ROMA – INNO DI MAMELI: FRA IDIOZIE LEGHISTE E SENSI DI COLPA

Inno di Mameli: fra idiozie leghiste e sensi di colpa Mentre nella scorsa mattinata del 20 giugno si è svolto a Pontida il tradizionale raduno della Lega, inneggiando alla “Padania Libera” (sì ma da che cosa?) ed esaltando la storia della Lega del famoso “giuramento”, simbolo d’interessi egoistico – localistici e miopia politica, contro il potere “centralista” di Federico Barbarossa, c’è chi alza gli scudi in difesa dell’Inno risorgimentale di Mameli. Secondo il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, “Fratelli d’Italia” deve essere sempre “eseguito o riprodotto” in occasione di cerimonie nazionali e di altre celebrazioni organizzate da organismi di diritto pubblico e da istituzioni nelle cui sedi è esposto il Tricolore e, comunque, sempre prima di eventuali inni locali, al punto da farne un’apposita proposta di legge presentata insieme con altri quattro deputati del PdL. La Russa ha inoltre spiegato che “Bisogna eliminare ogni elemento di dubbio”, insomma fare chiarezza sulla questione, per evitare ulteriori boicottaggi da parte della Lega e della sinistra de “Il Canto degli Italiani” di Goffredo Mameli, riconoscendolo ufficialmente come “Inno d’Italia” ed estendendo ad esso la tutela prevista per il tricolore. Il ragionamento sarebbe ineccepibile se non fosse proposto proprio da coloro i quali hanno da tempo abdicato alla salvaguardia degli interessi e dell’identità nazionali, complice un certo vassallaggio nei confronti dei “padroni” d’oltre oceano, di cui la presenza di centinaia di basi NATO e di “Mc Donald’s” nel Bel Paese e la partecipazione alle missioni militari di “pace” all’estero, in difesa degli interessi delle multinazionali con il pretesto di esportare “democrazia” (non richiesta da quelle popolazioni), sono solo alcuni esempi. Si ha insomma la sensazione che, se da una parte Bossi e compagni gradirebbero sostituire l’Inno di Mameli, reo di interpretare l’Italia “…che schiava di Roma Iddio la creò”, con il “Va pensiero” di Giuseppe Verdi che, per genesi e contenuti, nulla ha a che fare con l’Italia e poco con la “Padania”, dall’altra ci siano sensi di colpa nel non aver pensato in un recente passato a tutelare veramente l’identità e la stessa integrità nazionali, praticando una politica buonista-lassista nei confronti dell’immigrazione e perseverando dello status di paese “colonizzato”. Le manifestazioni di stupidità contro “Roma ladrona” e le pulsioni federaliste ne sono solo alcune conseguenze. Come proposta alternativa di “Inno d’Italia”, ma non seconda alle altre, citerei quella del più armonioso “Inno a Roma”, meglio noto come “Sole che sorgi”, ricavato dal “Carme secolare” di Orazio e musicato da Giacomo Puccini: migliore sintesi di tradizione e italianità non potrebbe esserci. E poi nemmeno i leghisti o padani non potrebbero vedere “nessuna cosa al mondo maggior di Roma”.

20 giugno 2010

(Roberto Bevilacqua)