Scontri in Libia. La loro democrazia non ci deve spaventare

Una piazza gremita di gente e un capo di Stato che non ascolta, ma che ordina ai propri aerei di sparare sulla folla! Da questo parte la mia considerazione sugli episodi che in queste settimane sono al centro dell’attenzione mondiale. Ci si aspettava che dopo le crisi “create e pilotate” del medio oriente, nuovi focolai sarebbero scoppiati in Africa. Forse ci si aspettava le guerre per il controllo delle fonti idriche, guerre intestine al continente africano che il futuro molto probabilmente presenterà come conto da pagare. In questi giorni invece stiamo assistendo all’effetto domino del nord africa. Tunisia, Egitto e adesso la Libia. Scenari questi che non sono assolutamente distinti ma che forse sono l’ultimo in funzione del secondo. Manifestazioni che nascono dalla piazza, come sembra esserlo quella attualmente presente in Libia, nascono dal ventre molle della società e che sedate nel sangue provocano sempre effetti duri a scomparire. Alla luce di tutto ciò, delle dietrologie che in molti fanno, della “fantageopolitica” che la sinistra e la destra esprime in questi casi, io mi chiedo noi da che parte stiamo. Io vorrei stare da parte della ragione. O se ciò non è possibile dalla parte del meno peggio per noi, si per l’Italia. L’Italia che a mio avviso non dovrebbe rimanere estraneo a quelle vicende per sostanziali motivi. Innanzitutto per il nostro passato, e per ciò che quel paese è stato per noi italiani, sia nei periodi coloniali che nella seconda metà del novecento. Poi per i rapporti economici che il nostro Paese ha con la Libia, essendo l’Italia il primo partner del Paese nord Africano. Primato che però il nostro Paese ha sempre pagato a caro prezzo. Pensare che dopo Gheddafi tutto sarà come prima, anche in termini di relazioni commerciali, è assurdo. Ma sperare che si possano avere rapporti commerciali con una democrazia nuova in quel Paese, non è vietato, anzi io credo sia auspicabile. Pretendere che le organizzazioni internazionali e la comunità europea debbano intervenire per il rispetto dei diritti umanitari è obbligo. Alla comunità Europa l’obbligo di proteggere i confini continentali che vedono in Italia una porta aperta sul continente africano, e al nostro Paese spetta anche il compito di garantire e salvaguardare i nostri interessi economici in quella zona del mondo.

Giovanni DEMARCO