PRECARIETA’ – spunti da una gentile lettera

PRECARIETA’ – spunti da una gentile lettera.

Alla cortese attenzione di Luca Romagnoli

Salve, sono F. B. ho 29 anni, ho superato vari step formativi (sempre col massimo dei voti) ed ora sono docente precario (molto precario, purtroppo) di lettere. Mi sono interessato di politica fin da giovanissimo e ho sempre abbracciato gli ideali della destra. Le mie simpatie si sono corroborate nel tempo tramite una condivisione di prospettive, speranze ed ideali. Il tutto tenendo sempre ben riposto nel cassetto il sogno di fare politica.

Ma ora voglio porle alcune riflessioni sperando che diventino un momento di condivisione: che futuro c’è per i precari? Faccio questa banale domanda perchè penso che risolvere il problema equivarrebbe a prendere finalmente a picconate la crisi e perchè è ora di uscire dall’equivoco per cui questo è un tema caro solo alla sinistra. Allora perchè vogliamo lasciare che ad intercettare i giovani siano solo i movimenti di protesta alla Grillo, incapaci di proporre alcunchè? Perchè non mettere da parte alcuni “dinosauri” e dare spazio alle forze fresche, a giovani precari di destra che, come il sottoscritto, pur non avendo mai fatto politica, la seguono da sempre, hanno un ottimo percorso di studi e sono dotati di voglia di fare e capacità oratorie?

Perchè non promuovere concorsi per ruoli nel partito che consentano ai più meritevoli un’ascesa politica (che quindi non dipenda da accosti e piaggeria)? Sarebbe molto bello e utile per il paese se questo avvenisse, sarebbe davvero una scommessa che metterebbe in un angolo la vecchia politica. Ma per chi come me è animato da buona volontà, ha buona cultura ed entusiasmo ma poco denaro liquido (vista la precarietà sopra citata) da investire in un percorso che rischia di essere aleatorio il partito cosa consiglia? mi aspetto una risposta che non sia di pura e formale circostanza.

Con stima F. B.

Salve Francesco, ti ringrazio per la tua lettera, che mi consente di affrontare in pillole il problema dell’oggi: la precarietà. Certo un tema che non è di destra o di sinistra, ma un problema del sistema cui dare risposte, serie, concrete e oneste è oggettivamente difficile. Dunque, vediamo un po’…

Intanto la politica (appunto nel tipo vigente di “sistema”), dovrebbe dare risposte con proposte operative e quindi legislative e cosi con decreti attuativi, al problema precarietà in generale. Nel nostro presente e in un Paese che vanta diversi primati in termini economici e civili, non dovrebbe essere ordinaria, bensì straordinaria ogni sorta di precarietà: lavoro, casa, salute, educazione, professionalità, “pensionabilità, ambiente e cosi via. Cosi non e’ per una fascia troppo estesa di popolazione. Quindi il sistema politico-economico in cui viviamo e’ lungi dall’essere perfetto, anzi e’ ampiamente scadente. E ci vantiamo di essere nel XXI secolo.

Certo se ragioniamo in termini relativi e guardiamo a come “virtualmente” vive un trentenne “medio” oggi, rispetto alla generazione precedente…, ma se consideriamo gli strumenti dell’oggi (intendo dire come e quanto meccanizzazione e informatica avrebbero dovuto/dovrebbero via via liberare tempo dal lavoro), rimaniamo quantomeno scettici. Vero, prima ci si accontentava, c’erano meno esigenze (un prato sconnesso ed un pallone, la parrocchia o la sezione di Partito), oggi non avere 10 euro per una birra il venerdì sera con gli amici è un problema. Ma è anche vero che ieri con un’istruzione si poteva sperare di vincere un concorso ed essere impiegato a vita, dallo Stato o da un privato. Oggi? E potrei dilungarmi a non finire in esempi di antiche e nuove precarietà, per il lavoro o gli altri aspetti dell’esistenza di cui dicevo.

Tant’è, il miglioramento dell’esistenza dell’uomo c’è per moltissimi aspetti, contro l’innegabile peggioramento di altri. Quello più eclatante è che dovevamo attenderci più sicurezza e stabilità, invece ci troviamo con più precarietà (non in tutto, a ben vedere), dell’esistenza. Noi vorremmo correggere con una diversa organizzazione civile politico-economica, questo. Noi dovremmo, ad esempio, attualizzare e realizzare temi (di cui in troppi nella cosiddetta “area” e non solo si “riempiono la bocca“) quali socializzazione e partecipazione, alla struttura socioeconomica e demografica dell’oggi; noi dovremmo re-inventarle considerando come è fatta la società oggi (se non addirittura immaginarla domani) e poterle attuare: questo è possibile solo dirigendo (o almeno “partecipando”) il governo della nostra Italia.

Con queste ambizioni la generazione che “quasi mi ha preceduto” si e proposta. In nome anche di questa proposta molti degli eletti e degli amministratori a tutti i livelli (dai consiglieri di quartiere ai ministri) di Alleanza Nazionale prima e poi del PDL, FLI, e anche LEGA, hanno fatto carriera e fortuna. Non mi risultano in proposito leggi attuate e applicate. Anzi in nome di una stranissima “economia sociale di mercato” hanno avallato e tollerato la precarietà, premurandosi solo di incolpare, in proposito e a sproposito, “altri”. Alcuni poi si sono distinti spingendosi ai massimi livelli dell’ipocrisia, con “democristiana sapienza” hanno aiutato e “sistemato” alcuni “camerati” acciocché fossero d’esempio di “partecipazione e meritocrazia” agli altri.

Non è così? Mi smentiscano e dimostrino il contrario. Veniamo al nostro Partito: non siamo in grado di fare alcun concorso né di assumere dirigenti o militanti; abbiamo da anni una sola impiegata e questo è quanto possiamo fare. Da parlamentare europeo ho avuto e dato altre possibilità. Chissà in futuro, ma per oggi posso solo ringraziare chiunque vorrà impegnarsi da “volontario nazionale” per il Movimento Sociale-Fiamma. Sarebbe invece opportuno poter selezionare in modo organico i dirigenti di Partito e avere la possibilità di assicurarne il ricambio, non forzosamente per via generazionale (che facciamo come gli Sciiti che canniballizzavano gli anziani?), ma per naturale “sorpasso di energie e competenze”. Questo sarebbe l’optimum, ma questo è difficilissimo in qualsiasi associazione/partito su base volontaria: La farina gratuita è oggettivamente difficile che dia lo stesso ottimo pane di quella selezionabile per acquisto.

Come spesso ho detto è mia convinzione consigliare ai nostri giovani di non anteporre la politica alle scelte professionali. Non può e non deve essere la politica una risposta alla precarietà. Ritengo errato fare della prima una professione, perché essa per essere “attività alta” al servizio della propria comunità (locale o nazionale) e non pastone per l’ingrasso di individui che nella vita non trovano altre prospettive e che pertanto ne sono condizionati per l’esistenza (con tutti i rischi morali e sociali che ciò comporta): la politica deve essere appunto libera dal giogo esistenziale. Crearsi una prospettiva professionale per meritocrazia e poi dedicarsi alla politica; questa ho sempre ritenuto e ritengo sia la migliore prospettiva per il soldato politico che della “vita tradizionale” non faccia solo uso oratorio e demagogico ma scelta, appunto di vita.

Forza e coraggio, ottimismo ed impegno: queste sono le uniche risposte serie che un politico, propalatore della meritocrazia ma che nulla può in termini di governo, deve dare di fronte allo spettro della precarietà.

Luca Romagnoli