SENIGALLIA (AN) – Comunicato relativo all’istituzione del registro delle unioni civili a Senigallia approvato in consiglio comunale.

Movimento Sociale Fiamma Tricolore Sezione di Senigallia

Il registro “civile” del nulla

Sul registro delle unioni civili, noi della Fiamma Tricolore non volevamo intervenire. Ce ne accorgiamo dai toni che diventano subito accesi. Titoloni sui giornali, polemiche. Dite la vostra o cittadini: siete pro o contro? E se uno prova ad eccepire, guai. Tutti a chiedergli: perché ce l’hai con gli omosessuali? Tu sei contro i diritti delle lesbiche?     Diventa un caso personale: tu sei un reazionario, incivile, medievale, noi siamo progressisti e avanzati. Ebbene, questo è il solito trucco delle sinistre e ancora una volta è perfettamente riuscito. Dov’è il trucco? Nel fatto che portano i cittadini a spaccarsi su un tema politicamente secondario, per farci dimenticare che la sinistra non risponde sui temi veri.

Crediamo che ci siano cose più importanti che preoccupano i senigalliesi: la gente è allarmata perché i figli non trovano lavoro, la gente è allarmata per il crescendo di delinquenza e violenza alla persona, la decadenza economica del centro storico, la torchia fiscale eccessiva e ingiusta che fa chiudere sempre più esercizi commerciali, l’IMU, la decadenza demografica, il taglio dei servizi essenziali, gli anziani, il degrado giovanile. Questi sono i problemi sociali che preoccupano tutti. Ma le “sinistre” non sanno e non vogliono rispondere: hanno già risposto alle lobby che li controllano o con cui sono in combutta. E allora spostano il discorso pubblico su un tema falso per tenerci occupati in polemiche inutili.

Infatti a lor signori non costa nulla. Ci danno libertà superflue e voluttuarie, e intanto ci tolgono quelle vere e indispensabili per la vita civile: la libertà dal bisogno, la libertà a cercare un lavoro senza raccomandazione o tessera di partito, la libertà di intraprendere senza controlli asfissianti, la libertà da una tassazione vessatoria e sempre più schiacciante. Su tutto il resto non sanno cosa rispondere, perché tutto è stato già deciso dall’alto, dal politburo dell’Unione Europea, da Goldman Sachs, dall’LGBT la lobby più influente a livello mondiale.

Attenzione: con questo trucco, è la democrazia che lor signori distruggono a poco a poco.
Non ascoltano le esigenze reali del popolo, ascoltano le lobby minoritarie ma influenti.
Ci danno diritti “edonistici” e “trasgressivi” per toglierci i diritti essenziali. Ed allora diciamola tutta: il diritto degli omosessuali a convivere non ha dignità politica. E non veniteci a chiedere: ma tu perché ce l’hai coi gay? Facciano quello che vogliono. Crediamo solo che non esista un diritto all’omosessualità, come del resto non esiste un diritto all’eterosessualità. Nella società post moderna ci sono infinite libertà che non hanno tutela pubblica: si è liberi di tingersi i capelli di verde come di amare la moglie del vicino, di ascoltare una certa musica come di fare raccolta di monete antiche, senza che occorra una legge o un registro comunale che per giunta le protegga. La libertà degli omosessuali è di questo tipo. Scelte e gusti privati, voglie e preferenze o paturnie sono libertà, ma non “diritti”. La società non ha alcun obbligo a garantirli. Anzi: non deve garantirli. Perché non deve? Perché il matrimonio e l’unione eterosessuale ha diritto alla protezione della legge, sia perché giovano alla società perpetuandola, sia perché i figli che tali unioni producono, anche irregolari, vanno tutelati. Per quale diritto divino la società dovrebbe spendersi per le voglie e le libertà di due omosessuali coabitanti? La società riconosce diritti da cui essa stessa trae vantaggio, anche solo nei termini più generali di stabilità e ordine sociale. Ma nelle nozze gaie, non c’è nessun vantaggio pubblico. C’è quasi da vergognarsi a dover ricordare queste cose, come non fossero più evidenti alla maggioranza. Il fatto che occorra ricordare queste ovvietà indica che siamo scesi a un livello di barbarie giuridica senza precedenti nella storia. Accusa il degrado estremo della nostra civiltà. Perché non sono evidenti? Perché la società del benessere, della relativa abbondanza, e dell’individualismo permissivo ha abituato la maggioranza non-pensante a credere che i diritti siano moltiplicabili come le merci, che siano gratuiti, o che costino poco, che le risorse siano infinite e che tutti i diritti abbiano pari legittimità.

Dopo di che, non siamo affatto contro le coppie di fatto. Anzi, siamo favorevolissimi all’estensione del concetto. Perché limitare questo “diritto” a uomini o a donne? Estendiamolo al di là delle specie, così facciamo contenti anche gli ambientalisti-ecologisti malthusiani. Personalmente, voglio riconosciuta la coppia di fatto che costituisco col mio gatto: voglio lasciargli la pensione di reversibilità. Perché non posso? Spero che la consigliera Angeletti non mi costringa a provare che ho, col mio gatto, dei rapporti sessuali: sono fatti tra me e il mio gatto. O almeno, basterà un’autodichiarazione. Ci sarà mandato un poliziotto a sorprenderci nell’intimità umano-felina? Di più. Voglio costituire una coppia di fatto col vaso dei miei gerani, con il cactus che ho sul balcone, con la mia vecchia moto: perché no? Perché lo Stato deve intrufolarsi nei miei affetti privati, e decidere quali sono degni di tutela pubblica, e quali no? Voglio lasciare la mia eredità ai gerani, lo pretendo. Costituirò una lobby. Adesso, qualcuno dirà: ma tu sei matto. E infatti, hanno perfettamente ragione. E’ da questo che si distinguono i diritti veri, le libertà necessarie, dalle voglie, dalle preferenze intime e dai vizi e gusti privati. Perché quando qualcuno reclama diritti veri, nessuno dice “è pazzo”. Perciò, non dividiamoci e non litighiamo sul registro delle unioni civili. Perché c’è il solito trucco, non fatevi fregare.

La caterva di leggi inutili (anche a livello comunale) come quello delle unioni civili, ci sta rendendo inetti giorno dopo giorno alla democrazia, che richiede cittadini responsabili. Ma infatti non siamo più in democrazia. Siamo in quel mostro del politicamente corretto chiamato “democrazia dei diritti”: è la democrazia che diamo per scontata, che crediamo un fatto compiuto, proprio nel momento in cui invece occorrerebbe battersi per riaverla.

Riccardo De Amicis

Movimento Sociale Fiamma Tricolore di Senigallia

Comunicato