VERONA – FINI E GLI “STRONZI”

Salve, sono un “stronzo”, o almeno, ho scoperto di essere tale da quando la terza carica dello Stato, l’arrampicatore sociale per eccellenza, Gianfranco Fini, ha deciso per un giorno di fare il borgataro, mettersi un paio di jeans e dire parolacce. A ben vedere non sono l’unico, di stronzo, più o meno tutti lo sono nel partito in cui milito, la Fiamma Tricolore erede di quel Movimento Sociale Italiano di cui molti, soprattutto a destra, vorrebbero spegnere la fiamma, oppure rivalutarla a proprio uso e consumo dopo che non sono riusciti a farla morire (o relegarla in qualche armadio delle proprie miserie umane e delle proprie vergogne), il che è anche peggio. Dicevamo “stronzi”. Giusto. Le parole di Fini, il politico buono per rassicurare le paure e le fobie borghesi ed inorgoglire i conservatori doc e ogni colonnello in pensione che si rispetti, hanno turbato la “destra”. Chi si interroga, chi si è offeso. Io, sinceramente, mi sento abbastanza sereno, come credo i miei camerati, non essendo ancora rimasto folgorato sulla via della teologia anti-nazionale, anzi mi tengo la dotta dizione finiana “stronzo” e me ne frego. È la mia spiccata sensibilità da “male assoluto” che me lo impone, quasi antropologicamente. Mi preoccupano invece i troppi miei connazionali che hanno ormai smarrita la capacità di guardare il potere negli occhi e non riescono manco più a riconoscerlo. E per loro è bell’apparecchiato il teatrino degli schematismi: immigrati tutti demoni o immigrati tutti angeli. Non se ne esce. La realtà è un’altra: non si può affrontare il problema dell’immigrazione a suon di stronzate. L’appartenenza non è una patente a punti; l’ottenimento della nazionalità non può considerarsi alla stregua della sottoscrizione di un abbonamento al cinema. Solo lo spirito mercantile imperante può concepirlo in tal guisa: ci sono da fare un sacco di affari, bisogna fare in fretta! L’immigrazione è una mannaia che quando si abbatte sui popoli crea disastri sia dalla parte di chi emigra sia da quella di chi accoglie. Impoverisce tutti…a parte chi maneggia la mannaia. E allora si tratta di capire ed individuare di chi è la mano che regge la mannaia. Ed è un bel comitato d’affari, che arruola esponenti politici, economici, confessionali e tecnocrati: si chiama mondialismo! Mondialismo che è il rovesciamento del concetto di Impero, che è anti-Tradizione e di cui la globalizzazione rappresenta solo l’aspetto economico-sociale-finanziario, perché il fine è il mercante che vuole divenire nuovo “imperatore”! La Fiamma lo denuncia da sempre, ma è battaglia che porta pochi voti…meglio urlarsi addosso quattro slogan, sapete, nel piatto dell’immigrazione ci mangiano in tanti… Noi però siamo sempre irremovibilmente per la Comunità Organica di Destino, per il Popolo e per la Nazione, per l’identità e per la diversità, contro l’internazionalismo e l’omologazione, contro l’intolleranza egualitarista che porta ingiustizia, contro l’usura e l’alta finanza apatride. Ah, dimenticavo…una soluzione? Tagliare il business sull’immigrazione. Dirottiamo l’otto per mille della chiesa cattolica (che va in gran parte alla Caritas) e il 5 per mille delle organizzazioni che si occupano d’accoglienza (tutto l’indotto che vive del disagio dell’immigrazione) verso progetti governativi bilaterali di cooperazione, studio e sviluppo coi Paesi di provenienza, per creare prospettive di crescita nel luogo d’origine e/o vincolando parte dei contributi di chi lavora in Italia alla realizzazione di investimenti inalienabili in patria. Un tentativo, così, per provare…

(Luca Zampini – Segretario Federale MS-Fiamma Tricolore)