ROMA – Firme ed elezioni: Italia nel caos

L’Ufficio Centrale Regionale, costituito presso la Corte d’appello di Roma, ha respinto il ricorso presentato dal PdL dopo l’esclusione della propria lista della Provincia di Roma per le elezioni regionali del Lazio, a causa del ritardo nella presentazione all’Ufficio Centrale Circoscrizionale, costituito presso il Tribunale di Roma, e un primo ricorso a quest’ultimo, anch’esso rigettato. Alla medesima conclusione era giunto, pochi minuti prima, l’analogo Ufficio presso la Corte d’Appello di Milano, che non ha ammesso, per insufficienti sottoscrizioni, la “Lista per la Lombardia” collegata al candidato Presidente Roberto Formigoni per le elezioni regionali di fine marzo. Si attendono ora gli esiti dei ricorsi sull’esclusione di diversi “listini regionali” del Lazio, fra cui quello collegato a Renata Polverini, per difetto della firma di uno dei delegati di lista, presentati al medesimo Ufficio presso la Corte d’Appello di Roma. In caso di rigetto, è previsto, in tutti i casi, il ricorso al TAR competente per territorio. La complessa vicenda del “pasticcio” liste, come definita dallo stesso Giorgio Napoletano, è destinata quindi a prolungarsi nell’ambito dei TAR di Lazio e Lombardia, in prima istanza, e forse anche, in caso di probabile eventuale ulteriore rigetto, presso il Consiglio di Stato. Inoltre, la possibilità della soluzione “politica” con il varo di un provvedimento “salva liste” è un percorso molto difficile da percorrere in pratica, considerata la decisa, e giustificata, contrarietà dell’opposizione e le perplessità del Colle su tale via di uscita. Il MS-Fiamma Tricolore per primo aveva sollevato il problema di una legge elettorale iniqua, che esclude categoricamente ed esplicitamente ogni semplificazione amministrativa, quindi comportante migliaia di sottoscrizioni, autentiche e diversi altri bizantinismi, sposando, pur solo in questo, le perplessità in proposito di Emma Bonino e dei radicali. E il “listino regionale” della Fiamma Tricolore-Destra Sociale era stato presentato nei termini temporali all’Ufficio Centrale Regionale del Lazio, anche se privo delle firme degli elettori richieste, in segno di protesta contro tali eccessive cavillosità, che diventano ostacoli quasi insormontabili per quelle forze politiche “minori” che non dispongono dei quattrini e dell’apparato logistico e di potere di altri; a tal proposito il Segretario Nazionale, Luca Romagnoli, aveva contestualmente invitato “a nome dei tanti cittadini onesti il Presidente della Corte d’Appello di Roma a verificare scrupolosamente l’autenticità e unicità delle sottoscrizioni presentate dai Partiti per le elezioni regionali nel Lazio del 28 e 29 marzo 2010, come del resto prevede la vigente normativa”. Quel che è successo è andato oltre le attese, con ritardi, errori e omissioni ingiustificabili da parte di quelle liste “maggiori”, i cui rappresentanti parlamentari hanno elaborato loro stessi (maldestramente) e approvato (superficialmente) tutto il complesso apparato delle leggi elettorali, come tante altre di diversa natura e oggetto, esistenti in Italia. Ma questo è il Paese (definirlo “Nazione” è quasi un eufemismo) con la legislazione più complicata e tortuosa del mondo, dove norme e regolamenti vengono licenziati per essere disattesi, elusi e aggirati il giorno successivo, anche perchè spesso si scopre a posteriori che collidono fra di loro o incepperebbero qualsiasi attività produttiva e della vita pubblica, se pedissequamente applicati. Accade quindi che, nascondendosi dietro un dito come in tanti altri casi, liste da sottoscrivere con i nomi dei candidati già in evidenza e in bella mostra vengano in realtà stravolte fino a un minuto prima della presentazione, magari con minacce o forti pressioni economiche, avvalendosi anche del mercimonio dei “pacchi” delle famose firme. Va aggiunto poi che molte delle liste cosiddette “maggiori” sovente sono piene zeppe di parenti, amanti, meretrici, faccendieri e nullafacenti, quando non di notoriamente loschi personaggi. Il popolo dei Cesari, di Dante e Leonardo, di santi ed eroi, di navigatori e inventori, è ormai ridotto alla mercè di un’accozzaglia di incapaci e pataccari, truffatori e ladroni, ipocriti e ruffiani. Questa gente, pagata con lauti stipendi che contribuiscono insieme ad altri non tanto “oscuri” motivi alla crescita esponenziale del debito pubblico, merita ancora di amministrare gli Italiani? Basta con la farsa delle elezioni: quel giorno potrebbero esserci cose più utili e interessanti da fare, come stare un po’ di più con la propria famiglia. (Roberto Bevilacqua – Portavoce MS-Fiamma Tricolore)