VERONA – REFERENDUM: ASTENSIONE

Domenica 21 e lunedì 22 giugno si svolgeranno le operazioni di voto per tre referendum popolari abrogativi (oltre al turno di ballottaggio per le elezioni amministrative). Come sempre, in questi casi, tutto si gioca non sull’esito della votazione, ma sul raggiungimento del quorum.A tal riguardo, quindi, la Federazione provinciale di Verona della Fiamma Tricolore, invita i propri iscritti ed elettori a boicottare, attraverso l’astensione, i referendum sulla riforma elettorale. Per chi dovesse recarsi alle urne per il secondo turno delle amministrative, l’indicazione è di rifiutare la scheda referendaria e di assicurarsi di non essere computati tra gli elettori. Le ragioni di tale presa di posizione sono presto dette. Per quanto riguarda i referendum 1 (scheda viola) e 2 (scheda beige scuro), la vittoria del SÌ comporterebbe l’assegnazione del premio di maggioranza non più alla coalizione di liste, ma alla singola lista che ottiene il maggior numero di voti validi nelle circoscrizioni del territorio nazionale (Camera dei Deputati) e alle liste singole che ottengono il maggior numero di voti validi in ciascuna regione (Senato della Repubblica), col rischio di concedere ad un solo partito eccessivo potere: con i residui culturali stalinisti ancora ampiamente e trasversalmente presenti in più d’un contenitore politico (non solo in quelli minoritari) la possibilità di instaurare una vera e propria dittatura e cancellare dai luoghi della politica, dell’amministrazione e dell’informazione chi non è allineato è un pericolo reale. In generale i quesiti referendari – in caso di vittoria del SÌ – puntano nella direzione della rottura di ogni dinamica minoritaria sia al di fuori che all’interno degli schieramenti a favore di un ritorno a un bipartitismo mai veramente metabolizzato dagli italiani. Da ultimo, ma non ultimo, vi è da considerare il fattore delle polemiche e dei dissapori sulla contesa referendaria, che vedono delinearsi (agli occhi dei meno sprovveduti) una lotta del partito trasversale dei grandi congiurati contro la Nazione che vorrebbe creare le condizioni per un governo di “unità nazionale” (richiesto nemmeno tanto velatamente dalla City e da Bankitalia/Draghi) contro l’attuale premier Silvio Berlusconi e il partito (anch’esso trasversale) di chi si batte contro le lobbies, i poteri forti, le nomenklature sindacali, i soviet in Magistratura e le cerchie esclusive del mondo bancario. Non a caso nel primo partito troviamo in bell’evidenza Gianfranco Fini, che spinge per il referendum. La scelta per gli Uomini della Fiamma Tricolore e per chi vuole restare Italiano, non può essere che una: assumere la posizione opposta a quella dei vassalli/lacchè di Draghi e della City.