TORINO – Discorso di Luca Romagnoli al Congresso de La Destra

UN PROGETTO NAZIONALE

É per me un piacere porgere un saluto ed un augurio ai militanti de La Destra, è per me un piacere non solo per l’incontro con molti visi noti, con persone con le quali anche in passato la politica ha costituito una passione comune, no di più: per molti di noi una missione. E saluto i dirigenti e i militanti del Partito di Francesco Storace, ostinato, orgoglioso, anche ostico in vero, fondatore di questo Partito. Coraggioso, anche quando ha dovuto fare scelte affatto di comodo. Forse la ruvidità, dei nostri rapporti in talune occasioni si spiega anche così: passioni e sentimenti assai forti, ostinazione per “le tigri da cavalcare”, fierezza per “le vie” che abbiamo scelto. Saluto gli ospiti e i rappresentanti di altre forze politiche e di governo e ovviamente saluto i tanti militanti della Fiamma che sono qui presenti ospiti come me, sempre prodighi di impagabile generosa disponibilità: ne riconosco i tanti volti in sala e li ringrazio per essere attenti osservatori ai lavori di questo Congresso.

È prezioso il ritrovarsi qui di sentimenti e speranze condivise, è emozionante l’incontrarsi di molta parte della frammentata comunità militante che per decenni si è identificata in un “sentire particolare”, antico crogiolo di valori sublimati in un’identità (la “destra” italiana). Identità che proprio perché costruita su sentimenti e valori tramandati e tramandabili, ontologici e parte di una weltanschauung antica come la civiltà dell’uomo, hanno pieno titolo ad essere non solo difesi nelle battaglie dell’oggi ma perpetuati per il futuro.

Con molti di Voi le strade si separarono nel 1995. Lì iniziò la diaspora di parte, certo lo so e non me lo sono mai nascosto, minoritaria di una comunità.

Per fini meschini donne uomini sono stati spesso usati dalla politica o meglio da individui politicanti, che hanno svolazzato su cadaveri di ogni fronte (scriveva Veneziani su Libero a proposito del 25 aprile nel 2009), non solo del “nostro”. Abili e cinici, in molti si sono libati dei sogni, delle speranze, addirittura della generosità e delle illusioni di militanti o di chi semplicemente immaginava fossero portavoce di grandi idee, alfieri e propalatori di proposte politiche originali, rappresentanti sinceri di una comunità politica in Movimento da decenni, sorta da quel un “cupo tramonto”, cui tanto spesso si sono appellati. Anche sentendo questo, nel ’95 alcuni scelsero un’altra via. Noi abbiamo sempre preferito Roma a Montecarlo, noi abbiamo sempre anteposto gli interessi dell’Italia e della nostra Europa a quelli di altre Nazioni, Noi non siamo tra quelli, come forse fu la contesa Colleoni e tanti che in perfetta buonafede condivisero la radicale trasformazione del progetto politico del MSI. Noi non accettammo di seguire un leader e chiudere esperienze e sogni per costruire una proposta liberale di cui non c’era alcuna necessità, già presente e ben rappresentata in Italia da altri Partiti e Movimenti. Soprattutto Noi non accettammo di rinunciare al profondo senso di giustizia e alla grande prospettiva umana e civile di vero progresso per la nostra Nazione che promana dall’articolo 1dello statuto del MSI. Tutto qui il vero senso di una scelta, tutta qui la continuità che cercavamo e difendiamo.

Non fu certo a dividerci il condiviso ripudio totale di assurdità, errori e scelte -in primis le leggi razziali- che hanno avuto tragico epilogo per tanta parte dell’umanità e per tante Nazioni. Errori terribili che hanno marchiato negativamente un ventennio della nostra storia, per altro invece fecondo di importanti progressi sociali e civili, e per questo tanto più stridenti e tanto più da rigettare quelle nefandezze che ancora oggi ne dannano la memoria.

Oggi, qui, forse, si rinnova l’orgoglio e la voglia di rivalsa e rilancio della originale proposta politica della nostra comunità, dobbiamo su queste fare leva e su queste impegnare energie ed intelligenze.

Non c’è bisogno di richiami alla fede, non c’è bisogno di rivendicazioni anacronistiche, c’è invece bisogno di dire come e dove vogliamo guidare la comunità nazionale, certo sulla base di valori ed identità che non serve platealmente ne “rinnegare né restaurare”. Quello che serve invece, con monastica pazienza e guerriera intransigenza, è perseguire un progetto di rinascita nazionale. Esibizionismi, estremismi sono lontani dal nostro sentire e sono estranei al nostro progetto, fin dalle finalità e dalle linee di vetta che ci siamo dati nella costituzione dei nostri Partiti. Erano, sono e resteranno lontane tanto più nel caso di un rilancio attraverso un unico Movimento.

Per interpretare il futuro abbiamo bisogno di meglio comprendere le dinamiche odierne che hanno coordinate e riguardano spazi, reti e sistemi assai più complessi di quelli regionali e nazionali. Questo va fatto senza timore di entrare in altrui campi, anzi proprio con la coscienza nostra di poter discutere e proporre sui problemi dell’oggi le nostre soluzioni: da quelli ambientali ed energetici a quelli finanziari non manca alla Destra Sociale competenza e slancio progettuale. Tutto possiamo affrontare purché chiari, definiti, sentiti e rispettati siano i valori, le “radici che non gelano” e danno linfa alle nostre proposte.

E non sono discutibili né opinabili. E senza infingimenti vanno difese e rivendicate.

Noi vogliamo continuare a sentire il suono delle campane delle nostre Chiese, lasciando a genti di altre fedi i loro diritti di professione, ma senza metter in dubbio che l’Italia è una Nazione – tra l’altro diffusa nei cinque continenti – a stragrande maggioranza cattolica. E questo primato tradizionale lo vogliamo difendere da amenità e soprattutto da ogni eventuale assurda pretesa.

Noi dobbiamo sostenere la giustezza del “primato nazionale”, perché questo, pur nell’auspicio di poter offrire anche a uomini e donne di altre Nazioni ogni sostegno e pari opportunità e prospettive, è dovere inalienabile di un Movimento che ha tra i suoi momenti fondanti riconosce la Patria e la Nazione italiana. Per questo vogliamo riequilibrare diritti e doveri delle comunità ospitante e di quelle ospitate. Perché oggi un’assurda visione, invero giacobina, che fa degli ospitati dei “privilegiati sociali” sul piano dell’applicazione di norme, leggi, fiscalità, diritti pensionistici, sanitari e assistenziali in genere, è matrigna con gli Italiani. Non è giusto accordare a chi italiano non è più di quello che è accordato a chi italiano lo è per ius sanguinis e, scusate se lo sottolineo, per atavici e costanti contributi d’opere, ingegno e tasse alla costruzione della nostra Italia. Anche per questo ho proposto e rilancio la necessità di rivedere il sistema delle quote annuali per Paese d’origine, il regime delle rimesse degli immigrati, il sistema di godimento dei diritti pensionistici, dei benefici dell’eventuale ricongiungimento familiare e così via. Anche per questo ho proposto e rilancio la necessità di riconoscere, proprio nell’ambito di un quoziente familiare cui spesso fanno riferimento anche altre forze politiche, alla famiglia italiana gli oneri di cui spesso si fa carico per l’assistenza agli anziani, ai disabili, all’infanzia, pareggiando le matrigne disponibilità dell’attuale stato sociale.

Nazionalità italiana che vogliamo difendere e perpetuare, nella convinzione che sia stata e debba tornare ad essere perno della più ampia civiltà romana e cristiana dell’Europa, del “vecchio continente” faro di civiltà che ha illuminato e diffuso per secoli con generosità, uomini e i loro sogni, la loro cultura, la loro scienza. Noi vogliamo anche difendere un altro primato, un po’ démodé, per alcuni: Il primato sociale e civile della famiglia naturale e tradizionale, dell’unione feconda di generi che Dio, o se volete la natura, ha fatto complementari e sintesi sublima.

Posti questi paletti, Noi riteniamo che l’Italia abbia necessità di uno Stato e di un governo, a tutti i livelli della sua organizzazione territoriale, che sappia in virtù dei richiamati valori, ridare prospettive e prosperità alla nostra Italia. Proponiamo per questo una nuova carta costituzionale, unico strumento per ridisegnare le competenze e razionalizzare i rapporti tra le istituzioni. Una nuova costituzione che un’assemblea costituente eletta con proporzionale puro senza sbarramenti, rediga e approvi in sei mesi di tempo massimo.

Non basta eliminare province e accorpare comuni. Si deve ridiscutere, se non eliminare, gran parte delle competenze delle Regioni! L’Italia ha bisogno di una “controriforma” delle nostre università e di una coordinata riorganizzazione dell’insegnamento pubblico. L’Italia ha stringente necessità di una riforma del sistema giustizia e del riordino e snellimento dei codici. Si devono sì rivedere le pensioni, ma non solo in termini d’età, ma anche di ragionevole dignitosa esistenza nel terzo millennio. Si deve fare della Banca d’Italia uno strumento dello Stato e con alle banche si devono imporre limiti inferiori all’attuale tasso di usura, ricordando a grande impresa, assicurazioni e banche appunto, che è lo Stato garante ma anche arbitro della liceità dei loro profitti. Si deve chiaramente rivedere il regime di privilegio diffuso degli eletti e i costi della politica che non sono solo quelli emblematici dei numeri e degli stipendi, ma sono soprattutto collaterali e assai più gravosi e ingiustificabili.

Noi dobbiamo perseverare nel rivendicare la sovranità monetaria, e riguadagnare indipendenza rispetto alla BCE e alla moneta unica. Noi dobbiamo respingere il trattato di Lisbona e rivendicare con orgoglio che quella proposta delineata da burocrati e politici all’uopo incaricati (ricordate i nomi dei rappresentanti italiani, vi meraviglia che tra essi vi fosse l’attuale Presidente della Camera?), è senz’anima e senza patria. Proposta che non aveva valore già nel suo momento fondante: una carta scritta senza l’elezione di alcuna assemblea costituente, senza nessuna partecipazione popolare, e che l’Italia ha supinamente accettato.

Noi abbiamo necessità, come Italiani, di rappresentare la gente perbene, noi abbiamo la forza di proporci come rappresentanti per bene delle gente perbene, è questa la prima necessità d’Italia. Noi abbiamo la dignità, l’orgoglio di mostrare in faccia al mondo l’onestà della nostra coerenza, noi dobbiamo costruire un Partito, più grande di quello che fin qui, da separati siamo riusciti ad organizzare, un Partito di militanti inappuntabili sul piano della moralità, lontani dal sospetto di ogni interesse privato nello svolgimento dell’azione politica, assolutamente antitetici ai tanti che predicano bene e razzolano altrettanto male. Si sta per chiudere un ciclo, c’è una vastissima pianura nella quale lanciare a briglia sciolta le nostre intelligenze. C’è una rinnovata proposta da costruire e non solo un’eredità da tramandare. C’è una speranza da dare ai nostri figli. Ci sono ancora una dignità e delle identità da rispettare. C’è ancora una “parva favilla” da far brillare. In pochi o in molti, continueremo con essa e per essa a scaldare i cuori a nutrire i sogni, ad illuminare i tramonti. Viva l’Italia!

Luca Romagnoli

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Fra i presenti al congresso de La Destra, anche Luca Romagnoli, con la delegazione de La Fiamma Tricolore. Rivolgendosi a Romagnoli, Storace ha spiegato: leggi qui l’articolo completo.

AGI – Fra i presenti al congresso de La Destra, anche Luca Romagnoli, con la delegazione de La Fiamma Tricolore. Rivolgendosi a Romagnoli, Storace ha spiegato: leggi qui la news.