ROMA – ACCORDO G20 SU TAGLIO DEFICIT: NIENTE TASSE ALLE BANCHE, MANI IN TASCA AI CITTADINI

ROMA – Accordo G20 su taglio deficit: niente tasse alle banche, mani in tasca ai cittadini Nell’ultima riunione dello scorso 27 giugno, nonostante le divergenze tra Stati Uniti e Unione Europea sulla strada da seguire per la ripresa dell’economia mondiale, i paesi del G20 si sono impegnati a dimezzare i propri deficit entro il 2013, incoraggiando una disciplina di “sostenibilità fiscale credibile, graduale e favorevole alla crescita”. Invece nulla accade circa la ventilata tassa a carico delle banche: le ipotesi diverse da paese a paese hanno fatto sì che i “camerieri” non disturbassero i grandi “manovratori”, tanto per confermare il dogma dell’intangibilità delle lobbies dei banchieri. La speranza è pure che si stabilizzi o si riduca, entro il 2016, il rapporto debito pubblico-prodotto interno lordo, procedendo sulla strada di azioni comuni per sostenere la ripresa e nuova occupazione: sì, ma come senza intaccare la maggiore fonte del debito pubblico che sono proprio gli interessi pedissequamente riscossi dal sistema bancario? Così, mentre nel Bel Paese la maggiore preoccupazione legislativa è quella di procedere con una rapida approvazione (a suon di ennesima “fiducia” posta dal governo?) della “legge-bavaglio” sulle intercettazioni di ogni tipo e il PdL sta progettando modifiche per il “lodo Alfano”, con il fine di estendere la sospensione dei procedimenti penali cominciati prima dell’assunzione della carica, attualmente valida solo per il Capo dello Stato, pure al Presidente del Consiglio e ai Ministri (anche i casi di Dell’Utri e Brancher hanno fatto scuola…), il governo mette le mani in tasca agli italiani per ridurre il deficit. Infatti, dopo i tagli a Regioni ed Enti Locali (peraltro spesso fonti di poltrone clientelari in una marea di incarichi di “sottogoverno”, di sperperi per esose e inutili consulenze), per sanare i conti pubblici, a partire dalle casse dell’ANAS, un’ulteriore balzello graverà soprattutto sui lavoratori pendolari, oltre che su coloro i quali partono in auto per le vacanze estive: dal 1° luglio si paga un euro in più (3 per i mezzi pesanti) su 26 tratte autostradali di raccordo con superstrade finora esenti da pedaggio, sia in ingresso sia in uscita. In particolare sono stati presi di mira il sistema delle autostrade afferenti al GRA intorno a Roma, il raccordo Salerno-Avellino, la A3 verso la Calabria a sud di Salerno, la A14 intorno a Pescara, la A1 intorno a Firenze e la tangenziale di Torino: insomma, guarda caso, tutti quei brevi tratti autostradali utilizzati abitualmente per raggiungere il posto di lavoro, i cui utenti ora debbono spendere circa 50 euro in più al mese. E non è finita: anche le tariffe autostradali su tutta la rete hanno subito un ritocco di un millesimo di euro al chilometro (3 per i mezzi pesanti) e in un prossimo futuro il pedaggio verrà introdotto anche sull’intero GRA e la Roma-Fiumicino. Sono stati pertanto applicati provvedimenti “a pioggia” che vanno a gravare un po’ su tutti indiscriminatamente (però i parlamentari, fra i tanti benefici, non pagano le autostrade…), anziché, per esempio, andare a ridurre drasticamente quella pletora di nullafacenti, fannulloni e incapaci che brancolano nei meandri e ai margini della politica che, purtroppo, conta. Intanto nella Capitale, fra patrocini vari di Regione, Provincia e Comune, proliferano i “Gay pride”, gli altri eventi e manifestazioni estive, di incerto ritorno economico, discorso sulla decenza e il buon gusto a parte, occasione per gettare nel Tevere altri soldi dei contribuenti romani: ne sentivamo il bisogno!

2 luglio 2010 (Roberto Bevilacqua)