ROMA – Obbligatorio l’inno di Mameli: lo studino anche i politici


ROMA – Obbligatorio l’inno di Mameli: lo studino anche i politici
Tornano i sensi di colpa, specie da parte dei massimi vertici istituzionali, nel non aver tutelato in passato (anche recente) l’identità e la stessa integrità nazionali, praticando prima la propaganda della lotta di “classe”, contrapponendo questo concetto internazionalista a quello fondamentale di “patria”, e poi una politica buonista-lassista nei confronti dell’immigrazione clandestina, infine perseverando nello status di paese “Nato-colonizzato”. Si torna quindi a parlare dell’Inno Nazionale, scritto da Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro Mameli, conosciuto anche come Fratelli d’Italia dal suo verso introduttivo, che d’ora in poi dovrà esser studiato e cantato nelle scuole italiane, essendo stato approvato in via definitiva al Senato, con il solo ovvio voto contrario della Lega Nord, il DdL che lo introduce nei programmi scolastici. Il 17 marzo di ogni anno, inoltre, è stato istituito il «Giorno dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera», allo scopo di promuovere i valori di cittadinanza e di consolidare l’identità nazionale. Non c’è male come livello d’ipocrisia da parte di una classe politica che ha sostanzialmente abdicato e ceduto ad altri la sovranità nazionale, sotto le minacce e le pressanti richieste del Consiglio UE, della Commissione Europea e, soprattutto, della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale. Fesserie a parte del Carroccio, che ha definito l’iniziativa «antistorica», «ideologica» e, addirittura, «illiberale» e «totalitaria», si formula una proposta concreta: far studiare e cantare l’Inno di Mameli a tutti gli eletti e nominati fino ai massimi vertici dello Stato prima del loro insediamento. Se poi qualche Deputato, Senatore, Presidente del Consiglio o Ministro “stecca” la recita, torni a studiare per ripetere la prova fino all’esito positivo, come si fa a scuola e nelle università (“a proposito: perché Mario Monti non l’ha cantato prima della finale europea di calcio fra Italia e Spagna? Forse non conosceva le parole? O, probabilmente, conosce meglio gli inni del gruppo Bildberger e della Goldman Sachs?”). A proposito di Roberto Castelli, “convinto che Metternich avesse ragione” nel dire che “La parola Italia è un’espressione geografica… “, oggi alla luce dei fatti si potrebbe piuttosto affermare che “Le Regioni sono un’espressione geografica”, poiché come enti si sono rivelati inutili, dannosi e dispendiosi per l’erario dello Stato, oltre che pessimo esempio di come amministrare e gestire la cosa pubblica. Altro che federalismo!
12 novembre 2012 (Roberto Bevilacqua)