Riforma scolastica. Cosa si contesta?

Jan Amos Comenius fin dal 1600 proponeva una unificazione del sapere e sua propagazione grazie a un sistema scolastico perfezionato posto sotto la direzione di una specie di accademia internazionale. Quanto proposto e caldeggiato dal massone sopra menzionato ha trovato la realizzazione e applicazione nel corso dei secoli. Naturalmente il nuovo ed illuminato insegnamento scolastico sarebbe stato privo di moralità ed etica. Congetture, liberali, materialiste e relativiste, avrebbero eradicato in profondità qualsiasi sentimento metafisico. Consapevolezza spirituale che trova i suoi pilastri nella tradizione e cultura Classico romana, plasmata dal cattolicesimo.

Questo breve quanto sintetico assunto introduce a comprendere i reali motivi per la quale è contesta la riforma scolastica voluta dal governo Berlusconi. Il punto della riforma più criticato ed osteggiato sono i tagli dei finanziamenti alla scuola pubblica a favore delle scuole private! Come è noto in Italia le scuole private sono quasi tutte cattoliche (almeno a parole), ed è proprio questo il nervo scoperto che tanto innervosisce il “compositore” dello spartito che da secoli suona la carica ed agita tutte le rivoluzioni antitradizionali, con un unico fine la scristianizzazione del mondo, nel nostro caso l’Italia. Siamo consapevoli della buona fede dei giovani manifestanti (numericamente una sparutissima parte degli studenti italiani), i più animati da buoni propositi, ma considerata la poca quanto nulla esperienza e malizia, facili strumenti inconsapevoli (solo i “nipotini” dei “baroni” sono complici consapevoli) di fosche e losche trame, con Fini inimmaginabili, poco nobili, ne disinteressati e certamente non a favore per gli studenti.

La riprova si riscontra nel silenzio tombale calato su uno tra i più illiberale ed anticostituzionale obbligo che grava sullo studente italiano, ovvero la costrizione per legge alla scolarizzazione! Gli studenti, ma anche chi studente non lo è più dovrebbe manifestare la volontà di cambiare la legge della scolarizzazione, con una ragionevole legge all’istruzione! Oggi più che mai sarebbe necessario che i genitori o chi esercita la patria podestà possa indirizzare l’istruzione del proprio figlio nel rispetto ed conformità delle proprie origini, tradizione e cultura.

Per chiarezza, le scuole private non sono e non potrebbero essere causa di deficienza economica, infrastrutturale e culturale delle scuole pubbliche e tanto meno da impedimento allo studio a chiunque ne abbia diritto (vocabolo del quale se ne fa un inappropriato uso). Per esperienze maturate sul campo (studenti lo siamo stati tutti) nelle scuole pubbliche si insegna l’errore, faccio alcuni brevissimi esempi: teoria di Darwin nelle materie scientifiche, la Palestina non esiste geograficamente, storicamente…beh lasciamo perdere! Le università sono le roccaforti dell’errore e degli orrori culturali o meglio inculturali, che traggono origine da quell’annata disinibita e nefasto (per usare un eufemismo) sessantotto.

Economicamente parlando, per le casse dello Stato le scuole private sono una bella boccata d’ossigeno. Gli alunni che frequentano strutture private, se dovessero frequentare scuole statali creerebbero dei problemi infrastrutturali e docente. Infatti, occorrerebbe costruire ulteriori edifici scolastici ed impiegare un necessario ed adeguato numero di insegnanti, che mediamente vengono remunerati con stipendi molto ragguardevoli rispetto ad insegnanti di scuole private. Alla meglio, laddove non si costruirebbero altre scuole si formerebbero necessariamente classi con 40, 50, 60 alunni! Le infrastrutture scolastiche private si gestiscono in minima parte con i finanziamenti statali, il resto con le rette degl’iscritti (solitamente accessibili a qualsiasi famiglia) e gli introiti recuperati dagli affitti dei posti letto dei loro convitti, messi a disposizione degli studenti che frequentano scuole pubbliche, che tra l’altro usufruendo di questa possibilità risparmiano in maniera sostanziosa rispetto ai costi che dovrebbero sostenere per gli affitti dei posti letto reperibili sul mercato privato.

In linea di principio, smentite le argomentazioni secondo cui i finanziamenti alle scuole private penalizzerebbero le scuole pubbliche, va però evidenziato un altro grande problema che colpisce gli italici studenti. Da un recente test promosso dall’OCSE a Pisa emerge che ai primi posti nei test di lettura, scienze, matematica, ci sono solo gli studenti quindicenni di Shanghai. I ragazzi italiani compaiono tra i primi trenta solo nella classifica sulla abilità di lettura, ventinovesima per la precisione. Il motivo di tale supremazia va ricercato nella volontà del Partito Comunista di creare il laboratorio dove sperimentare le riforme cinesi, cioè Shanghai appunto, creando un sistema educativo dove gli studenti abbiano performance ad alto livello, chiudendo le scuole che non sono efficienti per garantire il target prestabilito, forse per la futura sfida che gli aspetta di una superpotenza economico-finanziaria dopo la caduta dell’impero anglo- americano-sionista (difatti vediamo che l’aristocrazia ebraica si sta spostando verso il dragone man mano che si allontana dal vecchio ed obsoleto servitore). La prova dell’OCSE, mostra chiaramente il bassissimo livello della qualità del nostro sistema scolastico. Quanto finora scritto, senza spocchia mette a nudo (pur se non in modo esaustivo) l’inconsistenza dei motivi che originano la contestazione sulla riforma scolastica. Dalla contestazione emerge una sorta di presunzione studente-centrico, che per dirla alla Federico Nietzsche, pare che dall’alto delle loro vette non si accorgano di cosa ci sia in pianura, infatti se le scuole private in parte finanziate dallo stato, le università pubbliche finanziate dallo stato lo sono in toto, che tradotto vuol dire che il tanto decantato “diritto” allo studio è tale grazie alle tasse pagate coercitivamente da tutti i lavoratori Italiani.

La classe lavoratrice non è una associazione filantropica disposta a devolvere soldini per il popolo universitario! Sono milioni gli italiani che alla scolarizzazione (non è una battuta!) preferiscono il mondo del lavoro! A Trento a causa delle università gli affitti delle case sono eccessivi, i costi degli immobili proibitivi! Un grave problema per i lavoratori che mensilmente percepiscono mediamente stipendi da mille euro! Studenti rivoluzionari e “ricercatori sindacalizzati” così agguerriti e determinati a difendere i loro interessi di casta, appaiono indifferenti ed inermi dinnanzi alle reali sperequazioni attuate dall’attuale governo, infatti lo scorso tre dicembre, il governo Berlusconi ha mandato in Senato a firma del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini le scelte del ministero e dell’intero esecutivo per finanziare in ogni settore la ricerca: dalla scienza alle lettere, dalle arti alla tecnologia.

La somma trovata, pur fra le pieghe dei tagli imposti da Giulio Tremonti, è rilevante: un miliardo e 754 milioni di euro. Ed è anche più alta di quella proposta l’anno precedente (era un miliardo e 628 milioni di euro), contrariamente a quel che si dice in convegni non solo delle forze di opposizione. È in quel fiume di fondi pubblici che spunta una decisione piccola ma importantissima per la comunità ebraica: il fondo governativo per la ricerca ha deciso di finanziare un progetto che il Collegio rabbinico nazionale ha siglato con l’Unione delle comunità ebraiche italiane. Si mette a disposizione un milione di euro per il 2011 e se ne garantiscono già altri quattro milioni fino al 2015 (qualsiasi governo sarà tenuto a rispettare la decisione) per ‘la traduzione integrale in lingua italiana, con commento e testo originale a fronte, del Talmud, opera fondamentale e testo esclusivo della cultura ebraica. Per concludere questa breve e non articolata disamina, voglio ricordare che l’istruzione non è un dogma, ne strettamente necessaria per la conduzione di una vita giusta, amorevole e caritatevole. Civiltà millenarie che ci hanno preceduto lo dimostrano. Oggi, tempi di lumi e di ragione è stata imposta l’ideologia (si badi non l’idea) che lo studio è un diritto, perché è la cultura che alimenta le grandi ed avanzate civiltà!

Paradossalmente, adesso che l’ignoranza culturale sembra un ricordo del passato, viviamo in un contesto sociale immorale, pietoso dal punto di vista etico ed economicamente misero! A memoria d’uomo, se non erro la Storia del passato ci ha lasciato ricordi di grandi e splendide civiltà mitiche, la quale grandezza non si è costruita e retta sul diritto allo studio! La società moderna, istruita e letterata ha pensato e basata sui sistemi capitalistici e comunisti! Winston Churchill, non Benito Mussolini, a riguardo aveva maturato un pensiero certamente condivisibile: Il Capitalismo è la ripartizione ingiusta della ricchezza, il Comunismo è la ripartizione uguale della povertà. Si all’istruzione libera, un deciso no alla scolarizzazione coatta!

Emilio Giuliana.

<<….. Su questa nostra terra un vento soffierà e noi semineremo la nostra libertà. Lontano spazzerà i figli del tradimento, ma noi saremo in piedi: siamo “Amici del Vento”>>.