ROMA – Scandalo Lazio, Polverini si dimette: ora tutti a casa, per sempre!

ROMA – Scandalo Lazio, Polverini si dimette: ora tutti a casa, per sempre!
Con le dimissioni del Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, lo scorso 24 settembre si è chiusa solo una fase di una vicenda, venuta alla ribalta delle cronache alla fine di agosto, che avrà senz’altro numerosi seguiti giudiziari e conseguenze politiche. La governatrice ha comunicato le sue “dimissioni irrevocabili” in una conferenza stampa dopo le dimissioni (ipocrite) dei consiglieri dell’opposizione (PD, IdV, SeL e FLi) a cui le pressioni di Casini avrebbero aggiunto anche quelle dei rappresentanti UdC, mentre i Radicali si sarebbero dimessi (guarda caso) solo se il loro atto avesse provocato la caduta della Giunta e la fine della consiliatura. Insomma, una buona dose di faccia… tosta da parte di tutti, nessuno escluso, e non solo dei consiglieri del PdL travolto dallo scandalo sull’improprio utilizzo dei fondi spettanti ai gruppi nel Consiglio Regionale. “Me ne vado avendo azzerato i fondi dei gruppi regionali. Voglio vedere se chiunque verrà farà lo stesso” ha concluso la Polverini; ma se è vero che poteva non sapere o far finta di non vedere come venissero utilizzati nello specifico quei fondi, era ben conscia dell’ammontare dei lussuosi emolumenti e prebende riservate ai consiglieri e del trasferimento di oltre 14 milioni di euro ai gruppi nel solo 2011, per il loro “funzionamento”, uno schiaffo in faccia alla miseria, a chi ha perso o sta perdendo la propria occupazione e a tutta la gente comune che sta stringendo la cinghia da anni sotto la mannaia dei tagli alla spesa pubblica. Mentre accade questo a Roma, ad esempio, di fronte all’Assessorato regionale del Lavoro di Cagliari gli operai dell’Alcoa di Portovesme e dell’indotto hanno manifestato con un corteo per difendere il posto di lavoro dalla minaccia di imminente chiusura delle acciaierie, ma sono stati bloccati dalle forze dell’ordine senza tanti complimenti e qualche ferito, dopo che alcuni lavoratori hanno tentato di entrare negli uffici dell’Assessorato: insomma a Roma una faida tra privilegiati benestanti e, in qualche caso, pure “ladri, falsari e truffatori”, condita di champagne, ostriche e “Suv”, a Cagliari una guerra fra poveri, operai e agenti con stipendi al limite della sopravvivenza. Ma tale consiliatura laziale era già nata sotto cattivi auspici, due anni e mezzo fa, quando la guerra per le candidature aveva comportato il ritardo nella presentazione al Tribunale e la conseguente esclusione della lista provinciale di Roma del PdL per l’elezione del Consiglio Regionale. Che tale “consiglio non (fosse) più degno di rappresentare il Lazio” si sapeva quindi già da tempo, ma la Presidente aveva mani e piedi legati per rimanere su quella poltrona e non poteva (o non voleva) quindi raccontare “tutto quello che ho visto e che non ho rivelato fino ad ora”. Inoltre, i 5 miliardi di tagli sbandierati e il miglioramento del bilancio nella sanità hanno avuto come conseguenza la chiusura di intere strutture ospedaliere, la riduzione dei posti letto e dei servizi resi ai cittadini, come un Robin Hood al contrario. E’ vero il problema delle spese (e delle clientele) per il funzionamento delle Regioni c’è sempre stato dalla loro istituzione nel 1970, aggravato dalle recenti riforme costituzionali che ne hanno ampliato poteri e competenze: tali enti possono stabilire in piena autonomia, fra l’altro, le loro modalità di elezione (20 modi diversi su 20 Regioni!), i compensi per se stessi e l’entità dei conferimenti di denaro sonante ai gruppi consiliari anche monocomponente. Qui poi, a partire dal primo “Laziogate” nella sanità, passando per i vizietti proibiti di Marrazzo, non c’è stata soluzione di continuità, ma siamo in buona compagnia con gli indagati Vendola in Puglia, Errani in Emilia-Romagna e Formigoni in Lombardia, per fare alcuni esempi che sono solo l’emerso di un “iceberg” sommerso molto più ampio. La soluzione: ora tutti a casa (o in galera dove se ne ravvisino gli estremi), per sempre, altro che, come qualcuno di questi personaggi senza vergogna ha dichiarato, ripresentarsi alle prossime elezioni! Basta con le autonomie locali: abolire tutte le Regioni, le Province e le Comunità Montane (o loro sostituzione al posto di più Comuni con poche anime), oltre a tutti gli enti superflui, trasferire le competenze ai rispettivi Ministeri potenziandone il personale, ridurre il numero, nonché emolumenti e benefici dei parlamentari introducendo le rappresentanze delle categorie produttive nella Camera dei Deputati, trasformare il Senato in un’autorità di vigilanza, imporre un tetto a stipendi e pensioni di alti dirigenti statali e delle aziende. Insomma, serve una svolta radicale e decisa che impedisca il proliferare di tanti posti per parassiti della società, che al di fuori del mestiere di “politico di professione” non avrebbero né arte né parte: andassero a fare i tanti lavori umili ma utili di manovalanza esistenti, anziché lasciarli agli extra-comunitari!
25 settembre 2012 (Roberto Bevilacqua)