SPENDIG REVIEW: LA DISFATTA DELLO STATO SOCIALE

È ufficiale, la revisione dei conti dello Stato è partita. I tagli lineari colpiranno per i prossimi mesi ogni ente, nazionale, regionale, provinciale e locale. Alle regioni in tre anni una sforbiciata di un milione e 700 miliardi, che si tradurranno in tagli agli enti locali. Purtroppo è questo che non si dice, che sarà proprio il territorio a far la parte dell’agnello sacrificale. È vero il governo ha tagliato i dipendenti pubblici del 20%, ma che fine faranno le comunità montane e le provincie? Ultima vera espressione dello Stato sul territorio? Sono state dimezzate, soltanto quelle con più di 350.000 abitanti e 2.500 km di estensione si salveranno. Significa che la metà delle provincie italiane cesserà di esistere. Dove non erano arrivati i governi clientelari, è arrivato il governo delle banche, che in questo modo ha dimostrato ancora una volta tutti i suoi limiti. Politica aziendale al servizio dello Stato, questo è quello che stanno attuando in Italia, come quando si è in rosso in banca e devi rientrare del debito, poco importa alla banca se hai un mutuo o una macchina da pagare, i figli da mandare, la scuola, la spesa da fare o i mobili da pagare, loro vogliono rientrare del debito e fanno di tutto per chiudere immediatamente la pratica. In questo modo sta agendo il governo tecnico, un governo che fa capire la sua inesperienza con sparate a zero, ultima di questi giorni, e che manca del tutto del fattore umano, cosa che i politici “dovrebbero” avere. Lo Stato così per come lo conosciamo, ci sta per salutare, e sarà difficile rivedere un barlume di socialità nei prossimi anni. I cambiamenti sono strutturali. Nel 2013 ci sarà un nuovo governo, ma i tagli imposti in questi giorni sono legge, e sarà difficile modificarli. Tagli alla sanità (7.000 posti letto), tagli alle provincie (dimezzate), addirittura un lavoratore che decide di frequentare l’università pagherà di più, perché fuori corso.

Ormai i diktat europei ci portano al taglio totale dell’assistenza. E per coloro che sostenevano la causa europea: ma non era meglio la nostra vecchia Italia? Noi, in compagnia di pochi, continuiamo a sostenere che questo governo è anticostituzionale, poiché non votato dai cittadini, un governo sordo agli urli dei lavoratori dipendenti e non, sordo nei confronti della media impresa, vero motore dell’economia nostrana, e sempre più vessata da tasse esose, che porteranno presto o tardi ad un disastro economico senza precedenti. Se è vero che ci sono più entrate fiscali grazie alle nuove tasse, è altrettanto vero che gli italiani consumano sempre meno, e questo causa la caduta del PIL.

Il vento capital europeista ci ha portato alla disfatta totale, sovranità monetaria azzerata, debito pubblico che non è più “affar nostro” ma è diventato un caso europeo, con tutte le pressioni annesse, Strasburgo cala dall’alto leggi che non hanno nulla a che vedere con il nostro Paese, la BCE impone rientri del debito quantomeno insostenibili in un contesto economico-sociale come il nostro. Continua la nostra lotta di popolo, dobbiamo avere il coraggio di dire ciò che gli altri non dicono. Riprendiamoci la nostra sovranità nazionale, la nostra sovranità monetaria, ripristiniamo lo Stato Sociale, evitiamo di far arrivare altri immigrati, il futuro all’orizzonte non si vede nemmeno più per i nostri figli, figuriamoci per gli altri.

Denis Scotti

Responsabile Nazionale

Gioventù della Fiamma