Roma, 31 dicembre 2010 – Un anno che finisce nel peggiore dei modi

Il 2010 finisce nel peggiore dei modi e il Presidente ce lo ricorda. La morte del giovane militare italiano in Afghanistan ci porta tutti con i piedi per terra e fa vivere alla nostra Nazione una brutta giornata, e una triste festività. Una brutta giornata che è l’ultima di un periodo davvero triste per il nostro Paese, sia in termini politici che altri.

Finisce un anno che era iniziato con la rivolta di Rosarno in Calabria, di chi raccoglie arance, ed è finito con la capitale messa sotto assedio di migliaia di studenti che manifestavano contro la riforma dell’università, dallo stesso Presidente presa in considerazione nel suo discorso. Ascoltando il presidente ho avuto modo di apprezzare la apertura del suo discorso rivolto alle giovani generazioni, e l’invito rivolto ad esse a far parte e farsi partecipe delle iniziative e della spinta politica, invitando gli stessi a porsi domande sul futuro. Buona è stata la sua critica sul distacco tra il mondo politico e istituzionale e il mondo civile, la società intera e il suo invito alla società a rendersi partecipi delle scelte politiche, anche quando la politica ufficiale sembra non voler ascoltare.

Condivisibile è l’invito del Presidente a pensare con positivo realismo all’Europa, da Italiani e da Europei e ci invita a pensare ad una Europa di Nazioni e di Popoli, per far fronte alle insidie della globalizzazione e degli attacchi all’Euro che in Europa ha già mietuto vittime. Era ora! Apprezzabile è l’invito del Presidente circa il dovere del pagamento delle imposte per far fronte al nostro debito pubblico e per ridurre la spesa corrente, e l’invito a mettere mano alla riforma fiscale, per poter poi aumentare gli investimenti nella ricerca e nella cultura. Il Presidente ricorda il malessere sociale per la maggior parte della popolazione. Un malessere che spesso significa non poter arrivare a fine mese con lo stipendio. Un Malessere che anche noi spesso denunciamo e che anche per il 2011 il Movimento Sociale fiamma vorrà farsi interprete di rivendicazioni.

Giovanni Demarco