Senza morale e senza etica

Senza ideali, ci hanno insegnato “deideologizzando” pervicacemente la politica italiana nell’ultimo ventennio, si amministra; anzi si governa bene, perché gli uomini e le comunità hanno necessità, oggi, di risposte concrete. La “gente” non ha alcuna necessità delle filosofie, delle ideologie e di tutto l’armamentario ontologico della politica dell’ Ottocento e del ‘Novecento. Quest’ultima ha prodotto solo orrori, delibando umanità condita dall’ideologia e dall’etica. Una classe politica di rinnovatori e riformatori è sorta in nome della “deideologizzazione”. Questa dapprima ha mostrato come la politica potesse fare benissimo a meno delle ideologie (e passi pure), poi tutta la politica italiana è diventata un fare a meno delle Idee e dei Valori. Questo ovviamente per molti. Non per Noi, certamente, ma è bene ricapitolare i processi logici seguiti da altri, perché sono quelli che la stragrande maggioranza degli Italiani hanno fino a poco tempo fa seguito. E Noi, quelli dell’etica della polis, non possiamo comunque ignorarlo. Si può in nome di una “politica del fare” cambiare idee e, stili, progetti, si può “voltare gabbana” con disinvoltura, rinnegare Padri, zii e figuriamoci i nonni. Si può giustificare qualsiasi scelta purché si mantenga il potere, che primo nutre il consenso, che a sua volta -in un ciclo quasi catartico continuo-, rigenera potere e così via. E questo lo hanno fatto tanti nostri ex-compagni di strada (dovrei scrivere camerati, ma mi dispiace per loro, offuscare tanto lavoro fatto per l’oblio). Molti non li rivedremo. Non li rivedremo sindaci della Capitale, non li rivedremo ministri (almeno “per un pezzo”), non li rivedremo amministrare male, peggio, degli avversari di sempre che avevano pomposamente sostituito; vorremmo anche non rivederli pietire consensi in nome di un’identità che hanno ampiamente mollato nei fatti più che nelle parole. Il problema è che questo modo di fare politica “consenso-potere-consenso” non ha nulla a che vedere con una visione ciclica, “vichiana”, della storia, oltre che non avere nulla a che vedere con gente che si presta alla politica come lo siamo noi. Infatti, venendo meno alle leggi della ciclica il giocattolo dei Partiti delle “democrazie e della libertà” si è rotto. La credibilità è sotto le suole. E non si sa se sono più gli Italiani o più le Banche che vogliono sostituire una classe di politici professionisti e rapaci, senza etiche da insegnare e senza morali da poter dimostrare, con nuovi esponenti da “opera buffa”, lasciando alla commedia comica il compito di stemperare le tragedie nazionali e alla Magistratura quello di dare una superficiale pulitina. Si perché di tragedie nazionali si deve parlare quando osserviamo lo sfascio della cosa pubblica, quando registriamo, come accade in questi giorni, che la gente si suicida per i debiti, per l’esosità e le modalità di riscossione fiscale (alla quale, è bene ricordare, non fa mai seguito un’erogazione decente di servizi). Di dramma italiano si deve parlare quando, di giorno in giorno, veniamo a conoscenza di prestazioni sanitarie che ci fa distinguere per sprechi, clientele ed inadeguatezze. Di tragedia dobbiamo parlare se prendiamo seriamente coscienza di quanto Grande potrebbe essere la nostra Italia di quanto genio ci sia nella nostra stirpe e, purtroppo, di quanto invece la nostra Nazione sia depressa. Di dramma epocale dobbiamo parlare quando ci accorgiamo del perdurante dileggio internazionale di cui godiamo, come mai prima, dal Cermis in poi. Noi non amiamo pessimismi e avvilimenti, e a questa situazione sapremmo rispondere con immediata serietà e concretezza: si proprio la concretezza in nome della quale altri hanno tentato di rottamare le Idee,e speriamo finiscano invece per rottamare se stessi, Noi “senza se e senza ma” sapremmo anche impugnare la concretezza. Noi, ai buchi di bilancio avremmo opposto serio taglio degli sprechi, ad esempio con l’eliminazione di moltissima parte delle competenze Regionali, con il riaccorporo del frammentato tessuto delle amministrazioni locali, insieme alla reale attribuzione a queste ultime delle politiche di governance territoriale. Noi alla demagogia sulle pensioni di “politici” e di amministratori della cosa pubblica (quindi anche delle Banche e delle grandi imprese cui il pubblico in qualche modo concorre), risponderemmo con l’immediata trasformazione del regime pensionistico in contributivo (anche per i cosiddetti “diritti acquisiti”). Noi alla mancanza di onestà e di giustizia non avremmo dubbi su misure stringenti ed inasprimento delle pene. Noi non avremmo dubbi sull’immediata urgenza di “tornare sui proprio passi” in tema di servizio militare/civile obbligatorio al compimento della maggiore età (sì, proprio come fanno, ad esempio, in Israele), insieme all’istituzione di un salario sociale. Noi non avremmo dubbi sulla stringente necessità di controriformare la scuola e l’istruzione pubblica, liberandola dalle demagogie e dalla zavorra di essere da decenni rifugium peccatorum di lauree prese con troppa disinvoltura. Noi non avremmo dubbi sulla necessità di riordinare l’economia imponendo alla finanza regole invalicabili, esaltando il capitale prodotto dal lavoro e mortificando quello prodotto da speculazione. Noi non avremmo dubbi nell’imporre il rispetto delle regole e le pari opportunità a chi italiano lo è per sangue e a chi lo diventa per lavoro. Noi non avremmo dubbi su come riordinare in termini meritocratici la nostra società. Non abbiamo dubbi su tutto questo perché non vogliamo vedere (meglio, non vogliamo pensare in futuro) i nostri nipoti lavare i vetri ai semafori delle città delle “tigri asiatiche”. Noi non abbiamo dubbi sulla necessità che la Fiamma possa dimostrare agli Italiani (tutti, sicuramente, ma ai delusi di centrodestra in particolare modo), che la nostra gente è quella dell’eccellenza, che le nostre idee e progetti sono quelli della “gente per bene” e che questa è la qualità più rivoluzionaria di cui ha bisogno l’Italia di domani. Questa qualità la può, finora, vantare solo Fiamma Tricolore; molti, troppi altri, devono, nella migliore delle ipotesi, evitare di parlarne. E allora Avanti Fiamma! Avanti, cerchiamo di costruire qualsiasi percorso utile a portare ai prossimi appuntamenti elettorali la nostra Fiamma, i nostri campioni dell’onestà e di una coerenza intelligente: “senza se e senza ma” in tema di valori, ma anche senza rivendicazioni e scempiaggini esibizionistiche nel metodo. Questo è purtroppo l’unico modo per far sapere che esistiamo, di che pasta siamo e cosa proponiamo. Avanti Fiamma, con il coraggio delle idee e la trasparente onestà, avanti per esercì con il nostro simbolo.

Luca Romagnoli