ROMA – Preferisco il 4 novembre, di Luca Romagnoli

Preferisco il 4 novembre.

Preferisco, fin dall’infanzia in verità, l’Unità d’Italia “di Vittorio Veneto”, piuttosto che Vittorio Emanuele II. Che bella Caprera (isola di), ma quanto più importanti, patriottici e coinvolgenti i calcari del Carso. Certo mi emozionavano da piccino i racconti su Pietro Micca e il Balilla, ma gli intrighi massonici del Cavour potevano emozionare e possono emozionare un bambino? E perché dovrebbero emozionare un adulto, un patriota vero, che sa l’Italia Nazione (e lo Stato italiano), nata ben dopo il 17 marzo, ben dopo e con ben altri sacrifici e, soprattutto, ben altre speranze. E Garibaldi, per carità non me ne volete, non sono mai riuscito a considerarlo un grande guerriero, un capo popolo, un patriota. Un ardimentoso, certamente sì, ma d’arditi guerriglieri, come di mercenari, è costellata la storia dell’umanità e non mi sembra che in molti siano assurti a “padri della patria”. Beh il discorso sul ribellismo, la partigianeria, la guerriglia e il banditismo è complesso e contraddittorio, l’unica cosa su cui c’è certezza è che si considera “bandito” o “eroe partigiano” a seconda di chi vince (o dovrebbe vincere per i “politicamente corretti”) la guerra: Che Guevara, Garibaldi, e i “resistenti libici” eroi, come i partigiani dell’Osoppo; i seguaci di Saddam, i Pashdaran afgani, i soldati e poi “briganti di Francischiello” banditi. E così via, nell’intricatissimo dibattito tra visione giacobino/liberale e marxiana della storia. Perché è la storiografia che piega la storia e ne pubblica e diffonde “le verità”, secondo l’occorrenza di chi domina. Da sempre così, per sempre così: ma almeno non confondiamo, non troviamo alibi per la ritualità attraverso accadimenti storici che tanto unitari non furono. Di ben altra Unità d’Italia, di assai più intenso sforzo corale e nazionale si può parlare a proposito delle Guerre d’indipendenza e soprattutto dell’ultima –nella vulgata e nella nozione europea I guerra mondiale. Considero quella l’inizio di un’epopea nazionale e unitaria; mi sento di festeggiare ed esporre il Tricolore il 4 novembre. Oggi 17 marzo in piazza a Milano, per raccogliere firme per la lista Fiamma. Un impegno fondamentale per la Fiamma: esserci a Milano con la propria lista e simbolo, esserci in coalizione a sostegno del sindaco del Centrodestra Letizia Moratti. Il 26 marzo a Napoli per presentare la nuova Fiamma partenopea, nuova d’energia ma storica nei nomi: Abatangelo, Sala, Florino. E altri missini storici -già parlamentari, per più legislature, i nominati ma tanti e altrettanto importanti semplicemente militanti-, che a Napoli il nostro compianto Vittorio Maselli non ha avuto il tempo di veder ritornare “alla luce della Fiamma”. E a Lucca, a Savona, a Vercelli, a Novara, a Torino, nella nostra italianissima Trieste (scusate, il 17 marzo è festa nazionale, ieri 16 era l’anniversario dell’impresa fiumana, densa di fierezza, d’italianità e prodiga della carta del Carnaro), a Catanzaro, a Barletta, a Caserta e speriamo anche a Latina, a Cassino, a Terracina ed in altri Comuni più piccoli d’Italia, Noi, la Fiamma dei “patrioti di sempre”, facciamo di tutto perché sia presente sulla scheda delle elezioni amministrative. Lo facciamo, al solito con enorme sacrificio e altrettanta fierezza. Patrioti si e’ per la vita; Patrioti, per esserlo sempre stati, più volte siamo stati invitati a “tornare nelle fogne”. Lasciamo ai “Patrioti del fazzoletto rosso” la soddisfazione di esserlo, solo per oggi.

Luca Romagnoli