Siamo e rimaniamo

La Fiamma si accinge a scelte, ritengo immodestamente, importanti, in termini d’organizzazione e soprattutto di prospettiva politica, scelte che saranno sancite con l’occasione congressuale. La Fiamma non è semplicemente un Partito o la summa di qualche piccola associazione o movimento: è stata ed è -e per questo motivo esiste ancora-, una comunità di militanti, che ha speso e spende, con generosità e anche ingenuità se si vuole, ogni sorta d’energia per affermare la nostra proposta politica. Per cortesia, non più o non solo, per “far sopravvivere”. Il progetto già missino (che non solo vogliamo continuare, ma che tentiamo da anni di rafforzare nei termini soprattutto di proposta sociale), lo adeguiamo naturalmente ai tempi, e lo continueremo sempre ad aggiornare, senza però scadere in rinunce (opportunistiche o sentite che siano), al patrimonio valoriale ed identitario che è stato base della “nostra rinascita” nel 1995. Ora questo progetto dovrebbe strutturalmente evolvere, nei termini al primo capoverso, per non essere mera sopravvivenza ma appunto vivere, quindi “organicamente crescere”. Si cresce se il consenso aumenta e si riesce poi a rappresentarlo nelle istituzioni, magari con effetto moltiplicatore. Altri Partiti crescono su meccanismi noti, la clientela spesso, o semplicemente la diffusa pubblicità e conoscenza di quello che sono (o meglio danno a vedere d’essere, grazie al condizionamento “dell’immaginario collettivo”) e di quello che propongono. Noi possiamo crescere testimoniando la nostra diversità, non solo di proposta politica, ma anche di stile, serietà, sobrietà, onestà (e quindi coerenza), indipendenza e coraggio di denuncia o difesa di valori e/o ingiustizie; doti che altri non hanno. Insomma non siamo il Partito che può promettere casa e lavoro, siamo il Partito che ha il coraggio di vigilare e denunciare pubblicamente (e in procura, perché no) usi distorti e distorsivi del potere e le diffuse ingiustizie sociali. E così siamo pure il Partito dei valori tradizionali e dell’identità nazionale, senza se e senza ma. Che cosa manca allora per rendere interessante la nostra proposta? Interpretare sempre più compiutamente e formalmente questa “destra che non c’è” e avere possibilità, necessariamente molto maggiori delle attuali, di far conoscere alla gente cosa proponiamo (oggi possiamo contare solo sulla diffusione militante, su internet, e degli spazi di par condicio elettorale). Sorvolando sull’etichetta “destra”, e sulla sua spesso discussa e acclarata insufficienza descrittiva del nostro progetto, devo richiamarmi a questa categoria perchè in termini di proposta elettorale e di “conoscenza pubblica” del quadro politico nazionale è in tale categoria che siamo riconosciuti. Dunque c’è solo una “destra” che mi sento di rappresentare e sulla quale mi auguro voglia continuare a convergere tutto o la maggioranza del nostro Movimento Sociale – Fiamma. Appunto quella Sociale. Del resto quella liberale c’è (PDL). Quella becerella del giustizialismo, degli “egoismi” e dei sensazionalismi anche (n’esistono addirittura due, Lega e IDV, anche se riconosciamo spesso alla prima capacità di governo locale). Quella “estrema”, magari sulla falsariga d’altre esperienze europee, non ci appartiene (oltre che essere convinto interessi solo minoranze). Ne manca dunque Una ed è quella di cui non solo Noi sentiamo la necessità allarmante. C’è bisogno (e oggi c’è spazio politico in Italia proprio e solo per questa) di una “proposta sociale”, quella cui ci siamo esplicitamente richiamati nel simbolo “Fiamma destra Sociale” presentato alle recenti elezioni europee. E del resto quella proposta politica che deriva dalla parte più interessante, compiutamente rivendicabile ed attuale della “nostra storia Patria” (grossomodo compresa nell’arco temporale sotteso tra Sindacalismo nazionale e scioglimento del MSI). Questo ha tanto più senso ora che è defunto (e a qualcuno, fino a pochi mesi, fa sembrava “presente e certo avvenire”), il bipartitismo e potrebbe addirittura non essere lontana la disintegrazione e diversa ricomposizione del quadro politico nazionale. Non lo facciamo ovviamente solo per questo, e credo di averlo anche dimostrato. Non lo facciamo solo per essere letti o rieletti. Facciamo politica perché vogliamo difendere i nostri valori e portare le nostre soluzioni nei governi, dal locale al nazionale; siamo convinti di essere compiutamente in grado di fare il bene della nostra Nazione e del nostro Popolo, abbiamo necessità di poterlo dimostrare, passando dalle parole ai fatti, partecipando alle attività delle istituzioni con la nostra identità come con la nostra intelligenza. Per fare questo è indispensabile che aumentiamo la nostra capacità di essere accettati nel dibattito politico, senza cadere vittime dei pregiudizi e di “immagini” che spesso ci cuciono addosso, ma che talvolta ingenuamente ci siamo ritagliati. Si può “tener duro”, perseguire idee rivoluzionarie e raggiungere importanti obiettivi con il sorriso e la dialettica, piuttosto che agghindarsi alla bisogna dell’avversario. Altrimenti si è “estremi” nei modi e si rimane isolati; o si sparisce del tutto. Questo non è nei miei desideri e credo non lo sia in quelli della stragrande maggioranza del Partito. Il Segretario Nazionale Luca Romagnoli