ROMA – FRA CLIENTELISMI E TAGLI ALLA SANITÀ LAZIALE

La lista del PdL saltata a Roma nelle ultime Elezioni Regionali per (non tanto…) futili motivi ha posto non pochi problemi al neo- Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, nella formazione della nuova giunta regionale, sia per dover “rimpiazzare” con distribuzione di assessorati i consiglieri non rieletti del PdL, sia per soddisfare gli appetiti dell’UdC. Così, intanto, è salito da 70 a 73 il numero dei consiglieri regionali, al fine di assicurare governabilità accontentando tutti gli “alleati”, grazie alla famigerata “devoluzione” che ha comportato leggi regionali a dir poco “bislacche” e sulla cui utilità nei confronti dei cittadini e della comunità amministrata ci sarebbe molto da obiettare. Già la figuraccia rimediata a Littoria (ndr: Latina per il liberatori e loro sudditi) dalla neo- Governatrice nella raccomandazione chiesta dal Sindaco Zaccheo (costretto alle dimissioni il giorno dopo) per le proprie figlie, anche se subito smentita, non prometteva bene come inizio. Sempre nella stessa città, mentre l’ennesima fabbrica chiude i battenti in nome della globalizzazione dei mercati e delle delocalizzazioni (è ora il turno della Nexans, ex Fulgorcavi, di Borgo Piave), lasciando in CIG e nella disperazione altre centinaia di lavoratori e relative famiglie, la giunta provinciale di Cusani (PdL) manda in “viaggio premio” negli USA quattro consiglieri. Sembra quasi che siano i tempi da sperperare risorse in eccesso, anziché occuparsi dei problemi di un territorio che isola felice non è più, vuoi per la disoccupazione derivante dalla dismissione di attività industriali che non godono di ulteriori contributi a pioggia dopo quelli della Cassa per il Mezzogiorno, vuoi per la crisi economica che ha contagiato anche il turismo, risorsa fondamentale per la Provincia pontina. Intanto sul fronte della salute laziale, da parte del Presidente della Regione Polverini, nella sua veste di “Commissario ad acta per la sanità”, si annunciano “nessun taglio dei posti letto ma riconversione in strutture assistenziali”, territorio diviso in quattro “macro-aree omogenee e autosufficienti per offrire a tutti i cittadini parità d’accesso alle prestazioni” e la creazione di due ulteriori organismi di controllo (una centrale per gli acquisti da parte delle ASL e un nucleo regionale di controllo sanitario) per “ridurre le spese e guadagnare efficienza”, aumentando però il numero delle poltrone… La proposta di riordino della rete ospedaliera prevede, in dettaglio, la trasformazione di 2492 posti letto in posti RSA, per coprire complessivamente, con successive riconversioni, il fabbisogno regionale di circa 5000 posti di “lungodegenza”. Pertanto dieci strutture (Montefiascone e Ronciglione in Provincia di Viterbo, Amatrice in Provincia di Rieti, Ariccia, Rocca Priora, Zagarolo e il Paraplegici di Ostia in Provincia di Roma, Ceccano in Provincia di Frosinone, Gaeta e Sezze in Provincia di Littoria) cesseranno da subito la loro funzione di pronto soccorso per essere trasformate in RSA, eliminando così 2500 posti letto per acuti. Le quattro macro-aree (Roma centro, Latina, Frosinone e Rieti- Viterbo) dovrebbero assicurare, nelle intenzioni indipendentemente l’una dall’altra, tutta la rete delle prestazioni comprese quelle specialistiche, ma rischierebbero di diventare entità ingovernabili, essendo composte da territori con caratteristiche assai diverse fra loro e grandi distanze da percorrere specialmente nei casi di urgenza, considerate anche le carenze croniche delle infrastrutture di comunicazione viaria regionale. Di tali carenze, dei tanti errori e sprechi del passato occorreva tener conto, affrontarne i problemi e affidarne lo studio a persone selezionate per merito e competenze, più che per appartenenze ed equilibri partitici. Insomma, senza essere ingenui, le relative soluzioni ci potrebbero essere: certo non immediate, ma se mai si comincia…

14 giugno 2010

www.robertobevilacqua.it