PERCHE’ TUTTI A NAPOLI

Nella storia di un movimento politico ci sono momenti che sono più importanti di altri. Né può essere diversamente. Proprio le situazioni sociali, economiche, politiche, istituzionali impongono a tutti, e dunque anche a noi, di dover essere tenacemente presenti, per evitare che che la nazione precipiti.

Ognuno deve poter portare un proprio contributo, una sorta di militanza religiosa, questo per la sacralità del momento e dei luoghi. Nella via e nel divenire delle nazioni, dei popoli, sono sempre le elites che si impongono ed impongono la via, interpretandone i sentimenti più profondi dei residenti. Sono quelli che sino all’estremo sacrificio della propria vita ritengono di doversi sobbarcare il non leggero lavoro di trainare dietro di se milioni di individui e farli diventare nazione e popolo.

Educarli per il raggiungimento di un obiettivo generale, superando le inevitabili debolezze personali e i propri limiti caratteriali di ognuno. L’individuo in sé, preso a se stante, non riuscirebbe mai ad essere del tutto autosufficiente, e questo sia nelle cose più ordinarie che in quelle più alte e più nobili, Il raggiungimento di un più elevato livello di vita lo si può avere solamente in una dimensione di scambio reciproco, sino all’infinito. Non sfuggono a questa aurea regola nemmeno le organizzazioni, da quelle più semplice, composte da poche persone, a quelle più complesse, che diventano comunque punto di riferimento, per farsi governare o in cui credere, di decine di milioni di cittadini.

E nell’attuale epoca chi più delle forze partitiche è capace di catalizzare milioni di individui, che vedono le prime come portatrici dei propri desideri, della propria voglia di riscatto, di impegno? Quale altra associazione, singolarmente presa, è capace di mobilitare tante energie quanto un partito politico? E quanto più un partito si trovi ad avere una classe dirigente onesta seria, preparata, che dà tutta se stessa, in uno scambio intenso e profondo di affinità tra eletti ed elettori, tanto più ne beneficia l’azione politica intesa, come produzione spirituale, morale, etica e pratica.

Ed oggi proprio la crisi delle classi dirigenti, dovuta ad un diffuso quanto disonesto comportamento di accaparramento della risorse pubbliche per fini personali, ha decretato la fine della fiducia tra rappresentanti e rappresentati. Ma i partiti sono tutti disonesti? Meritano tutti di andare a casa o nelle patrie galere? Sono sostituibili con altri tipi di organizzazioni? Io ritengo che pure un momento di massimo prevalere dell’antipolitica c’è e ci deve essere spazio per i partiti seri e dirigenti seri, capaci di combattere sino alla fine contro l’attuale il terrorismo finanziario internazionale, senza regole e senza morale, che sta massacrando le società. Nella storia Repubblicana Italiana dal 1948 ad oggi esiste nel panorama nazionale una forza politica nazionale, appunto, che della concezione dello stato e della nazione non ha rivali o eguali. Non lo diciamo per una sorta di sterile auto-propaganda, anche perché sarebbe altamente ridicolo. Ma lo attestano i fatti.

Gli uomini che hanno servito la nazione e le istituzioni, sia pure da una posizione minoritaria, e per la stragrande maggioranza dei decenni all’opposizione, sono senza alcun dubbio rintracciabili nel Msi prima e nella Fiamma Tricolore oggi. E non perché non hanno avuto la possibilità di governare, come stupidamente e banalmente qualcuno dice e pensa. Perché anche dall’opposizione, se si vuole essere disonesti, c’è una autostrada davanti a se per non esserlo. E chi è stato negli enti locali, ha avuto modo di poterlo ampiamente sperimentare.

No, non di mancanza di gestione del potere si tratta. Si tratta molto più semplicemente di alto senso nei valori e nel destino di un popolo. Ecco perché diversi dagli altri. Ecco perché dobbiamo scendere costantemente e incessantemente nelle piazze, e oggi più di ieri. Non c’è ne frega del numero ( mille o centomila ), ha esso si la sua importanza, ma non è tutto. Tutte le maggioranze come la storia insegna, sono partite dall’essere minoranze. Ecco perché dopo Milano, dobbiamo essere a Napoli, e poi a Palermo, e poi a Torino, e poi a Catania, e poi a Bologna, e poi a Firenze, e poi a Bari. E cosi, città per città. Insomma, dobbiamo riprenderci l’agorà. Siamo gli unici a poterlo fare. Siamo gli unici che ancora abbiamo il senso dello Stato e della Nazione.

14 aprile 201 – Leonardo Rocco Tauro