseguente repressione che in certi paesi è purtroppo dura e spietata. Di qui il consueto straccio di vesti dei paci-finti mondiali, dei vari esportatori di democrazia bellamente appollaiata sulle ali dei cacciabombardieri, dei governi del mondo occidentale che non aspettavano altra occasione per sistemare in un cassetto la crisi epocale che li sta mettendo con le spalle al muro per riempire i telegiornali di reprimente contro Ahmadinejad, che nessuno sembra ricordare essere il legittimo presidente scelto liberamente dal popolo iraniano. E a decorare questa torta farcita d’ipocrisia, la ciliegina della foto simbolo, che altro non poteva essere che un tarocco: in un mondo dove l’apparenza vale dieci volte la sostanza, un fotomontaggio può essere tranquillamente l’emblema di una strategia di criminalizzazione della nazione iraniana che, voce nel deserto, da sempre denuncia il marciume sociale, ideale ed economico del cosiddetto mondo occidentale. E alla pletora di giudici illuminati che in questi giorni vomitano editti di condanna senza appello al presidente ed al popolo che l’ha votato, auguriamo di non diventare gli apripista per una delle puntuali guerre di esportazione della democrazia a stelle e strisce, queste tutto, ahimé, tranne che fotomontaggi.

(Bruno Cesaro – MS-Fiamma Tricolore)