ROMA – MERIDIONE D’ITALIA COME L’AFGHANISTAN!

Nelle ultime settimane si è parlato molto di meridione, meridionalismo, e di politiche per il sud vagliando rimedi, vecchi e nuovi che ognuno, a ragione o a torto sente di poter dare! Qualsiasi sia la soluzione che si possa dare per risolvere la questione meridionale, una cosa è certa: lo sbandierare la bandiera del meridionalismo e delle sue questioni è diventata adesso la copertura dei personalismi e delle ambizioni personali di alcuni personaggi della politica nostrana! Conosciamo tutti quali sono i mali del meridione, ma a volte sembra non voler guardare in faccia la realtà. Solo dopo aver valutato bene questi mali, e in cosa consiste la “questione meridionale” si può cercare la soluzione migliore, con la migliore cura. I primi mali, quelli politici, sono presenti a mio avviso nelle stesse realtà amministrative periferiche, nelle Regioni dove le giunte e i Presidenti di Regione spesso valutano in maniera miope la propria elezione come punto di arrivo e non di partenza, seppur delle proprie ambizioni personali! Sono loro i primi nemici del meridione, che spesso dall’alto delle loro poltrone, credono e pretendono di difendere. Il loro  peccato capitale è innanzitutto l’incapacità di sfruttare al loro meglio i finanziamenti che la Comunità Europea mette a disposizione, male questo che, più dei governi centrali, delle leghe del nord e di Bruxelles è il vero cancro del meridione. Nemici del sud sono inoltre quei politici, meridionali, eletti nei governi nazionali o negli apparati centrali, che aspettano il parere dei leader dei propri partiti per poter proporre o demarcare i problemi o le mancanze della politica del meridione. Così come imperdonabili sono le coperture politiche che questi mettono a disposizione dei loro colleghi di partito eletti nelle giunte periferiche, colpevoli di incapacità politiche e amministrative! Altro problema del Sud è inoltre il malcostume parassitario e l’assenza di quella minima conoscenza di educazione civica da parte di una larga fetta della popolazione, che fa credere che le regole siano un optional e non un dovere civico. Queste, quindi, le colpe additabili al meridione e ai meridionali, ma ovvio, ci sono anche grosse responsabilità, che pendono a carico di coloro i quali del meridione d’Italia si dovrebbero occupare, e che magari si sono recati in quelle Regioni solo per turismo, o per campagna elettorale, quindi con occhi “strabici” in quanto guardavano altrove! Assurdo infatti non riuscire a capire e vedere come il mezzogiorno d’Italia sia una vera e propria bomba sociale! Bomba che la politica lontana non cura e, trascurandola, rischia di fare esplodere. A mio avviso questa bomba sociale non ha la sua natura nella differenza fra meridione e nord, e quindi nel normale risultato della differenza fra  quello che una parte della popolazione possiede, e che invece manca all’altra fetta d’Italia, ma sta proprio nella singola valutazione dello stato del meridione, a se stante. Solo considerando il meridione come “Stato” a se stante, quindi, si potrebbero porre ripari e cercare politiche risolutive di qualsiasi tipo. Intervenire, quindi, non per far dimezzare o ridurre il divario fra due zone geografiche, ma per far sì che “lo Stato meridione” possa crescere, possa normalizzarsi. Non occorre quindi dare il via ad una sfida, tra nord e sud, derivante dal confronto tra queste due zone e realtà geografiche! Altrimenti sarebbe solo una gara, l’ennesima gara tra nord e sud, di cui il risultato sarebbe scontato, e porterebbe alla sconfitta dell’intero sistema Italia! E’ indispensabile quindi guardare al meridione d’Italia, quale Paese a se stante, e dopo aver fatto una attenta valutazione dello stato politico, culturale, sociale, economico e infrastrutturale della macroregione, si potrebbe agire come già si è fatto in altri contesti internazionali molto simili, (similitudine che spesso ignoriamo). Se per esempio consideriamo la macroregione del meridione d’Italia (composta da Puglia, Campania, Sicilia, Calabria, Basilicata) e la confrontiamo a uno di quei Paesi per il quale il nostro governo finanzia missioni umanitarie, quali per esempio l’Afghanistan, come in passato per l’Iraq, vediamo che ci sono molte similitudini, ad esempio, sostituzione allo Stato del controllo del territorio da parte di organizzazioni malavitose (se in Afghanistan sono i talebani, qui mafia, camorra e ‘ndrangheta controllano il territorio e, in alcuni casi garantiscono quel minimo di stato sociale che lo stato assente non riesce a garantire, non per ultima la ricerca di occupazione lavorativa). Senza inoltre parlare della collusione tra politica e organizzazioni malavitose, e della aberrante logica del voto di scambio, che spesso azzera i principi della democrazia in quei posti. Quindi, a mio avviso, occorre intervenire con la stessa decisone, e perchè no, cattiveria che si ha in Afghanistan, per poter sanare il meridione da quello che è, a mio avviso, il male maggiore, cioè la criminalità organizzata! Solo un intervento deciso, un intervento coordinato, memore dei tempi del prefetto Mori, potrebbe dare inizio alla rinascita del sud. Solo dopo si può anche parlare di altro. Anche di “ipotetiche banche del sud”, proposte da esponenti del governo. A proposito di banca del sud, occorre benissimo valutare cosa questo contenitore (banche o associazioni di credito), può significare, e occorre anche valutare quindi il contenuto che queste debbono avere, valutando anche le finalità che si pongono. In un periodo di crisi economica come quello in cui adesso ci troviamo, mettere nelle mani delle banche la ripresa del sud mi sembra una circostanza da valutare attentamente! Sono state proprio le banche, infatti a chiudere i rubinetti del finanziamento alle piccole  e medie imprese del nostro Paese, e adesso queste dovrebbero far rinascere il sud? Occorre quindi valutare che la nuova banca del sud, se creata, non servi solo a raccogliere depositi dai piccoli correntisti del sud da reinvestire al nord, o magari peggio per creare quella logica clientelare che un certo sistema finanziario e una sporca politica spesso ha creato in passato.

(Giovanni Demarco – Direzione Nazionale MSFT)