VENEZIA – Bartolomeo Asara, Maresciallo di Iª classe della Regia Marina

Due lettori di Venezia del nostro organo di stampa via internet “vocenazionale” ci hanno fatto pervenire un racconto che dimostra che l’inchiostro intriso di odio e calunnia sputato dalle penne comuniste e da quelle penne impugnate dall’intellettualoidismo compiacente al sistema partitocratico che specie a Venezia ha trovato molta corda, possono ancora fare danni.
La causa della segnalazione è un estratto dal seguente libro, un libro recente poiché scritto nel 2003: “Uscire dall’isola – Venezia, risparmio privato e pubblica utilità 1822-2002” – Editore Laterza di Giannantonio Paladini – Storico della resistenza (Venezia 1937-2004) – Estratto da pagina 162: ”I fascisti veneziani, tra i quali spiccavano individui come Waifro Zani ed Ernani Cafiero, per vendicare l’uccisione di Bartolomeo Asara (capo dell’ufficio politico fascista di Venezia, predatore di uomini e procacciatore di reclute per Salò), “giustiziato” il 6 luglio in pieno giorno a Cannaregio, tra il Cinema Italia e il Ponte delle Guglie, nella notte dell’8 luglio 1944…”.
I lettori in questione sono il figlio e il nipote di tale Maresciallo di Iª classe della Regia Marina, Bartolomeo Asara, originario dell’isola di La Maddalena in Sardegna ma Veneziano d’adozione, il quale entrò nella Regia Marina nel 1919. Il Maresciallo Asara servì la Patria in armi combattendo tutte le più famose battaglie navali del Mediterraneo durante l’ultimo conflitto. Sbarcato a Venezia per appendicite, venne assassinato il 7 luglio 1944 di fronte al Cinema Italia, in Strada Nuova al sestriere Cannaregio, da un gruppo di partigiani che gli tesero un’imboscata.
Nonostante le ferite si trascina fino a casa dalla moglie e dai 2 figli piccoli, morirà all’ospedale San Giovanni e Paolo di Venezia pochi giorni dopo. Dalla loro brevissima biografia qui si desume il totale stravolgimento dei fatti, specie per quanto riguarda le modalità della morte che in più è anche errata la data, ciò in nome del perenne revisionismo storico che non si fa scrupolo nemmeno a insabbiare fatti che di fronte all’enorme segmento storico possono sembrare relativi, ma che per intere famiglie di Italiani rappresentano ancora oggi fonte di eterno dolore e turbamento per la gratuita infamia.
Pertanto è legittimo lo sdegno del padre e del nipote, quest’ultimo addirittura ci comunica che, in un altro testo da lui ricercato, Bartolomeo Asara viene definito “Il Boia di Cannaregio”. Al giorno d’oggi dove di processi e contro-processi ai fatti storici vari i media sono saturi, non è stata ancora trattata pienamente la questione del calunniato comunista costante durante il periodo bellico e post-bellico esercitato da coloro che in sella al simbolico carro dei vincitori hanno avuto (e hanno tuttora) in seguito ai servigi resi da quegli attori storici il controllo pressoché totale della cultura e dell’uso e consumo a piacimento dei posteri. Tutto ciò inficiato naturalmente dal mito della liberazione Partigiana coraggiosa che mai e poi mai avrebbe sparato alle spalle al nemico e dalla costituzione di suggestione Sovietica.
Il Paladini, poiché defunto, non possiamo portarlo a confronto su ciò scritto riguardo al Maresciallo Asara e molto volentieri gli chiederemmo se si è trattato di voluta manipolazione o di errata interpretazione delle fonti; tuttavia con una dovuta investigazione storiografica possiamo certamente aiutare la famiglia Asara a trovare se altre galanterie storiche sono state tramandate dagli storici mitizzatori delle imboscate partigiane a Venezia e nell’Italia tutta sui conti dell’assassinato Maresciallo.

(Roberto Quintavalle)